L’archivio Segovia e il contributo di Luigi Attademo

[wide]

foto di Franco Gazzola

[/wide]

A colloquio con Luigi Attademo

La pratica della chitarra e l’approccio musicologico. Un bellissimo controllo del suono e la voglia di lottare per la musica nella vita di tutti i giorni. Ci siamo incontrati a Milano, per un suo concerto all’Ateneo della chitarra. Insieme a Gilardino ha contribuito alla catalogazione dell’archivio di Segovia, un lascito oggi imprescindibile della cultura chitarristica, un lavoro… capitato abbastanza casualmente: il mio ex Maestro, Angelo Gilardino, è stato nominato direttore artistico della nascente fondazione “Segovia”  di Linares, dove la vedova di Segovia aveva depositato tutto questo materiale che Segovia aveva accumulato nel tempo.

In realtà è chiamato “archivio” ma era un’accozzaglia di casse con materiali molto disparati. E quindi su invto di Gilardino sono andato con lui ad aprire quelle casse. L’anno successivo sono andato a Linares per conto mio,  d’accordo con la vedova di Segovia e con il figlio, che è una figura molto interessante. Segovia lo ha avuto in tarda età, a 77 anni, adesso ha sui quarant’anni. Ed è un filosofo, si occupa di neoplatonismo nella tradizione ebraico islamica. Io ho fatto una catalogazione solamente dei manoscritti, rispetto a questo materiale che è immenso. Manoscritti di autori che hanno scritto per Segovia. Ma anche manoscritti di Segovia, composizioni, appunti. Per esempio si è ritrovata nei manoscritti della fondazione una sonatina di Cyril Scott, compositore inglese che negli anni Venti/Trenta era considerato uno dei più importanti, lo avevano soprannominato il Debussy inglese.

Debussy stesso lo aveva diciamo “raccomandato” a Schott per le pubblicazioni delle sue opere. Segovia si fregiava di questa sonatina, che per qualche ragione aveva perso, confidandolo anche a Julian Bream. Sta di fatto che si trovava nell’archivio. Probabilmente gli fu riconsegnata dopo la sua fuga da Barcellona, quando rientrò in Spagna. Si tratta di un’opera importante: è un linguaggio molto più avanzato, per fare un esempio, di quella di Catelnuovo-Tedesco, di Turina, che sono compositori tutto sommato legati al decadentismo ecc..In Scott c’è una linea che arriva direttamente da Debussy che però va insieme al wagnerismo. Un compositore quindi interessante che però era scomparso dalla circolazione. Il repertorio chitarristico grazie a questo archivio si è ampliato di molto, sia in quantità che in qualità.

Repertorio che purtroppo il pubblico generico della musica classica non conosce. Perchè a tuo avviso gli spazi per la chitarra (ma penso anche all’accordeon) sono così trascurati dalle grandi stagioni concertistiche?
La chitarra ha uno storia precisa, nel senso che negli anni Venti, in Italia in particolare, strumenti come la chitarra (volutamente, era una scelta politica) erano confinati al dilettantismo, al dopolavoro. Questo nel fascismo. Quello che ha cercato di fare Segovia è stato tirar fuori dal contesto popolare la chitarra. Infatti la sua ideologia è stata quella di dire no al flamenco, no alla musica “popolare” e chiedere per la prima volta ad un compositore che non è chitarrista di scrivere per la chitarra. Prima non accadeva così. Compositori come Barrios scrivevano da soli il proprio repertorio. Però devi pensare che Casella, nel Trattato di orchestrazione, quando dedica quelle dodici o tredici righe alla chitarra, dice, “addirittura Segovia è riuscito su questo strumento a suonare la Ciaccona di Bach, quindi pensate quali potenzialità potrebbe offrire questo strumento”! La reazione, all’epoca, era quindi quasi di incredulità nell’ascoltare uno che suonava Bach sulla chitarra. Quindi è un po’ difficile, per quel tempo, rinfacciare a Segovia di non aver chiesto a Stravinskij di scrivere per chitarra, o di non aver avuto relazioni con Ravel o altri compositori minori.

Oltre a Bach nel tuo repertorio c’è Scarlatti. Come si presenta, da un punto di vista tecnico, la trasposizione della sua musica? Difficile ed efficace come su una tastiera?
Forse è ancor più difficile. Però io ho avuto la fortuna di lavorare con Emilia Fadini, che è stata una figura centrale per la musica antica. Già Kirkpatrick aveva avuto questa intuizione sulla chitarra vista come strumento di suggestioni che Scarlatti aveva nella sua scrittura. Emilia Fadini ha scritto un articolo nel quale dimostra che in alcune sonate le relazioni del materiale musicale (scale modali ecc..) tutt’ora si trovano nella teoria del flamenco, che Scarlatti conosceva perchè frequentava le bettole, andava a giocare, gli piaceva il tugurio. Ha assorbito tutto quel contesto di materiale popolare nel quale la chitarra era molto presente unendolo al suo modo chiaroscurale di scrivere.

Che epoca musicale stiamo vivendo? La cultura e la musica sembrano sempre più marginali per i parlamentari di maggioranza.
Ci sono almeno due cose. La prima è che loro non sanno che Allevi è diverso da Pollini. La seconda cosa è che non glie ne frega niente. Questo è lo stato delle cose. Non basta più tracciare una differenza, bisogna propio dirlo. Bisogna anche ricostruire da capo un rapporto con le persone perchè la musica è uscita dalla vita dalle loro vite.

Come si è potuti arrivare a questo stato di cose?
E’ stato un processo molto complesso e lungo, e difficile. Prendiamo per esempio il fenomeno Allevi, che è stato un po’ il catalizzatore di molte cose. Ughi ha rilasciato quell’intervista alla “Stampa”, secondo me giusta, per dire che stiamo parlando di un cane e lo stiamo trasformando in una figura di riferimento musicale. Effettivamente Allevi è andato a prendere un vuoto, ha coperto un vuoto di cultura e anche un bisogno. E’ stato un po’ quello che è successo nella politica. Allora la musica d’avanguardia ha fatto questa strada, così a muso duro, di allontanamento dal pubblico e le conseguenze le abbiamo pagate, già negli anni Ottanta, con un forma di reazione anche alla scrittura dell’avanguardia, e adesso la stiamo pagando con questo impoverimento dell’offerta.

La tua prossima registrazione è dedicata all’integrale di Bach (uscirà per l’etichetta Brillant). Che esperienza è stata?
E’ stata una cosa grossa, perchè è la registrazione “della vita” fare tutto Bach. Viene anche dopo il lavoro fatto con Emilia Fadini, che è stato un lavoro importante, sulla musica barocca, sugli archi, ed è stato un lavoro anche sugli autori precedenti a Bach, Frescobaldi e tanti altri. Come interprete moderno cerco la fusione di orizzonti, utilizzando gli strumenti della filologia come mezzi per avvicinarmi il più possibile al pensiero dell’autore, per poi concretizzare sullo strumento moderno. Il fatto, come dice Emilia Fadini, non è suonare al cembalo che rende verità all’opera di Bach, ma è come lo suoni. E a questo punto lo puoi suonare anche sulla chitarra.

[aside]

Luigi Attademo è considerato come uno dei più originali chitarristi della sua generazione. Inizia la sua parabola artistica laurendosi terzo al “Concours International d’Exécution Musicale” di Ginevra del 1995. Nato nella scuola del chitarrista-compositore Angelo Gilardino, conta tra i suoi maestri Giovanni Guanti, Julius Kalmar, Alessandro Solbiati, Emilia Fadini.

Laureato in Filosofia con una tesi sull’interpretazione musicale, ha pubblicato diversi articoli di stampo musicologico ed estetico, collaborando con riviste specializzate e presentando il suo lavoro a Radio3 e Radio Toscana Classica. Ha registrato sette CD, tra cui monografie dedicate alle Sonate di Domenico Scarlatti, a J. S. Bach, alle opere inedite ritrovate nell’Archivio Segovia e ai Quintetti di Luigi Boccherini. La rivista Guitar Review di New York gli ha dedicato alla fine del 2007 un’intervista ripubblicando alcune sue registrazioni. Come musicologo, nell’ottobre del 2002 ha curato la catalogazione dei manoscritti segoviani, rinvenendo opere sconosciute di autori come Tansman, Pahissa, Cassadò e pubblicando il catalogo nella rivista spagnola “La Roseta” (2008).Dedica la gran parte della sua attività alla musica da camera e a progetti monografici, tra cui la recente registrazione integrale delle Suites per liuto di Bach (in uscita nel 2011) e un progetto su Paganini e la musica contemporanea. Nell’anno 2010 ha tenuto seminari e concerti alla Royal Academy of Music (Londra) e alla Melbourne University sul repertorio di A. Segovia.

[/aside]

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'autore: Simeone Pozzini

È pianista e critico musicale. È stato tra i fondatori e successivamente direttore artistico del Festival ContemporaneaMente di Lodi. Ha registrato per Stradivarius. Ha fondato e dirige Il Corriere Musicale. È stato tra i collaboratori del canale televisivo Classica in onda su Sky.

Perché non dire la tua? Leggi e accetta la Policy sui commenti