Compases para preguntas ensimismadas

(il video si può vedere unicamente nella pagina di You Tube, doppio clic sil video…)

“Chi può dire dov’é la prima linea?”

Era il 1958, e con questa domanda Hans Werner Henze  mosse le sue critiche ai “Corsi estivi per la nuova musica internazionale” di Darmstadt, l’occasione di confronto più importante per i giovani compositori del secondo dopoguerra. Alla base di quelle critiche l’impossibilità di riconoscersi in una tendenza di scrittura collettiva e in un’etica di gruppo. Quale doveva essere la strada per una “nuova musica”? Indagare le ragioni più profonde della scrittura ribellandosi agli schemi della nuovi linguaggi. Anche il filosofo Adorno, proprio in quegli anni, si chiedeva se la nuova musica fosse in realtà già morta.

Un percorso, quello di Henze, quindi lontano da dogmatismi espressivi,  in cui  trovano spazio vari stili:  dal  neoclassicismo al post-serialismo, fino al jazz.

Non é difficile capire perché in questo nomadismo musicale egli abbia intitolato la propria autobiografia  “Canti di Viaggio” (ed.Il Saggiatore) , perché scrivere musica è “narrare una vecchia storia che non vuole essere dimenticata”, dice Henze. “Compases para preguntas ensimismadas” é un concerto per viola e 22 strumenti,  scritto tra i 1969 e il 70 su richiesta del mecenate Paul Sacher, che in passato aveva commissionato opere anche a Bartok e Stravinsky. Il titolo della composizione, “Misure per questioni interiori”, è tratto da un verso del poeta cileno Gastòn Salvatore, che aveva conosciuto a Berlino presso la lega tedesca degli studenti socialisti. Un incontro singolare, se pensiamo che oggi sia Henze che Salvatore vivono in Italia. Cogliere il senso di questa composizione non é poi così difficile se a guidarci sono i suoni, le immagini e i gesti di Henze e del violinista Hirofumi Fukai nei vari momenti di questa video, come ad esempio un segmento costituito da pizzicati e picchettati degli archi, con un effetto di sorprendente impalpabilità, ed un altro frammento nel quale il compositore alza le mani, senza chiedere il crescendo all’orchestra, ma come invocandolo. Il nucleo dell’opera consiste in una lunga e continua linea musicale, quasi una cantilena che traccia un barlume d’ordine in queste organizzate macchie di suono, macchie solitare e diradate, come il “viaggio” di Henze.

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'autore: Simeone Pozzini

È pianista e critico musicale. È stato tra i fondatori e successivamente direttore artistico del Festival ContemporaneaMente di Lodi. Ha registrato per Stradivarius. Ha fondato e dirige Il Corriere Musicale. È stato tra i collaboratori del canale televisivo Classica in onda su Sky.

Perché non dire la tua? Leggi e accetta la Policy sui commenti