L’Italiana in Algeri diretta da Carlo Maria Giulini, 1953

[wide][/wide]


È uscita per la collana “Teatro alla Scala Memories” di Skira Classica una pubblicazione dedicata all’Italiana in Algeri del 1953: uno spettacolo memorabile con la direzione di Carlo Maria Giulini, grande protagonista Giulietta Simionato


di Patrizia Luppi


Copertina del cd

Fu di importanza storica L’Italiana in Algeri andata in scena alla Scala nel 1953. Erano passati vent’anni esatti dall’ultima edizione dell’opera rossiniana e finalmente si era trovata una nuova grande protagonista per il ruolo di Isabella: Giulietta Simionato, all’epoca 43 anni e una consistente militanza scaligera già alle spalle. Con lei alcune delle voci migliori dell’epoca, come Mario Petri, Cesare Valletti e Sesto Bruscantini; sul podio, Carlo Maria Giulini non ancora quarantenne. La regia era affidata a Corrado Pavolini, al quale fu affiancato un giovane scenografo e costumista che poi, a causa di un’indisposizione di Pavolini stesso, l’avrebbe rimpiazzato nel corso dello spettacolo: si trattava di Franco Zeffirelli, trent’anni appena e una potenza creativa, un senso innato del teatro che di lì a poco l’avrebbero fatto decollare nella sfolgorante carriera che ben conosciamo.


Diverse immagini di bozzetti e figurini di Zeffirelli, fantasiosi e coloratissimi tra suggestioni turchesche e sfarzo di alta sartoria, sono contenute nella pubblicazione L’Italiana in Algeri, la più recente uscita della collana “Teatro alla Scala Memories” pubblicata da Skira Classica. Un volumetto che fa delle illustrazioni uno dei punti di forza (anche parecchie foto dei protagonisti fuori scena e dello spettacolo arricchiscono il “racconto per immagini” di quell’Italiana), con il libretto dell’opera e uno schema delle rappresentazioni tenutesi alla Scala fino alle più recenti, nel giugno e luglio di quest’anno con gli allievi dell’Accademia della Scala. Tutti da gustare i testi di accompagnamento: un breve saggio tratto dal programma di sala originale del 1953, firmato da un sottile e amabile esperto d’opera lirica come Eugenio Gara, che narra di una curiosa coincidenza, il rapimento da parte dei corsari di una signora milanese proprio nei primi anni dell’Ottocento, quando nasceva il soggetto dell’opera rossiniana (prima rappresentazione a Venezia, Teatro San Benedetto, 22 maggio 1813). Lo scritto di Angelo Foletto ristabilisce invece la distanza storica, riconsiderando le circostanze e presentando i protagonisti dello spettacolo scaligero. Tutti i testi sono presenti anche nella traduzione inglese.

Ultimi ma non ultimi, i due compact disc che completano il volumetto: fortuna vuole che, l’anno successivo alle fortunate rappresentazioni milanesi, la casa discografica Emi decidesse di incidere l’Italiana con lo stesso cast, fatte salve alcune sostituzioni necessarie. E se non possiamo che dolerci dell’assenza in disco di Sesto Bruscantini, che fu un Taddeo di primissimo ordine, ci ricompensa l’arrivo di Graziella Sciutti come incantevole Elvira. È un’edizione scintillante, piena di verve, e la direzione di Giulini (che pure, rigoroso e autocritico com’era, se ne dichiarò poco soddisfatto) imprime un brio senza cedimenti a tutta l’opera, con sorridente partecipazione ai momenti più dichiaratamente comici – ascoltare per esempio il finale dell’opera, con la buffissima burla del Pappataci – e indiscutibile sapienza nel rapporto con le voci. Giulietta Simionato è un’Isabella gran signora: la tecnica ferrea, il bel timbro brunito, il fraseggio elegante sono soltanto da lodare. Fresca e impeccabile Graziella Sciutti e notevoli anche il Mustafà di Mario Petri e soprattutto il Lindoro di Cesare Valletti (magnifica, senza mezzi termini, la sua interpretazione di «Languir per una bella»); non all’altezza di una compagnia tanto ben assortita è invece Marcello Cortis come Taddeo, con limiti vocali e interpretativi che tanto più fanno rimpiangere il dotatissimo Bruscantini.
L’opera è incisa con numerosi tagli (per dirne uno tra i più vistosi, l’aria di Haly «Le femmine d’Italia»): non dobbiamo dimenticare che sessant’anni fa l’atteggiamento nei confronti dei recuperi filologici, delle edizioni critiche e delle esecuzioni integrali era molto più disinvolto che ai giorni nostri. Nonostante questo un’Italiana così non teme confronti e, al di là della prospettiva storica, resta un momento di grande musica e divertimento che consigliamo di non lasciarsi sfuggire.

Patrizia Luppi


© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'autore: Patrizia Luppi

Giornalista professionista, fa parte dell’Associazione nazionale dei critici musicali. È stata a lungo redattrice di due riviste specializzate, prima Musica Viva e poi Amadeus; nel frattempo ha svolto numerose altre attività, in particolare collaborando con quotidiani (è stata fra l’altro il critico musicale del dorso milanese de La Stampa), con testate settimanali e mensili, con Rai RadioTre e con RaiSat Show. Per un decennio direttore responsabile di Esz News, quadrimestrale delle Edizioni Suvini Zerboni, conserva tuttora uno speciale interesse per la musica contemporanea; attraverso gli studi giovanili di canto, con maestre come Rosetta Noli e Carla Castellani, e quelli di recitazione svolti in età più matura, ha coltivato l’amore per l’opera lirica e per la musica vocale da camera. È vicedirettore del Corriere Musicale

Perché non dire la tua? Leggi e accetta la Policy sui commenti