Ad Elvio Cipollone il “Premio Evangelisti”

Il compositore Elvio Cipollone

Organizzato come ogni anno dall’Associazione romana “Nuova Consonanza” e inserito quest’anno nell’EMUfest che si è tenuto al Conservatorio di Musica Santa Cecilia di Roma, il Concorso Internazionale di Composizione Franco Evangelisti, giunto alla sua XIV edizione e dedicato quest’anno alla musica per sax ed elettronica, è stato vinto da Elvio Cipollone con il brano Concerto (2007) eseguito durante la serata conclusiva del Concorso, lo scorso 14 ottobre, da Enzo Filippetti (sassofono soprano) e Gustavo Delgado (regia del suono). Il premio è stato assegnato dalla giuria composta da Alessandro Cipriani (Presidente), Patrizio Esposito, Marc Sabat, Sven-Ingo Kock e Lidia Zielinska, con la collaborazione di Edizioni Suvini Zerboni e Rai-Radio 3.

Elvio Cipollone, nato a Verona nel 1971, ha studiato composizione con Salvatore Sciarrino e Philippe Leroux. Finalista dei concorsi di composizione Gaudeamus (Amsterdam), Auros (Boston) e OFF (Parigi), è stato selezionato per la sessione di composizione “Voix Nouvelles” (Abbazia di Royaumont) e per quella del Domaine Forget (Quebec), dove ha ottenuto una commissione per il miglior pezzo presentato. È stato inoltre scelto per partecipare allo Stage d’Été e successivamente al Cursus dell’IRCAM. La sua musica è stata eseguita da interpreti di fama internazionale come Ananda Sukarlan, Mario Caroli, Christophe Desjardins, Alain Billard e Pascal Bonnet, e da ensemble come Squillante, Cairn, l’Instant Donné e Nouvel Ensemble Moderne. Oltre ai diplomi musicali, ha conseguito una laurea in filosofia all’Università di Bologna, e una laurea seguita da un dottorato in musicologia all’Università di Strasburgo. È stato attivo come clarinettista e direttore d’orchestra, e ha insegnato composizione e informatica musicale all’Università di Strasburgo, all’Accademia di Belle Arti di Le Mans e all’IRCAM.

Vive e lavora a Strasburgo da più di quindici anni.

Scritto all’IRCAM nel 2006, Concerto si articola in tre movimenti che si susseguono senza soluzione di continuità. L’ambivalenza dello strumento solista – il cui suono richiama ora l’ancia semplice, ora l’ancia doppia – sembra riflettere il carattere ibrido dell’intero pezzo: onomatopee che evocano la natura si alternano a “bips” folkloristici di vecchi computer, ed elaborati suoni di sintesi convivono con i richiami elettronici più familiari. In una poetica che mira a sfumare la frontiera fra natura e cultura, e fra uomo e macchina, Concerto cerca di trasfigurare i suoni di tutti i giorni fino a restituire loro la loro aura originale.


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