Cadenza pericolosa

[wide][/wide]

Nuovi dettagli sulla rottura del rapporto artistico tra Claudio Abbado e Hélène Grimaud. Motivo, o pretesto: una scelta musicale non condivisa


di Vittorio De Iuliis


Una delle notizie più discusse della scorsa estate, la rottura artistica tra Claudio Abbado e Hélène Grimaud, è finita addirittura sul New York Times di ieri, arricchita di nuovi dettagli. Riassumendo brevemente: la Grimaud avrebbe dovuto suonare il Primo concerto di Brahms a Lucerna, ad agosto, ma a causa di “divergenze artistiche” è stata sostituita da Radu Lupu. Dal giorno della notizia della sostituzione, il 14 luglio, sono pian piano emersi nuovi particolari ed è apparso chiaro che la rottura fosse definitiva, fatto confermato dalla sostituzione della Grimaud con la pianista giapponese Mitsuko Uchida per il Concerto di Schumann eseguito il 10 ottobre a Londra. A fornire qualche dettaglio aggiuntivo a questa misteriosa vicenda, ecco dunque l’articolo del New York Times di ieri, nel quale si racconta che il motivo scatenante della rottura artistica risiederebbe in una divergenza musicale ben precisa: la scelta di una cadenza.

foto di Priska Ketterer

foto di Priska Ketterer

Abbado e la Grimaud avevano in programma di registrare per la Deutsche Grammophon due concerti per pianoforte e orchestra di Mozart, il n.19 in fa maggiore (K 459) e il n.23 in la maggiore (K 488), per i quali abbiamo la fortuna di possedere le cadenze originali del compositore. Per il primo movimento del concerto in la maggiore, comunque, la Grimaud avrebbe preferito suonare la cadenza composta da Ferruccio Busoni e già entrata nel repertorio di alcuni noti pianisti, tra i quali il grande Vladimir Horowitz, che la suonò nella nota incisione del 1986 con Carlo Maria Giulini alla guida dell’Orchestra del Teatro alla Scala. Per Horowitz la cadenza di Mozart era “sciocca”, “fragile”, mentre per la Grimaud non sarebbe tra le più ispirate scritte dall’autore, al contrario della “ispirata e immaginativa” cadenza di Busoni, della quale si è detta innamorata da quando, ancora ragazzina, ascoltò il disco registrato da Horowitz e Giulini per la Deutsche Grammophon.

Abbado, dal canto suo, avrebbe rivelato di preferire la cadenza originale, forse per quella coerenza e fedeltà assoluta al testo che ha dimostrato nel corso della sua carriera, ma tuttavia ha lasciato suonare alla Grimaud la cadenza di Busoni, chiedendole però di registrare anche quella di Mozart. La Grimaud, pur percependo una violazione del sacro diritto di scelta del solista, avrebbe acconsentito, studiando per qualche ora la cadenza mozartiana e, successivamente, suonandola a microfoni accesi. Alla fine della seduta di registrazione i due artisti si sarebbero salutati dandosi appuntamento a Lucerna, per i tre concerti in programma ad agosto. A luglio, tuttavia, Abbado avrebbe iniziato a chiedere con insistenza che nella versione definitiva dell’incisione dei concerti fosse inclusa la cadenza originale di Mozart, piuttosto che quella di Busoni. La Grimaud avrebbe dunque chiesto alla Deutsche Grammophon, nella persona del vice-presidente Ute Fesquet, di cancellare il progetto, volendo tutelare la sua libertà artistica e la scelta della cadenza, che è sempre prerogativa del solista. Il tutto a meno che, ovviamente, i patti iniziali non fossero differenti, fatto che ci è ignoto. Secondo Fesquet Abbado avrebbe commentato affermando l’impossibilità di continuare a fare musica insieme davanti all’approccio chiuso della pianista francese, che dal canto suo si è limitata ad aggiungere che «Abbado ha molto potere e probabilmente, come molti direttori, desidera controllare l’intero processo artistico».

Ad aggiungere un punto di vista non trascurabile è Michael Haefliger, direttore artistico ed esecutivo del Festival di Lucerna, presente alle sedute di registrazione bolognesi, che ha dichiarato quanto fosse «evidente che la loro relazione artistica non stesse funzionando, sembrasse finita». Nonostante gli sforzi di Haefliger, nessuno dei due artisti si sarebbe mosso di un passo, e dunque al Festival di Lucerna la Grimaud non avrebbe suonato, sostituita da Lupu, ma sarebbe comunque stata pagata, con notevole danno economico per il Festival stesso. In compenso, la Deutsche Grammophon, accantonato il progetto Grimaud-Abbado, avrebbe deciso, per iniziativa della pianista francese, di mettere in commercio una registrazione degli stessi concerti realizzata solo un mese prima delle sessioni bolognesi, con la Grimaud in veste di pianista-direttore alla guida dell’Orchestra della Radio Bavarese. Presumibilmente, con la cadenza di Busoni.

Ora, questa storia sembra un po’ strana. Non che sia impossibile il verificarsi di una rottura artistica, anzi, gli esempi non mancano. Semplicemente, sembra strano che un sodalizio più che decennale tra due artisti accomunati anche da fattori che vanno oltre la musica (entrambi hanno sofferto di un cancro allo stomaco), finisca piuttosto burrascosamente per un evento così banale, se vogliamo, che appare ben poca cosa soprattutto per un grande direttore come Abbado, artista aperto alle collaborazioni, votato al fare musica insieme nel rispetto delle altrui idee, sostenitore appassionato delle differenze culturali. Certo, a far da cornice alla disputa sulla cadenza c’è un ben più profondo intreccio tra autorità e libertà artistica dei musicisti in gioco, ma il fatto in sé sembrerebbe davvero poca cosa. È per questo che viene da chiedersi, entrando forse nella speculazione, se dietro queste dichiarazioni “di facciata” non si nasconda piuttosto una separazione artistica più profonda.

Conosciamo tutti la statura di Claudio Abbado come interprete di un vasto repertorio, nel quale Mozart e Brahms hanno ricoperto un posto centrale nel corso degli anni. La stessa cosa, probabilmente, non si può dire della Grimaud, che pur avendo fornito buone prove in passato, non convinse appieno proprio a Lucerna, interpretando il Secondo concerto di Rachmaninov con lo stesso Abbado, e difficilmente è in grado di reggere il confronto con un pianista profondissimo e straordinario come Radu Lupu, le cui letture di Brahms affascinano fin dagli anni Settanta e consentono di collocarlo tra i massimi interpreti viventi del compositore di Amburgo. Che il rapporto tra la Grimaud e Abbado sia finito per colpa della cadenza di Busoni, o invece per divergenze artistiche più profonde (e nascoste forse dal pretesto della cadenza), rimarrà forse un mistero: al pubblico resta il giallo della curiosa perdita di un sodalizio duraturo e affascinante tra due dei più importanti nomi della scena classica.

Vittorio De Iuliis

© Riproduzione riservata


© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'autore: Vittorio De Iuliis

Giovane critico musicale, affianca da sempre alla pura formazione scientifica un bruciante amore per la musica. Ne scrive, sempre dalla parte del pubblico, tentando di gettare ponti e immaginare collegamenti con gli altri campi del sapere e dell'arte.

Ci sono 9 commenti all'articolo

  1. luigi temporini

    Penso che come in tutte le cose ed in particolare nell’ espressione musicale, il desiderio di un giovane talento di modificare tecnicamente una cadenza debba essere accettato. Se non accettiamo qualche nuova sensazione dalle nuove generazioni, se dotate come Helene Grimaud, perderemo sicuramente il piacere di gustare i capolavori del passato con un soffio di modernita’.
    Nel canto Pavarotti accetto’ molti giovani proponendo con loro le pagine piu’ belle della musica italiana con un tocco di nuovo. E con gran successo .

  2. Franco

    L’articolo è ben scritto. a parte i commenti ironici di alcuni buontemponi resta da chiedersi come una persona così evoluta come Abbado non possa comportarsi come, con gran classe e senso di rispetto per il solista fece Leonard Bernstein nei confronti di Glenn Gould, su qualcosa di più complesso di una cadenza.

    L’ho seguito a Berlino, Parigi, Lucerna ed altre tappe. E’ una persona che il mondo ci invidia e se ha sempre predicato l’importanza di far musica assieme e di ascoltare vien da chiedersi come abbia deciso di fare un disco o concerti con la Grimaud, senza prima discutere delle scelte tecniche ecc.

    Se la vita insegna, questo accadeva nel 1962

    http://www.youtube.com/watch?v=4gs3TeEUy8g

  3. Antonio (Viterbo)

    Credo che quando un direttore ritenga chiuso un ciclo, alla prima occasione buona, rompe i rapporti e cerca altrove. Al di là delle convenzioni sulla libertà dei solisti prevale la personalità dei direttori: se uno diventa Abbado non è per caso…

  4. Vittorio De Iuliis

    aggiungo che oltre al New York Times si sono occupati della vicenda altri due importanti testate americane: il New Yorker, settimanale che nel numero del 7 novembre pubblicherà un lungo e interessante profilo della Grimaud nel quale si parla approfonditamente anche della questione in oggetto, e il Los Angeles Times, che si limita a ribattere gli articoli apparsi sul NYT e sul New Yorker.

    Ecco i due articoli:
    http://latimesblogs.latimes.com/culturemonster/2011/10/h%C3%A9l%C3%A8ne-grimaud-claudio-abbado-fight-goes-public.html
    http://www.newyorker.com/reporting/2011/11/07/111107fa_fact_max?currentPage=all

  5. Kyrial

    Credo che la Grimaud sia uno dei solisti più sopravvalutati degli ultimi decenni, sia sotto il profilo tecnico che interpretativo. A mio avviso, non stupisce tanto il fatto che Abbado abbia interrotto la sua collaborazione con la Grimaud, quanto il fatto che tale collaborazione sia potuta iniziare, forse per ragioni di business discografico (la bella Grimaud e la sua passione per i lupi attirano anche i profani, un mostro sacro come Abbado è una garanzia per i cultori della buona musica)

Perché non dire la tua? Leggi e accetta la Policy sui commenti