I Musici, al 60° con Vivaldi

[wide][/wide]

1951-2011. I Musici compiono sessant’anni. Per festeggiare scelgono Vivaldi, loro compositore d’elezione fin dagli esordi, che cimenta da più di mezzo secolo la passione dei musicisti (o musici, appunto) che hanno negli anni partecipato a questa lunga quanto straordinaria esperienza


di Laura Bigi


Per l’etichetta Fonè, di cui questa è la terza registrazione, incidono nove Concerti per archi e continuo (e due Sinfonie a completare: l’una dal Guistino, l’altra detta Il coro delle Muse). Lo spirito che aveva unito sessant’anni fa dodici giovani neodiplomati del conservatorio romano di Santa Cecilia si ritrova oggi intatto nella sostanza, tramandato dalle generazioni più mature di strumentisti. Per comprendere questo spirito occorre assimilare la storia del gruppo, entrare in osmosi con il suono che essi hanno creato o, meglio, ri-creato. Il suono del Settecento italiano, quello che entusiasmava tutte le platee della galante Europa.

Il loro debutto, il 30 Marzo 1952, avvenne a Santa Cecilia. Li battezzò Toscanini con sincero e commosso commento:

Ho sentito dodici ragazzi… bravi, bravissimi: no, non muore la musica!

Vero, verissimo. Perché I Musici sono il più longevo ensemble da camera in attività. Perché la storia del suono italiano continua a scriversi. Storico l’impegno per la diffusione della musica di Antonio Vivaldi, di cui, a partire dagli anni Cinquanta, proprio quando aveva inizio finalmente la Vivaldi Renaissance, sono stati i pionieri. Così questa registrazione è testimonianza della continuità di una ricerca meticolosa e vivace, e pure di un esperimento di autodisciplina.

Gli attacchi spigliati, i ritmi ben sostenuti, ma soprattutto l’espressività del canto, cioè della melodia. Il fraseggio chiaro rende luminosi gli Allegro, sempre brillanti nei colori; languidi a volte, o compostamente struggenti gli Adagio. Incarnazione di quella “armonia” e “invenzione” che il Prete Rosso indicava come qualità necessarie a restituire il “retto comporre” e insieme “l’estro dell’imprevedibile” (così Alberto Cantù nella nota introduttiva al cd). Simbolo del suono italiano, I Musici lo sono anche in virtù degli strumenti che oggi imbracciano, per lo più violini, viole e violoncelli originali del Seicento e del Settecento: ciò che completa naturalmente esecuzioni dalla tecnica indiscutibilmente scaltrita, supporto fondamentale all’esercizio appassionato verso la riappropriazione dell’autentico stile italiano.

Laura Bigi

© Riproduzione riservata


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Perché non dire la tua? Leggi e accetta la Policy sui commenti