Il mistero di Caccini

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"Concerto", Giovanni Busi detto il Cariani

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No, non si tratta di lanciare appelli tipo “lasciateci almeno babbo Natale!!!”. Ma un po’ di mistero – magari solo un velo ogni tanto – anche per sbaglio e nella musica, proprio male non fa


di Luca Pavanel


Il pericolo che si corre è ovvio, quello di essere considerati (dai positivisti soprattutto) nell’ordine: reazionari, anti-modernisti, arci-nemici del progresso, retrogradi, oscurantisti da mettere al rogo. Scherzi a parte, a volte l’impressione è che per dovere, in nome della Storia e amor di scavo si voglia portare allo zero assoluto il fattore Smc, acronimo di sogno, magia, immaginazione. Che insomma, se quella sigla non c’è che vita è?

Prediamo il caso Caccini. Sì, il giallo di quel lazial-fiorentino della fine del Cinquecento di nome Giulio. Identikit di tutto rispetto per questo personaggio che fu compositore, arpista, cantore con studi – si legge su una strana biografia – “compiuti presso l’indimenticabile Scipione delle Palle”. Dicasi, l’in-di-me-nti-ca-bi-le… Certi saggisaggisti sono fatti così: o ti stampano il sorriso sulla faccia per giorni, come nel succitato caso, oppure ti fanno piangere parecchio senza saperlo.


Caccini contro Vavilov, alla fine chi vincerà?

Come quando ti dicono che l’“Ave Maria” attribuita al musicista rinascimentale di Tivoli, in realtà è stata vergata da un russo vissuto negli anni Settanta del secolo ‘900, Vladimir Fedorovic Vavilov (maggio 1925 – 3 novembre 1973).Dunque una vicenda di falsi storici, con l’attribuzione del pezzo avvenuta subito dopo la morte del suo “vero autore”. Doccia fredda. E adesso ci sarebbe da aggiornare una caterva di titoli, libri, incisioni, dopo aver rinominato il capolavoro. Signori e signore, questa ”Ave Maria” è di un altro. A parte il fatto che in un periodo di tagli come questo non se ne può neanche discutere di gettar via, prendere e ristampare, a parte il fatto che nell’universo mondo – al di là delle scoperte postume – nessuno ha mosso un dito per depennare Caccini dallo spartito, chi glielo va a spiegare a quella schiera di interpreti, grandi e piccoli, che no, era tutto uno scherzo. Che non c’era bisogno di mettercela tutta per cantare nello “spirito cacciniano”, insufflare anima in un pezzo spirituale e restare fedeli alle volontà dell’autore… Poveri Sumi Joe, Andrea Boccelli, Inessa Galante, Olga Pyatigorskaya, l’ha cantata persino Charles Aznavour. Dall’altra parte, ad ascoltarli, c’erano e ci sono le illuse platee che si spellano le mani per celebrare la forza dell’ispirato rito, con più di un pensiero al compositore fatto rivivere dopo secoli; la sua musica, il suo mondo, il suo ruolo. Già, perché l’illustre italiano non era uno qualunque: a parte l’ilare faccenda del “delle Palle” di cui sopra, faceva parte della Camerata de’ Bardi, l’Accademia che sul finire del XVI secolo stava gettando le basi del moderno melodramma, che “egli teorizzò” ne “Le nuove musiche”. Per l’epoca un very important person, altrimenti detto Vip, con un passaggio alla Cappella Giulia di Roma tra cantori, benedizioni, incensi, preghiere e una bella storia su cui fantasticare. E quel benedetto sovietico – a dirla tutta bravissimo – che ha confuso le acque con quell’aria da “Anonimo veneziano” chez Tony Musante? È lui l’autore dell’Ave, non è lui, è un anonimo. Caccini contro Vavilov, dunque. E anche se tra i carbonari gira voce che la “verità rende liberi”, tra i due – davanti al giudice che è il cuore della gente – alla fine chi vincerà?

Luca Pavanel

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Ci sono 5 commenti all'articolo

  1. gaia ferrario

    Bellissimo articolo, spunto di riflessione. ‘Diffidate di chi viene a mettere ordine’ scrisse proprio l’ (anche) enciclopedista Denis Diderot..

  2. Silvana

    Sempre molto apprezzabili gli articoli di Luca Pavanel, a volte vere chicche da tenere fra le “note” piu’ preziose. Grazie dell’eccellenza e della sottile ironia che non guasta mai.

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