Valutare i titoli artistici, tra contraddizioni e scandali

 

Adriano Cecioni, La lezione di piano (1866/67)


Suonare due autori così diversi come Piazzolla e Bach ma nello stesso luogo, poniamo il Teatro alla Scala. La difficile valutazione del coefficiente del repertorio (ad uso dei Conservatori)


di Luigi Attademo


Un fatto mi ha recentemente dato occasione di guardare alla mia vita professionale da un’altra prospettiva: sono infatti stato incluso nella commissione per la valutazione delle domande per la graduatoria di istituto relativa al mio strumento – la chitarra. Dopo aver passato gli ultimi anni a inviare titoli ai vari conservatori nella speranza di poter ricoprire un posto vacante temporaneamente, mi trovo dunque a giudicare i titoli di colleghi, se pur per una cattedra diversa dalla mia (corsi preaccademici).

E devo dire: è proprio difficile! In coscienza – perché la premessa dovrebbe essere quella – è impossibile non restare colti da dubbi di corretta valutazione dei vari attestati, concerti, concorsi… e poi dirimere le interpretazioni del comma y dell’articolo x del bando, stabilire criteri…. Invero, se si volesse, si potrebbe tentare una difficile architettura fatta di griglie di riferimento molto particolareggiate, fondate su coefficienti di valore che dovrebbero generare valutazioni il più possibile oggettive. Ma nel dettaglio, l’utopia della ragione cede alla mutevolezza del titolo artistico, che assume forme e contenuti impensabili. Infine, dopo aver messo a dura prova la propria coscienza, resta sempre il dubbio che le persone che si presentano attraverso un certo numero di fogli stampati, fotocopiati, bollati e certificati abbiano una realtà corporea o che non si dissolvano piuttosto nell’ineffabilità dei titoli.

Detto senza retorica, resta il dubbio che ai titoli possa non corrispondere un valido professionista, o non lo stesso docente che le carte hanno promesso più o meno inequivocabilmente. Come si fa ad affidare i propri figli (gli allievi, in questo caso) a uno sconosciuto? Varrebbe la pena di parlargli almeno una volta, prima!

Tornando ai titoli, mi chiedo se possa esistere qualche caso indiscutibile. Ad esempio, se io dovessi valutare qualcuno che abbia suonato alla Scala da solista… Beh, in quel caso sarebbe indiscutibile, vero? «Ma il coefficiente del repertorio?» – dice il collega. «In che senso?» – dico io. Mi spiega che bisogna valutare anche il repertorio, perché se io vado alla Scala a suonare la musica Klezmer sarà ben diverso da un altro che suonerà il Quinto Concerto di Beethoven. Effettivamente c’è una certa differenza tra il ripetere cento volte in concerto Libertango di Piazzolla e suonare una Suite di Bach.
Recentemente mi sono imbattuto in una Graduatoria di Istituto di un Conservatorio che penso si trovi in Veneto, in una città mi pare con la C, una cosa come Castel, Castel…non ricordo. Comunque lì, un caso spassosissimo. La graduatoria di Chitarra e quella di Teoria e solfeggio sono state compilate sì, ma solo a favore dei pochissimi veggenti che sono riusciti a intuire le intenzioni del Conservatorio. Infatti, certamente per un errore – anche se c’è chi dice su questi forum malevoli che sia stato fatto ad arte per favorire alcuni fortunati – il bando di dette graduatorie non è stato pubblicato sul sito afam.miur.it, come invece avviene per tutto il resto del mondo. Appena saputa la notizia, un agguerrito gruppo di potenziali aspiranti ha sepolto il suddetto Conservatorio sotto un cumulo di ricorsi: magicamente il giorno dopo la graduatoria candidamente pubblicata – ma ancora con la dicitura di “provvisoria” – è stata occultata dall’homepage del sito internet.

Ma veniamo al merito della valutazione (si impara sempre dagli altri!). Il secondo classificato nella graduatoria – che aveva saputo del fatto in modo casuale, quindi un “intruso” – ha ricevuto un punteggio complessivo corrispondente a quasi la metà del punteggio attribuito al primo in graduatoria, e 51,75 punti in meno nella casella del punteggio relativo a titoli artistico-culturali e professionali (al massimo 85 punti). «Caspita!», mi dico. Leggo meglio, e vedo che dietro il nome di questo secondo così distanziato c’è il curriculum di un chitarrista della mia generazione che ha al suo attivo tre primi premi in concorsi internazionali di prestigio, attività concertistica in tutto il mondo con partecipazioni solistiche a Festival di rilevanza mondiale, sei CD solistici due dei quali doppi CD dedicati a integrali di importanti autori, quattro pubblicazioni. Ma se lui ha questo curriculum e ha ricevuto questo punteggio, colui che lo precede quanti titoli dovrà avere?
Avrà di certo suonato alla Scala! «Magari Piazzolla», dice malevolo il collega al mio fianco.

PS. Mentre scriviamo questo articolo il Conservatorio in questione riapre i termini del bando!


© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'autore: Luigi Attademo

Considerato come uno dei più originali chitarristi della sua generazione, Luigi Attademo inizia la sua parabola artistica laurendosi terzo al “Concours International d’Exécution Musicale” di Ginevra del 1995. Nato nella scuola del chitarrista-compositore Angelo Gilardino, conta tra i suoi maestri Giovanni Guanti, Julius Kalmar, Alessandro Solbiati, Emilia Fadini. Laureato in Filosofia con una tesi sull’interpretazione musicale, ha pubblicato diversi articoli di stampo musicologico ed estetico, collaborando con riviste specializzate e presentando il suo lavoro a Radio3 e Radio Toscana Classica. Ha registrato sette CD, tra cui monografie dedicate alle Sonate di Domenico Scarlatti, a J. S. Bach, alle opere inedite ritrovate nell’Archivio Segovia e ai Quintetti di Luigi Boccherini. La rivista Guitar Review di New York gli ha dedicato alla fine del 2007 un’intervista ripubblicando alcune sue registrazioni. Come musicologo, nell’ottobre del 2002 ha curato la catalogazione dei manoscritti segoviani, rinvenendo opere sconosciute di autori come Tansman, Pahissa, Cassadò e pubblicando il catalogo nella rivista spagnola “La Roseta” (2008).Dedica la gran parte della sua attività alla musica da camera e a progetti monografici, tra cui la recente registrazione integrale delle Suites per liuto di Bach (in uscita nel 2011) e un progetto su Paganini e la musica contemporanea. Nell’anno 2010 ha tenuto seminari e concerti alla Royal Academy of Music (Londra) e alla Melbourne University sul repertorio di A. Segovia.

Ci sono 11 commenti all'articolo

  1. Nicolino Di Pietro

    I concertisti non è detto che siano dei buoni insegnanti e viceversa. ( Ci sono molte prove viventi ). Il docente va’ giudicato prima dai titoli e POI da colloquio orale e prova di didattica. PUNTO.

  2. piermario

    Problema complesso.
    Ho avuto modo di essere sia candidato (molti anni fa9 che “giudice”. Quand’ero concorrente era prassi comune vedersi drasticamente “svalutati” i titoli rispetto a colleghi “locali” (tipo avere 5 punti in più nella graduatoria nazionale e 12 in meno in quella del “pareggiato”). Comprensibile, ma non giustificabile il favorire persone “conosciute”: non con le regole vigenti, almeno!
    Come “giudice” ho visto di tutto: alcuni curriculum scritti con sintassi agghiaccianti; altri palesemente falsi, altri ancora di polistrumentisti nei quali era assolutamente impossibile capire cosa avesse fatto con lo strumento che avrebbe dovuto insegnare. Un mio anziano collega, applicava la regola ferrea “1 Concorsi internazionali, 2 concorsi come prima parte d’orchestra, 3 concorsi vinti come fila; senza nessuno di questi requisiti non insegni. Allora la consideravo troppo drastica, ma oggi non saprei: come se ne esce? Tanto più che l’aver vinto premi ecc. non garantisce necessariamente di avere un buon docente…
    Tutto il resto passa necessariamente per un giudizio arbitrario (sempre ammesso che non ci sia malafede!). Altrimenti dovremmo fare colloqui e prove di lezione..
    Chi ha buone idee le condivida :)

  3. Valentina

    La domanda che mi pongo the quando sono anche io entrata nel vortice delle graduatorie è “qual è il collegamento tra l’aver suonato alla Scala e l’essere in grado di formare dei giovani aspiranti musicisti?” aggiungerei che le aspettative di coloro che muovono I primi passi all’interno dei conservatori, purtroppo superano spesso la realtà…

  4. Giorgio

    Le stanno facendo proprio grosse e sporche, senza nessun pudore. Propongo di intervenire in massa, non si può più reggere una situazione del genere.

    Oig

  5. Luigi Attademo

    Rispondo a Fabiano che si è definito terzo incomodo della graduatoria da me citata: non era mia intenzione nell’articolo analizzare la posizione e la correttazza di valutazione di ciascun dei partecipanti. Il fatto di non aver citato il terzo e il quarto in graduatoria non risponde quindi alla mia scarsa consierazione nei loro confronti, piuttosto al fatto che l’esigenza era di mostrare l’anomalia del meccanismo, cosa ampiamente messa in uce come ha rilevato lo stesso Fabiano, dalla comparazione fra primo e secondo.
    Saluti
    L

  6. Domenico

    Grande Laura, hai colto nel segno.
    Siamo in tantissimi ad avere avuto la tua stessa esperienza. E’ un popolo vastissimo quello dei musicisti a spasso, e mi chiedo: le nuove generazioni di “laureati in musica” cosa faranno? Si sfornano ogni anno nuovi “diplomati” (perché per me rimane pari ad un diploma il titolo rilasciato da queste istituzioni italiane) che ingrossano le fila dei musici vagabondi: senza terra, senza meta, senza lavoro. Le orchestre chiudono, i conservatori cercano di “conservare e conservarsi” quanto più possono, restano le marchette e i matrimoni, dopo anni e anni di sacrifici, impegno e sforzi economici.
    Se dovessi decidere di smuovere le acque saremmo in tantissimi a seguirti. Sentiamoci.

  7. Fabiano

    Salve, sono il “terzo” …. in comodo! Ossia, quello che è arrivato 3° nella graduatoria vers.1.0 di Castel …. :-)
    Ringrazio Luigi per la considerazione. Certo, al di là del fatto che sono stati commessi (almeno a parer mio, anche se non dovrebbe essere un parere, visto che esiste una chiara tabella di valutazione ministeriale) degli errori anche nell’attribuzione dei punteggi di servizio, la questione dei titoli artistici è in effetti piuttosto curiosa.
    Senza far nomi, posso affermare senza tema di smentita che, con tutto il rispetto parlando, il secondo della graduatoria 1.0 -che di solito è primo o secondo in tutte le graduatorie che sono state fatte negli ultimi anni in tutti i conservatori, ma con punteggi artistici attorno agli 80 punti- è un valentissimo musicista che merita punteggi così importanti, e che il primo NON può sovrastarlo con un punteggio artistico pari al triplo (26 del secondo contro 77,75 del primo)!
    Nel mio “piccolo”, posso dire che il miserello 24 di artistico (che mi consente di essere idoneo!) è meno della metà di quello che conseguo nei conservatori in cui ho avuto i punteggi più bassi (sono stato classificato, infatti, da un minimo 50 punti fini ad un massimo di 80 punti).
    Quanto alla mia “intrusione”, sapete come andata? Cercavo informazioni per una collega che voleva studiare violino barocco, e, conoscendo in quel di Castel un bravissimo collega virtuoso di violino barocco … controllando le date per domande e ammissioni ai bienni, bè … che ti vedo? graduatoria di chitarra!
    così …. eccomi nella graduatoria del Castel :-)
    Che succederà nella 2.0? Vedremo … anch’io ho fatto un Reclamo, spererei di vedere totalmente riconosciuti i miei titoli di servizio e magari … chi lo sa … forse anche un ripensamento sulla titolazione artistica, … a volte la notte porta consiglio, no?
    a presto!
    f

  8. Luigi Attademo

    E quindi… Non è facile uscire da questo contesto. Nella mia breve carriera di docente di conservatorio ed esaminatore ho visto cose che lasciano con poche speranze: ricordo il commissario ministeriale agli esami dell’Istituto Franci di Siena: un personaggio abominevole che quasi non parlava italiano – insegnante di teoria e solfeggio a Bari, faceva la parte del cattivo per “ricattare” la commissione interna ma poi abbandonava la sua etica per chiedere le fatture ai colleghi dei ristoranti – pur egli non andando a mangiare, solo al fine di ottenere il rimborso: la sorte degli allievi e dell’Istituto dipendevano da lui, dalla sua ignoranza, dalla sua maleducazione, dalla sua immoralità. Se questi sono i rappresentanti del Ministero, mi dissi, come possiamo riprenderci? In altre parole, per fare la guerra sono necessari i buoni soldati. Forse è il momento di contarsi, di capire quanti sono i buoni soldati e quanti sono queli che lo furono e che non lo sono più, e quanti quelli che non lo sono mai stati. L’anno scorso alcuni colleghi hanno fondato un gruppo su facebook per denunciare la questione delle graduatorie: ovviamente – dopo che il gruppo aveva acquisito un certo peso – subito si sono manifestati in modo occulto e esplicito rappresentanti sindacali contrastando le opinioni di critica al sistema e paventando i possibili danni di un atteggiamento sfascista. Ma non si può sempre accettare quello che si ha perché si teme di perdere anche quello, altrimenti non ci sarà mai limite al peggio. Saluti
    LA

  9. Laura

    Purtroppo la confusa e poco trasparente valutazione dei titoli nei Conservatori è ben nota a tutti. Quando ci si appresta a produrre domanda si è anche immediatamente presi dal dubbio che ciò che hai fatto non basta per essere considerato almeno idoneo (eppure di cose, e molto importanti, se ne fanno tante e da moltissimi anni). Finalmente pubblicano i tanto attesi verdetti, ma scorrendo le graduatorie non vedi mai comparire il tuo nome. Si alternano invece nominativi, alcune volte del tutto sconosciuti (eppure il mondo musicale è piccolo e, di coloro che suonano davvero e accumulano titoli artistici, si conoscono perfettamente nomi e cognomi), di persone con accanto punteggi da capogiro. E allora ti chiedi: il mio diploma, la mia laurea, i miei master e corsi universitari, i miei tantissimi concerti ovunque (e non in parrocchia), le mie pubblicazioni, etc. etc. non sono niente in confronto a quello che questa gente ha fatto? Forse avranno vinto il “Tchaikovsky”… o il Premio Abbiati… o si sono distinti come migliori critici e saggisti musicali… ma nessuno se ne è accorto!
    Dunque tutta questa discrezionalità da parte della commissione giudicatrice mi sembra parecchio arbitraria, visto che le norme di valutazione sono indicate dallo stesso MIUR.
    Se i titoli ci sono, bisognerebbe valutarli per tutti coloro che producono domanda secondo i termini e le modalità indicate da ogni Conservatorio. Se invece si deve continuare ad assistere alla giostra dei soliti nomi, conviene non bandire più nuove inclusioni.

  10. donatella

    e quindi? nel senso…chi da anni partecipa a queste graduatorie sono anni che si chiede quali mai sono i criteri delle diverse commissioni. E’ importante questa riflessione che lei fa ed è importante smuovere le acque, sarebbe però auspicabile (da qui il “quindi?”) davvero e concretamente fare qualcosa per rendere i criteri chiari. Alcuni conservatori in realtà lo stanno già facendo speriamo che puntualizzando (amche con ricorsi) la non chiarezza del metodo tutti si adeguino.

Perché non dire la tua? Leggi e accetta la Policy sui commenti