Christian Gerhaher, baritono desiderato

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Christian Gerhaher (RMF/Ansgar Klostermann)

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Il baritono tedesco in concerto a Firenze con un repertorio dedicato a Mahler. Sarà accompagnato dal pianista Gerold Huber, con il quale ha anche registrato i lieder mahleriani


di Michele Manzotti


Tutti i più grandi direttori d’orchestra lo hanno chiamato a collaborare con loro, da Pierre Boulez a Daniel Harding fino a Nikolaus Harnoncourt. Stavolta arriva in Italia con un programma dedicato al Lied. Il baritono Christian Gerhaher, dottore in medicina folgorato sulla via del canto, sarà a Firenze per la stagione degli Amici della Musica domenica 20 novembre alle 21 (Teatro della Pergola, info www.amicimusica.fi.it). Accompagnato dal pianista Gerold Huber, interprete specializzato nel repertorio cameristico, presenterà un repertorio incentrato esclusivamente su Gustav Mahler.

Maestro Gerhaher, la liederistica di Mahler è conosciuta prevalentemente nella sua versione per voce e orchestra. Ci può introdurre la scelta che ha fatto per questo concerto?
«La prima sezione è dedicata ai Lieder eines fahrenden Gesellen (Canti di un viandante), composizioni giovanile di Gustav Mahler. In questo caso egli segue la lezione classica del grande lied tedesco, quella di Franz Schubert e Robert Schumann. La musica in pratica ha la funzione di seguire il testo, e aiuta a descrivere e a illustrare i versi. Una prassi che Mahler però cambierà negli anni»

Con i brani tratti de Das Knaben Wunderhorn, che lei affronterà subito dopo?
«Si, qui l’autore compie un’operazione diversa. I testi sono generalmente molto semplici, e questo permette a Mahler di compiere attraverso la musica tutto un gioco di associazioni descrittive. In pratica come se musica e testo si specchiassero e da questo confronto nascessero varie letture, quasi in modo surrealistico. Ma c’è un altro elemento di grande interesse e riguarda le tematiche dei brani. Generalmente il lied classico si occupava di figure mitologiche o raccontava storie con nobili protagonisti. Qui invece troviamo l’empatia di Mahler con gli uomini comuni. Ad esempio con i soldati che muoiono per una guerra voluta dal loro re, ma in genere con tutte le persone che soffrono»

Lei concluderà con i Rückert Lieder, alla fine di un percorso cronologico…
«Con i quali Mahler ritorna alla prassi iniziale anche perché aveva un grande rispetto per i versi di Friedrich Rückert, che riteneva di altissimo valore. Quindi in questo caso la musica torna al ruolo di mettere in luce il testo»

Nella sua carriera ha inciso musiche di varie epoche, c’è qualcosa che apprezza e che vorrebbe affrontare in futuro?
«La liederistica francese. Quella di lingua tedesca ha trovato in Franz Schubert colui che l’aveva codificata all’inizio dell’ottocento con il primato della melodia. La Francia ha poi negli anni successivi avuto grandi poeti come Baudelaire e Verlaine le cui creazioni sono state messe in musica con tutta la loro forza espressiva e la mélodie française si è sviluppata più tardi e in maniera diversa. Questa è la mia prossima sfida»


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L'autore: Michele Manzotti

Nato a Firenze nel 1960, è musicologo e giornalista. Dopo essersi laureato in Lettere nel 1986, ha collaborato con varie riviste, e ha insegnato storia della musica al Liceo musicale di Arezzo. Assunto al «Resto del Carlino» nel 1990, dal 1995 lavora a «La Nazione», dove attualmente è all'ufficio centrale. Nel 2002 in «Civiltà Musicale» è stato pubblicato il suo catalogo delle musiche non operistiche di Arrigo Boito. Dello stesso anno è l'uscita del libro Attilio Brugnoli-Il pianoforte e la sua mano (Polistampa, Firenze) con cd allegato con la prima incisione assoluta delle musiche di Brugnoli, compositore di cui ha poi raccolto l'opera omnia per l'Enap stampata da Laterza nel 2006. Cura inoltre tramissioni per l'emittente Rete Toscana Classica e collabora con gli Swingle Singers.

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