Rota, ancora a metà?


IL PIZZICO


di Luca Pavanel


Quiz da cento milioni: in questo preciso momento, quali sono i sei musicisti/cantanti più conosciuti nel mondo? Uno passa e butta là la prima risposta che gli viene mente, senza distinzioni d’epoche e generi: “Beatles, Mozart, Hendrix, Madonna, Wiz Khalifa e Nino Rota…”. Sì, giusto, perché no… accontentati anche i ragazzini. Ma il tempo si sa, non sempre è galantuomo. Oggi, domani, dopodomani, al massimo dopodomani ancora poi The end, titoli di coda. I primi reggono, il quinto lo aspettiamo al varco e per l’ultimo è questione di giorni.

Rota,  pur restando uno dei grandi maestri della colonna sonora italiana e non, dopo i festeggiamenti di questi giorni – il centenario della sua nascita (3 dicembre 1911) – molto più che probabilmente se ne dovrà ri-tornare quatto quatto nell’oblio, semi-dimenticato; laggiù, spinto di nuovo dal peso della semi-indifferenza, dalle logiche mercantili, dalle mode, dalla simpatia e dal divismo di un esercito di altri; e avanti tutta così, chi ne ha diverse nel repertorio, le aggiunga che probabilmente ce ne sono. C’est la vie, è la vita-avanti un altro. Anche nel caso del compositore milanese, “pesato” molto per il suo talento assoluto messo al servizio del cinema dei Fellini & Co. e per lungo tempo praticamente ignorato per le sue opere musicali colte, da camera e affini. Quindi, a conti fatti, in qualche modo il Nostro è stato come riconosciuto a metà, o quasi.

Stonature ed esagerazioni a parte, questo per dire che certi grandi ritornano tali solo quando periodicamente nel festeggiamenti ri-nascono o ri-muiono o ri-tornano o ri-vivono o ri-paiono (insomma se c’è il “ri” con trattino è meglio), lo spazio di un weekend con qualche coda i giorni successivi, la tv che fa vedere l’ultima intervista, la radio che mette nell’etere il dibattito. E poi, durante l’anno, musica dell’autore se ne vende poca o niente, ai concerti un titolo che sia un titolo a lui ascrivibile zero, una bella emissione su piccolo o grande schermo praticamente una chimera (ah no, sbagliato: magari alle due del mattino in tv, per la gioia della gente che a quell’ora mediamente è a letto, qualcosa può esserci), insomma, non se ne esce: vengono spinti i soliti, tutti bravi per carità.

Ma qualcuno dice che il virus in essere dalle nostre parti – l’esterofilia cronica – da parecchio tempo faccia il lavoro di “sorella morte”: con la sua falce taglia qui e là o nasconde veri e propri gioielli della cultura. “La musica non filmica rotiana – scrive il musicologo Roberto Calabretto in un articolo che facilmente si rintraccia sul web dal titolo Considerazioni su un musicista inattuale – obliata e snobbata negli ambienti della musicologia cosiddetta colta, ha così stentato a trovare una riflessione estetica e analitica (…)”. Ultimamente non è stato/non è più tanto così. Caro Nino, meglio tardi che mai.

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