Torino ospita il pianoforte Steingraeber 1873 di Liszt


È approdato eccezionalmente a Torino il pianoforte appartenuto a Liszt e collocato a Bayreuth, in occasione del vasto progetto Franz Liszt, un musicista per l’Europa (complice il 200°) ideato e curato dal pianista e musicologo Massimiliano Génot che ne ha firmato la direzione artistica. Tra gli interpreti della kermesse anche Michele Campanella e Gianluca Cascioli


di Attilio Piovano


Quattordici gli appuntamenti, sotto l’egida della Provincia di Torino a partire dallo scorso ottobre destinati a protrarsi sino al prossimo 31 gennaio in collaborazione con varie e blasonate associazioni, da Polincontri Classica (per la quale si era esibito in novembre Roberto Prosseda in un recital dall’intrigante programma con accostamenti fascinosi di pagine lisztiane a vari autori novecenteschi, sì da evidenziare la modernità dell’ungherese) al Festival Organistico Internazionale, all’associazione Concertante Progetto Arte&Musica, all’Accademia di Pinerolo, dal Goethe Institut al Conservatorio e grazie all’impegno altresì della Diapason di Pianezza (di Aldo e Bruno Bergamini) che ha reso possibile la presenza del prezioso strumento nel capoluogo piemontese affiancato da un moderno Steingraeber gran coda dal suono (fin troppo) possente, quasi orchestrale. Il vero clou dell’intera rassegna ieri, lunedì 9 gennaio, a cura di Concertante Progetto Arte&Musica e del suo fondatore e direttore artistico Giorgio Griva, a partire dalle 17 sino a sera inoltrata, per una vera e propria kermesse, non solo pianistica, entro l’aristocratica ed aulica location di Palazzo Graneri, presso il Salone centrale, oggi sede del Circolo dei Lettori: kermesse che ha visto la partecipazione di svariati interpreti di caratura internazionale. A partire da Michele Campanella, lisztiano doc ‘di chiara fama’, tra i massimi esperti e conoscitori del musicista, interprete dalla solida tecnica e dal raffinato pianismo, che ha presentato il suo recente saggio Il mio Liszt (per i tipi di Bompiani) suonando poi la prima delle due «Leggende francescane» la «Predica di San Francesco agli uccelli». All’attuale responsabile della prestigiosa azienda, Udo Schmidt Steingraeber il compito di illustrare in una apprezzata conversazione in buon francese la storia del marchio e le intersezioni artistiche con la figura di Liszt stesso: marchio che ha riscosso l’appezzamento di artisti quali Baremboim, Levine, Sinopoli e Brendel.

Di rilievo dunque, dinanzi ad un vasto pubblico che ha affollato la sala per l’intera kermesse, la presenza di vari pianisti che si sono avvicendati alternandosi sui due strumenti: da Giacomo Fuga che ha offerto un’elegante interpretazione della «Bénédiction de Dieu dans la solitude» assai ammirata sul piano timbrico (pagina volta a testimoniare il versante più ascetico e scarno della produzione dell’abate Liszt) a Marina Scalafiotti che, coronando la prima parte della manifestazione, ha interpretato con virtuosismo abbacinante la vasta «Fantasia quasi Sonata, Aprés une lecture de Dante». Poi, nella seconda parte, si sono avvicendati lo stesso Génot, anfitrione di lusso ed ‘illustratore’ dei vari brani e Gianluca Cascioli: Génot ha interpretato con tocco sapiente «I cipressi a Villa d’Este» evidenziandone le arcane risonanze quindi la «Lugubre gondola» nella rara versione con violoncello (solista il giovane e valido Giulio Sanna), mentre Cascioli ha fornito una lettura davvero singolare della seconda leggenda, «San Francesco da Paola che cammina sulle acque», lettura per così dire sobria e quasi smaterializzata, ascetica, molto convincente, dacché ha evitato ( a nostro avviso opportunamente) quell’eccesso di plateale che altri pianisti invece sfoggiano, indulgendo in sonorità eccessive e colori forti; molto bene anche il «Sonetto n° 104» del Petrarca, l’evocazione di Wagner a Venezia e «Nuages gris» dalla scrittura di sconvolgente modernità, quasi prossima alla dissoluzione tonale. La conclusione dell’intera kermesse non poteva che essere nel segno del monumentum pianistico per eccellenza, la «Sonata in si minore» che si è valsa dell’eccellente interpretazione di Francesco Cipolletta: colori giusti, fraseggi appropriati, lettura coerente e saldezza interpretativa ammirevoli (anche nel difficile passo fugato che talora soffre di una certa dispersività) e conseguentemente assai applaudito, come del resto tutti gli interpreti.
Che erano ben più numerosi dei pianisti citati sinora: già, perché la manifestazione ha visto coinvolta anche l’attrice Beatrice Bonino in veste di garbata e colta voce recitante per una raffinata scelta di testi a corredo dei brani di volta in volta proposti, da Goethe al recente vincitore del Nobel per la letteratura autore di una singolare poesia dedicata a Liszt.

Non solo: da rimarcare la presenza di tre cantanti, Francesca Rotondo che, ben assecondata dallo stesso Massimiliano Génot, ha offerto una bella lettura delle quattro «Chançons» su testi di Victor Hugo, sfoggiando voce nitida, buona dizione, correttezza stilistica ed altro ancora, laddove il baritono Alessandro Corbelli dalla vasta esperienza, ha proposto i tre «Sonetti» petrarcheschi nn° 104, 47 e 103 dando rilievo ad ogni singolo accento, ogni parola, quasi ogni nota, in perfetta simbiosi con l’esperto e navigato Diego Mingolla, da decenni dedito all’universo dell’accompagnamento dei cantanti. Assai apprezzato anche il mezzosoprano Manuela Custer (ottimamente accompagnata da Massimo Viazzo col quale si è prodotta spesso di recente) nell’interpretazione degli impervi «Quattro Lieder» da Goethe: emozionanti specie il «Mignon Lied» dalle enigmatiche sospensioni e dagli sfuggenti accenti, più ancora il sublime «Wanderers Nachtlied I» dal tema wagneriano (vistosa citazione da «Parsifal»), che le mani di Viazzo hanno reso ancor più impalpabile e diafano. Successo pieno ed applausi protratti all’intera compagine degli artisti convocati per questo singolare omaggio a Liszt destinato a protrarsi poi ancora con una serie di appuntamenti organistici, presso il santuario di Santa Rita dallo straordinario Zanin a quattro tastiere, a completamento dell’intera opera omnia per organo: dopo i due concerti dello scorso dicembre che avevano visto coinvolti Marco Limone e Aldo Bergamini, sarà la volta di Massimo Nosetti, Bruno Bergamini e Guido Donati (16, 23 e 30 gennaio). Chiusura in bellezza il 31 gennaio a Pinerolo (nell’ambito della stagione dell’Accademia Pianistica di Pinerolo), con i pianisti Génot e Viazzo protesi sulla esecuzione della «Sinfonia Dante» nella versione per due pianoforti (come in occasione della serata parigina che ebbe Liszt protagonista accanto a Saint-Saëns), con la voce recitante di Mario Brusa e la produzione mimica multi mediale di Venceslao Cembalo. E scusate se è poco.

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L'autore: Attilio Piovano

Musicologo e scrittore, ha pubblicato (tra gli altri) Invito all’ascolto di Ravel (Mursia 1995, ristampa RCS 2018), i racconti musicali La stella amica (Daniela Piazza 2002), Il segreto di Stravinskij (Riccadonna 2006) e L’uomo del metrò (e-book interattivo per i tipi de ilcorrieremusicale.it 2016, prefazione di Gianandrea Noseda). Inoltre i romanzi L’Aprilia blu (Daniela Piazza 2003) e Sapeva di erica, di torba e di salmastro (rueBallu 2009, prefazione di Uto Ughi). Coautore di una monografia su Felice Quaranta (con Ennio e Patrizia Bassi, Centro Studi Piemontesi 1994), del volume Venti anni di Festival Organistico Internazionale (con Massimo Nosetti, 2003), curatore e coautore del volume La terza mano del pianista (Testo & Immagine 1997). Laurea in Lettere, studi in Composizione, diploma in Pianoforte, in Musica corale e Direzione di Coro, è autore di contributi, specie sulla musica di primo ‘900, apparsi in volumi miscellanei, atti di convegni e su rivista. Saggista e conferenziere, vanta collaborazioni con La Scala, Opéra Royal Liège, RAI, La Fenice, Opera di Roma, Lirico di Cagliari, Coccia di Novara, Carlo Felice di Genova, Stresa Festival, Orchestra Camerata Ducale ecc.; a Torino col Festival MiTo (già Settembre Musica, ininterrottamente dal 1984), Unione Musicale, Teatro Regio, Politecnico e con varie altre istituzioni. Già corrispondente del «Corriere del Teatro», ha esercitato la critica su più testate; dalla fondazione scrive per «ilcorrieremusicale.it»; ha scritto inoltre per «Torinosette», magazine de «La Stampa», ha collaborato con «Amadeus» e scrive (dal 1989) per «La Voce del Popolo» (dal 2016 divenuta «La Voce e il Tempo»); dal 2018 recensisce per «Il Corriere della Sera» (edizione di Torino). Membro di giuria in concorsi letterari nonché di musica da camera e solistici. Docente di Storia ed Estetica della Musica (dal 1986, presso vari Conservatori), dal 1991 a tutt’oggi è titolare di cattedra presso il Conservatorio “G. Cantelli” di Novara dove è inoltre incaricato dell’insegnamento di Storia della Musica sacra moderna e contemporanea nell’ambito del Corso biennale di Diploma Accademico in Discipline Musicali (Musica sacra) attivato dall’a.a. 2008/2009 in collaborazione col Pontificio Ateneo di Musica Sacra in Roma. Dal 1° gennaio 2018, cura inoltre l’Ufficio Stampa del Conservatorio “G. Cantelli”. Dal 2012 tiene corsi monografici sulla Storia del Melodramma (workshop su «Architettura, Scenografia e Musica» presso il Dipartimento di Architettura & Design del Politecnico di Torino, Corso di Laurea Magistrale, in collaborazione con Fondazione Teatro Regio). È stato Direttore Artistico dell’Orchestra Filarmonica di Torino. Dal 1976 a Torino è organista presso la Cappella Esterna dell’Istituto Internazionale ‘Don Bosco’, Pontificia Università Salesiana (UPS), dal 2017 anche presso la barocca chiesa di San Carlo, nella piazza omonima, e più di recente in Santa Teresa. Nell’autunno del 2018 in veste di organista ha partecipato ad una produzione del Requiem op. 48 di Fauré. È citato nel Dizionario di Musica Classica a cura di Piero Mioli, BUR, Milano © 2006, che gli dedica una ‘voce’ specifica (vol. II, p. 1414).

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