Attualità sonora, un vetro in frantumi

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IL PIZZICO

di Luca Pavanel


Comunque c’è da dire una cosa: non ne rimarrà un solo, come nelle sfide tra pistoleri del vecchio west. È l’eterna lotta senza vinti e vincitori, quella tra i fanatici delle più diverse musiche: «No è meglio Beethoven…»; «macché noioso vuoi mettere Madonna»; «ma per piacere come l’argentino Piazzolla non c’è nessuno»; «ue’ e la regina Freddie Mercury dove lo metti…»; «fate largo al jazz di Hancock…»; per chiudere con «non toccatemi Nono». Luigi, s’intende. Sarà mai possibile mettere d’accordo le tifoserie del bar sport musicale con qualcosa di nuovo? Chissà… Intanto c’è qualcuno, anzi qualcosa che ormai un giorno sì e un giorno no ci prova.
Chiamatele “contaminazioni”,”sperimentazioni”, “insalatone” o “minestrone”, insomma datele il nome che vi pare e piace. Che cosa sono lo sanno anche i muri ormai, ma giusto per ricordare: immaginiamo un cuoco pasticcione ma non troppo, che prende da qui (un contrappunto) e mescola di là (con armonia post-romantica) e rigira e ri-mescola (ritmi latini e free improvisation) e poi serve in tavola… Inutile stare qui a dire «ci piace, non ci piace, ci potrebbe piacere…». La questione porta a una domanda da cento milioni di dollari: dopo tutto questo – e l’elettronica coi suoi fruscii e i massicci ripescaggi dal passato – che cosa si ascolterà? Chi lo sa, parli qui, subito!!!


I catastrofisti spengono tutto con «la musica è morta», i possibilisti con «povera! non si sente bene», gli speranzosi aspettano un nuovo messia


Da anni si sente un sottofondo orchestrale di musici-cervelloni che si grattano il capo per trovare una qualche soluzione. Immagine per dire che “il chi cerca trova” non sempre funziona e che qualcosa è cambiato. Avete presente l’effetto di una martellata su un vetro? Contaminazioni a parte, oggi la “musica forte” – per riproporre la definizione cara al musicologo Quirino Principe – potrebbe apparire un po’ così. Uno, dieci, cento mille schegge, frantumi nelle più diverse direzioni. Dicasi correnti, scuole, stili, linguaggi. Quasi quasi, ogni compositore dice la sua, tra passato e presente, futuro qualche volta, cercando di estrarre quella “cosa” che ancora non è stata udita dai comuni mortali. Certo le strade maestre esistono sempre, molti però sono i sentieri selvaggi, o meno, che vi si trovano intorno. E il panorama dunque, per varietà non appare certamente male. Ma i catastrofisti spengono tutto con «la musica è morta», i possibilisti con «povera! non si sente bene», gli speranzosi aspettano un nuovo messia, un Mozart, uno Stravinskij, un Debussy, uno Schönberg reincarnato che tiri fuori tutti dai guai. Sul suo arrivo e su come potrebbe essere il dibattito è sempre aperto. Contributi accettasi. C’è chi lo vuole far nascere nell’area teutonica, perché quelle terre sono state foriere di geni e la storia lo dimostra; qualcuno lo vede giungere dall’Italia, in pista magari con un nuovo rinascimento; altri ancora guardano negli angoli del mondo: poli, deserti, cime, isole lontane… Qualcuno lo descrive figlio della contaminazione di cui sopra, con spirito indiano, cervello finnico, cuore carioca, energia africana, umore italiano, anima russa e americana. Neanche lo scrittore inglese Mary Shelley, già inventore letterario del personaggio Frankenstein, lo avrebbe concepito così. E la sua musica di conseguenza, altro che mescolanze: un qualcosa di mai sentito, inusuale, un oggetto misterioso. Tutto ciò naturalmente se non hanno avuto ragione i Maya, con le loro profezie sul 2012. Allora, appuntamento qui il 21 dicembre prossimo; è la data dettata da quegli antichi. Magari invece della fine del mondo o l’incontro con una razza aliena, si sentiranno le Nuove Note…

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