Quella “Baggina” firmata Verdi

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IL PIZZICO

di Luca Pavanel


No, scusate: con tutti i posti che ci sono a Milano da visitare, colpo di scena, un drappello di mogli dell’alta società politica e diplomatica in visita dal 13 al 15 febbraio nel Belpaese chiedono di vedere un ospizio: misteri targati X Files, sincronicità Junghiane o nuove frontiere del turismo sobriamente nostrano?

L’oggetto dei desideri non è stata l’arcinota meneghina Baggina,  il cui nome –  soprattutto nella forma più completa di Pio Albergo Trivulzio –  nel capoluogo è conosciuto quasi quanto la Madonnina del Duomo; e nemmeno qualche ricovero-hotel a cinque stelle, con reception in stile floreale, biondine con sorriso splendente a 32 denti che rimboccano le coperte ai nonnini mai domi e vasche jacuzzi nelle  camere che si sa ci stanno sempre bene; la maison nozze d’argento agognata questa volta è stata Casa Verdi, dalle parti – per restare in tema – della Vecchia Fiera milanese. Sì, proprio la casa di riposo per i musicisti.

Fondato dall’operista del “Va pensiero…” nel 1896, l’istituto in questione è stato progettato in perfetto stile neogotico dall’archistar dell’epoca Camillo Boito, forse – ma è solo una supposizione – introdotto in società per i progetti dal più celebre fratello Arrigo, compositore-librettista. “Ma che storia da conoscere, bel complesso da ammirare, quanta gloria da godere” deve aver pensato frau Bettina Wulff, moglie del dimissionario presidente della repubblica tedesca Christian Wulff, in Italia due giorni su invito del capo dello Stato Giorgio Napolitano; il suo entusiasmo è stato così contagioso che gli echi si sono sentiti lontano, tanto da far accorrere per partecipare alla gita “birra & mandolino” le consorti degli ambasciatori di Roma e Berlino e del console tedesco a Milano. Sold Out da paura, meglio del televisivo Grande Fratello, un colpo di vita? Bisognerebbe chiederlo alle interessate. Diplomazia, bon ton ed eleganza vincerebbero su tutto, sebbene in questo caso – si vedrà – nemmeno per un istante ce ne è stato bisogno.

Naturalmente, di base qui si scherza anche un po’ in nome e per conto dell’Internazionale del buonumore: le signore in questione sicuramente si saranno mosse per ragioni culturali, solidaristiche, nel nome delle relazioni. A riprova della serietà un programma di tutto rispetto era circolato per la missione a Casa Verdi: visita alla Cripta, sale museali, laboratori e le stanze; poi dialogo con alcuni anziani musicisti tra i quali Veronica Kleiber, sorella del direttore Carlos. E qui possono finire i voli pindarici, perché in fondo da questa storia qualcosa da considerare, imparare e proporre c’è. Domanda: non è che forse forse c’hanno avuto ragione loro, le dame del bel mondo, che andando di qua e andando di là scoprono angoli e spunti che potrebbero essere rilanciati, cose che di generazione in generazione vanno perse? Alzi la mano chi conosce la storia di Casa Verdi, ne conosce museo e cripta, le sale laboratorio e tutte le attività che vi vengono svolte.

Il mondo è grande si sa, di cose da vedere ce ne sono, eccome. Ma una capatina in piazza Buonarroti 29, con un’occhiata o un transito esterno per far vedere ai figli e/o ai nipoti e spiegare che cosa significa e quale storia ha alla spalle quel luogo, tanto male non è. Tipo che Giuseppe Verdi “soffrisse” di filantropia e che oltre all’istituto per musicisti, nel 1888, non lontano dalla sua tenuta di Villanova sull’Arda, fece realizzare un ospedaletto per la popolazione locale… eccetera eccetera.

Please, la parola a voi!

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