C’era una volta la carriera….

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IL PIZZICO

di Luca Pavanel


Diventare qualcuno. O più semplicemente sentirsi al proprio posto: non sono cose da ridere. Se c’è qualcosa che abbonda per i comuni mortali (la gente normale, ndr.), sono i “bastoni tra le ruote”, diciamo qualche difficoltà in più. Prediamo la carriera di un musicista. Un giovane concertista ha gran talento, ma in accademia è entrato a 14 anni, documenta il curriculum. “Eh, sei bravo. Ma hai cominciato troppo tardi”, dicono di lui. Avanti un altro… La flautista ha tutte le carte in regola – ok età ok studi ok concorsi – ma qualcosa non va: “Peccato cara, dietro di te non c’è una bella storia da raccontare…”, gli agenti spiegano pensando a un personaggio da vendere. “Chi è il tuo sponsor?”, si sente chiedere un violinista; “sei in gamba però il posto è occupato da un protetto”, un orchestrale ascolta; “hai suonato bene ma…”; come a dire sei “molto bella e quindi”, oppure “non sei abbastanza bella…” o ancora “devi imparare a muoverti…” deve incassare chi non si “sa mettere…”. Insomma, come la volti o la giri l’inghippo si trova sempre. Il mondo ti vorrebbe dare un’opportunità, però… Ma cos’è, l’insostenibile mondo di Fantozzi? Ma no – giusto per fare una citazione – è solo quella bella signora che c’è anche se non la si vuole vedere: la realtà. Che a volte ci circonda, con tutto quel che ne consegue.

Tanti vagolano nell’esistenza; altri – che sono la maggior parte – lottano come forsennati, e se qualcuno ce la fa è perché ha fatto sua la “legge dei grandi numeri”, a furia di tirare si fa centro; i protetti di “San Fondo” (schiena) cadono in piedi. Esistono strade alternative? Eccone una un po’ furbetta, se son rose fioriranno…

A)  Sull’età, documenti alla mano, non c’è molto da fare; a voce mantenersi sul vago. Se non si è più ragazzi, avere uno stile giovanilistico, fresco, aiuta. Sempre scattanti, sorridenti, felici della vita, soprattutto davanti ad agenti, impresari, direttori, manager e amministratori (per carità: non si offendano, loro). Qualsiasi cosa dicano o è oro colato o un concentrato di saggezza o comicità pura; del resto pagano… Occhio a non ridere se qualcuno dei potenti incontrati si sfoga con un “mi è morto il gatto”; per cavarsi dagli impicci bene un piano di riserva, tipo la paresi facciale simulata.

B) Non avete/non siete una storia da raccontare che fa personaggio? Il buon dio ci ha dato l’immaginazione…attenzione a non esagerare. In effetti i trascorsi di cantanti che facevano le pulizie o i muratori piacciono molto. Vuoi mettere una clavicembalista nata povera, diventata bella di botox e “canotto”, che lavava i vetri in un distributore, poi scoperta per caso… Romanzetti se ne possono inventare a bizzeffe, l’unica cosa non mostrarsi patetici e vittimisti, altrimenti l’altrui retro pensiero può trasformarsi in una falce: “Quanto/a è sfigato questo…”.

C) Farsi vedere ammanicato male non fa. Entrare in una festa di società e salutare rigorosamente questo e quello che contano può funzionare. Non importa se nessuno vi riconosce, purché vi veda da lontano. È una tecnica all’italiana: lo sponsor lo si possiede ma lui non lo sa… L’unico inconveniente può essere la telefonata di verifica. Contromossa: mostrarsi offesi della serie “lei non sa chi sono io” in modo da incutere timori di ritorsioni per “la mancanza di fiducia subita”. Bene poi girare i tacchi per una salutare ritirata.

D) Valorizzarsi; per l’uomo eleganza sobria, battuta pronta e avanti tutta; l’esperanto naturalmente è e resterà il calcio; per la donna ça va sans dire: la seduzione apre tutte le porte. Che sia discreta e intelligente, prudente, se non altro per non dar ragione a un vecchio adagio: “Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo… zampino”.

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C'è un commento all'articolo

  1. sergio gregorin

    Bello e molto vero, fin quasi disarmante per la sua autenticità. Spesso chi sceglie la strada dell’ arte per realizzare un suo progetto si trova a dover affrontare le situazioni prospettate. E’ una prassi consolidata ma penso molto dannosa per la qualità dei risultati che poi genera. Penso al settore più “leggero” della musica , penso per esempio all’ultimo Sanremo. per sentire musica vera sono dovuti ricorrere ad esecuzioni di brani di venti,trenta e più anni fa, rispolverare un Celentano (cantante e non profeta). La ragione sta forse anche nei prodotti attuali che escono dai laboratori “de Filippi”, dove si punta all “urla e getta”, nel vuoto più totale di contenuti musicali e poetici.
    Ma forse sto andando fuori tema…..

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