Milano e Firenze: due prime per Silvia Colasanti

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Silvia Colasanti (Foto di Francesco Toiati)

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Da un lavoro per solista e orchestra a uno di teatro musicale, novità di segno molto diverso che portano la firma della compositrice


di Patrizia Luppi


N ei giorni 19, 20 e 21 aprile a Milano, presso l’Auditorium di Largo Mahler, David Geringas sarà protagonista, con l’Orchestra Sinfonica Verdi diretta dal giovanissimo Aziz Shokhakimov, della prima assoluta del Concerto per violoncello e orchestra, mentre per il 75° Maggio Musicale Fiorentino andrà in scena tra il 22 e il 25 maggio al Teatro Goldoni La metamorfosi, opera con regia e libretto tratto dal racconto di Kafka (oltre che scene, costumi, luci e video) di Pierluigi Pieralli. Abbiamo chiesto alla compositrice romana qualche notizia su questi suoi nuovi lavori.

«Ho incominciato a scrivere il Concerto per violoncello e orchestra dopo l’incontro con David Geringas al Festival di musica da camera di Kuhmo, in Finlandia: un incontro per me fortunato da molti punti di vista, sia da quello umano sia da quello artistico. Alla richiesta di Geringas di comporre un lavoro come questo si è unita poi la commissione dell’Orchestra Verdi, di conseguenza ho pensato di unire le due opportunità. Il pezzo dura circa un quarto d’ora e rivisita, trasfigurandola, la forma classica del concerto per solista e orchestra. Comprende una sorta di Presto iniziale, un Adagio e un Andante, condensati in un unico movimento nel corso del quale molte volte i vari tempi, i vari andamenti, vanno a mescolarsi tra di loro. Il linguaggio musicale rispecchia l’oggi; il rapporto con la tradizione è legato all’aspetto più formale del lavoro, c’è anche una cadenza solistica molto virtuosistica che elabora i materiali presentati».

Geringas è un magnifico virtuoso, in effetti.
«Sì, ha la bellissima caratteristica di essere un grandissimo virtuoso e nel contempo un musicista con una sensibilità e un’espressività straordinarie; una cosa che ho apprezzato molto è stato il poter lavorare con lui a questo Concerto. Trovo l’aspetto della collaborazione  con l’interprete molto importante, mi fa sempre scoprire qualcosa di me. Tra l’altro Geringas ha un rapporto privilegiato con l’Italia, perché ha una casa in Toscana dove viene spesso, e quindi abbiamo avuto modo di confrontarci su questo lavoro più volte, dopo che io l’avevo finito; non solo e non tanto da un punto di vista tecnico, ma in generale da quello delle scelte interpretative. Questo Concerto è scritto per un virtuoso, mette in luce proprio quello che è Geringas; però ha anche delle zone molto liriche dove il virtuosismo è di altra natura, non solo quello fatto di tecnica o di note».

David Geringas (foto Sacchi)

È stato detto che nella musica di Silvia Colasanti c’è un «suono dell’inquietudine»: una caratteristica forse evidente, più che in questo Concerto, nel lavoro commissionato dal Maggio Musicale Fiorentino su La metamorfosi di Kafka.
«È una definizione in cui mi riconosco, un aspetto che forse fa proprio parte della mia musica, del mio linguaggio, quindi penso che si possa ritrovare in tutto, anche nel Concerto per violoncello e orchestra; certo nella Metamorfosi, dato l’argomento, data la drammaturgia, sarà molto più in luce. Forse è anche per questo motivo che ho scelto il testo».

Franz Kafka

Anche in questo caso una collaborazione molto stretta, quella con Pier’Alli.
«Il lavoro mi è stato commissionato da Paolo Arcà più di un anno fa; la scelta del testo non è legata solo al fatto che l’intero festival avrà come filo conduttore la cultura mitteleuropea, ma anche alla constatazione che La metamorfosiè il racconto del Novecento, dato che ingloba una molteplicità di tematiche che poi saranno alla base di tanta letteratura e tanto pensiero del secolo scorso. Vista la difficoltà di rappresentare Kafka, di evitare di rendere troppo visibili i molteplici piani del suo universo letterario, sono stata molto contenta e onorata che la regia sia stata affidata a Pierluigi Pieralli, che ha firmato anche la versione librettistica del racconto. Anche con lui c’è stato, naturalmente per altri motivi, un confronto serrato: tra librettista e compositore, come da tradizione, la collaborazione è necessaria».

Com’è strutturato il lavoro?
«Il libretto, e quindi anche lo spettacolo, segue la tripartizione kafkiana del racconto: dapprima c’è la zona più onirica dove Gregorio si sveglia trasformato in un insetto e poi ritorna alla realtà specchiandosi nello sguardo dei familiari e del suo datore di lavoro, il procuratore; in una seconda zona più dinamica musicalmente si vive la quotidianità della famiglia Samsa dopo la metamorfosi di Gregorio, mentre la terza parte comincia con un episodio più grottesco per la presenza, con la famiglia, di persone che non sono al corrente del dramma che si sta consumando. Prima della morte di Gregorio, gli ospiti chiederanno a sua sorella di suonare il violino e sarà proprio questo suono a risvegliare in lui un’umanità che non si era mai sopita – è Gregorio l’unico vero essere umano di questa famiglia; Kafka non racconta tanto la sua metamorfosi, ma le altre: quelle dei familiari di fronte a ciò che è successo – mentre si chiede: sono veramente un insetto, se la musica mi emoziona tanto? Sembra proprio che questo rapporto con la bellezza, questa rivelazione della bellezza sia l’ultimo messaggio che Kafka ci vuole lasciare nel racconto, poco prima della morte del protagonista».

Mettere in musica un testo di tale complessità e portato simbolico non dev’essere semplice.
«Direi che la sfida più significativa per me sia stata, dal punto di vista delle scelte vocali, il trattare il personaggio di Gregorio: è un personaggio ibrido tra il mondo animale e il mondo umano, che sente la propria voce alterata dopo la metamorfosi; gli altri non la comprendono, però secondo me il pubblico doveva invece capirla; così ho pensato di rendere il personaggio come multiplo, polifonico, con voci ombra che vanno a colorare la voce principale. Poi volevamo evitare qualsiasi forma di rappresentazione didascalica; quello che ci interessava, sia a me da un punto di vista musicale, sia a Pieralli dal punto di vista scenico, era rappresentare in modo figurato la mostruosità. Sarà un danzatore in scena, un mimo, a rendere e trasfigurare questa mostruosità, mentre in buca un attore e un coro rappresenteranno le tante voci interiori di Gregorio».

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L'autore: Patrizia Luppi

Giornalista professionista, fa parte dell’Associazione nazionale dei critici musicali. È stata a lungo redattrice di due riviste specializzate, prima Musica Viva e poi Amadeus; nel frattempo ha svolto numerose altre attività, in particolare collaborando con quotidiani (è stata fra l’altro il critico musicale del dorso milanese de La Stampa), con testate settimanali e mensili, con Rai RadioTre e con RaiSat Show. Per un decennio direttore responsabile di Esz News, quadrimestrale delle Edizioni Suvini Zerboni, conserva tuttora uno speciale interesse per la musica contemporanea; attraverso gli studi giovanili di canto, con maestre come Rosetta Noli e Carla Castellani, e quelli di recitazione svolti in età più matura, ha coltivato l’amore per l’opera lirica e per la musica vocale da camera. È vicedirettore del Corriere Musicale

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