Muti e Vivaldi offerti al Vaticano

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Il Presidente Giorgio Napolitano con Riccardo Muti in occasione del concerto per il settimo anniversario di Pontificato di Benedetto XVI


di Mario Leone


L ’11 maggio si è tenuto, presso l’Aula Paolo VI in Vaticano, il tradizionale concerto offerto dal capo dello stato Giorgio Napolitano a papa Benedetto XVI nella ricorrenza del settimo anniversario della salita al Soglio Pontificio. L’avvenimento, che nel corso degli anni ha acquisto sempre maggiore risonanza e rafforzato i rapporti tra le due personalità, quest’anno ha visto l’illustre presenza di Riccardo Muti alla guida dell’Orchestra e del Coro del Teatro dell’Opera di Roma, le cui prime parti suonavano strumenti dei grandi maestri liutai italiani, offerti per l’occasione dalla Fondazione Antonio Stradivari, dal Centro di Musicologia Walter Stauffer e dal Comune di Cremona. Sul leggio di Muti, un programma tutto italiano di musica sacra aperto dal Magnificat di Antonio Vivaldi e completato da due dei Quattro Pezzi Sacri di Giuseppe Verdi: lo Stabat Mater e il Te Deum.

Meno noto del Gloria dello stesso autore, il Magnificat vivaldiano è suddiviso in nove parti, di cui cinque consistenti in arie di bravura affidate qui al contralto Daniela Barcellona. Il Vivaldi diretto da Muti ha mostrato da un lato un fraseggio naturale e chiaro, anche nei momenti più concitati, che ha esaltato la vocalità sia del solista sia del coro, dall’altro una grande attenzione all’equilibrio formale; tutto questo mai a discapito dello slancio e della “convinzione” che la partitura vivaldiana presenta. È quindi emersa tutta la varietà nell’armonizzazione delle voci, la grande inventiva, la sensibilità timbrica e l’eleganza del brano. Daniela Barcellona ha offerto momenti d’intensa espressività, vocalità limpida e tecnica eccellente, mostrando una grande unità d’intenti con il direttore d’orchestra.

Nell’affrontare le partiture verdiane è stata evidente l’esperienza sul palcoscenico di Muti nel controllare le varie componenti dell’interpretazione in un’acustica non semplice come quella dell’Aula Paolo VI, ottenendo dall’orchestra e dal coro (preparato da Roberto Gabbiani) una sterminata tavolozza timbrica, contestualizzando sia gli slanci operistici presenti nel brano sia il carattere sinfonico soprattutto dello Stabat Mater,  in una lezione di stile e interpretazione di rara bellezza. Terminato il concerto, il Santo Padre ha conferito a Riccardo Muti l’onorificenza pontificia della Gran Croce di San Gregorio Magno, ringraziandolo per l’attenzione che riserva alla musica sacra e per l’impegno affinché questo repertorio venga sempre più conosciuto.

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L'autore: Mario Leone

Deve la sua formazione pianistica ad Angella Annese e Marisa Somma, quella musicologica a Nicola Scardicchio. Parallelamente agli studi pianistici approfondisce gli studi sulla didattica della musica perfezionandosi con il maestro Sebastian Korn. Scrive per Il Foglio, Tempi, Amadeus, Il Corriere Musicale

C'è un commento all'articolo

  1. Samuele De Mauri

    Sarà quello che volete, sarà la diplomazia necessaria tra il Capo di Stato italiano e Vaticano (sul quale gravano ombre non indifferenti per aver coperto preti pedofili), sarà la crisi…a me lascia un sapore di tristezza tutto questo, perché nelle ricorrenze importanti la musica classica serve ai potenti, quando invece Brunetta diceva cose oscene contro il lavoro dei musicisti definiti fannulloni, allora i potenti stavano zitti.

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