Musica contemporanea alla Fondazione Spinola per l’arte

[wide]

Hugues Dufourt

[/wide]

Il compositore e filosofo Hugues Dufourt ha guidato Mariana Ungureanu e Marco Momi, i cui lavori sono stati eseguiti dal Divertimento Ensemble


di Attilio Piovano


Davvero benemerita l’azione intrapresa da tempo dalla Fondazione Spinola Banna per l’arte a Poirino, nei pressi di Torino. Per il sesto anno consecutivo, si è svolto infatti un laboratorio di composizione ad alto livello con selezionati giovani (e già affermati) compositori, il cui risultato – alcuni giorni di workshop nella favorevole condizione di una location entro una campagna verdissima e un auditorium dall’impagabile acustica – è poi confluito sabato 12 maggio, come da copione, nel tradizionale concerto, dinanzi a un pubblico scelto di critici, musicologi, studiosi, responsabili artistici di prestigiose istituzioni, esponenti dell’imprenditoria, della cultura dell’editoria e del jet set (tra i presenti i fedelissimi Giampaolo Minardi, Mario Messinis, Enzo Restagno, Giorgio Pestelli, Paolo Gallarati, Ernesto Napolitano, Talia Pecker Berio, Rosellina Archinto, Gianluigi Gabetti) e via elencando. Nel 2007, in occasione della prima edizione, fu Fabio Vacchi a coordinare il laboratorio affidato poi a Luis de Pablo l’anno seguente; quindi fu la volta di Luca Francesconi, di Toshio Hosokawa e di Ivan Fedele (2009, 2010 e 2011) con la presenza tra i selezionati di compositori ormai con un lungo elenco di lavori alle spalle, da Silvia Colasanti e Luca Marcossi a Manuel Anon Escribà a Christian Cassinelli, Paola Livorsi e Federico Gardella. Non solo: ad eseguire i brani in prima assoluta sono intervenuti in questi sei anni complessi di alto livello, dal Quartetto di Cremona al Trio di Parma, al Quintetto Bibiena, al Quartetto Prometeo (lo scorso anno, con la voce solista di Valentina Coladonato).

Hugues Dufourt con Mariana Ungureanu e Marco Momi

Quest’anno a coordinare il tutto è toccato a Hugues Dufourt, lionese, classe 1943, filosofo e compositore di vaglia e caratura internazionale. Dufourt ha guidato dunque il lavoro dei due compositori selezionati (dal già ricco curriculum ed entrambi con un corposo palmarès di importanti lavori e prime esecuzioni in prestigiose sedi): si trattava di Mariana Ungureanu e Marco Momi i cui lavori sono poi stati eseguiti in prima assoluta sabato 12 maggio, per l’appunto, ad opera del Divertimento Ensemble (Luca Avanzi oboe, Maria Grazia Bellocchio pianoforte, Maurizio Ben Omar percussioni, Lorenzo Gorli violino, Maurizio Longoni clarinetto, Andrea Favalessa violoncello, Lorenzo Missaglia flauto e Maria Ronchini viola), ensemble diretto dall’esperto Andrea Pestalozza. Di Mariana Ungureanu si è ascoltato «Dramma», per otto strumenti tra cui crotali, piatti, un guiro, bongos e tamburo militare quanto alle percussioni: pagina timbricamente screziata, in un unico movimento, con passaggi di innegabile impatto emotivo e un suggestivo epilogo, nonostante qualche obiettiva lungaggine (pur nella campitura di soli otto minuti) e taluni tratti un filino prevedibili, insomma con un vago effetto deja vu (o più propriamente deja entendu). Molto interessante poi «Almost Quiver for E.P.» di Marco Momi: contemplando la presenza di varie ed anche inconsuete percussioni (tra cui scatole di polistirene ‘suonate’ con l’arco, accanto a più prevedibili wood-block e vari altri aggeggi, affidati alle mani dell’espero Ben Omar), il brano di Momi, anch’esso in un unico movimento della durata di circa undici minuti, si è imposto all’attenzione per la bellezza, specie sotto il profilo timbrico, dei vari episodi saldati l’uno all’altro. Ecco allora barbagli di sonorità fosforescenti, asprezze, incandescenze frutto di una mano sicura e di una consumata perizia, tratti coloristicamente ‘puntillisti’, con una prevalenza di timbri puri, solo raramente agglutinati e per lo più in costante emersione. Pezzo di grande fascino, al cui interno la centralità del pianoforte è evidente, salutato da convinti applausi. Poi, come da consuetudine, dopo le due pagine espressamente commissionate ed eseguite in prima assoluta, è stato proposto un brano del ‘maestro’ prescelto in veste di tutor. E si è trattato di «L’Afrique d’après Tiepolo» di Dufourt dal solido retroterra culturale, primo pannello di un ciclo iniziato nel 2005 e proseguito poi con «L’Asie» nel 2009 e terminato ai nostri giorni con «L’Europe»: sempre in riferimento agli affreschi del Tiepolo per la Treppenhaus della residenza di Würzburg. Ampio lavoro (dura oltre venti minuti) entro al quale il pianoforte (non immemore, qua e là, del sommo Messiaen, ma con segno personale) gioca un ruolo rilevante, a partire dalla vasta introduzione. Poi l’entrata esplosiva del vibrafono, quindi la protratta sezione a fasce con statiche figurazioni degli archi e un che di volutamente ipnotico.

Divertimento Esenmble, Hugues Dufourt, Mariana Ungureanu e Marco Momi

Da ultimo il colpo di scena di un vero e proprio «sollevamento tellurico» verso la fine, suggestivo ed evocativo nel contempo, giù giù sino alla chiusa rarefatta dove «la marea si ritira e la calma si ricompone – scrive Pestelli – lasciando in superficie solo labili frammenti melodici». Pagina di indubitabile fascino, nonostante l’innegabile (e certo voluta) dilatazione temporale. Da ultimo Pestalozza che ha concertato con apprezzabile precisione i brani in programma, ha guidato l’esecuzione della superba «Kammersymphonie op. 9» opera del trentaduenne Schoenberg, capolavoro Jugendstil, offerto nella fascinosa trascrizione di Webern, vale a dire per quintetto con pianoforte: versione che permette di apprezzarne al meglio la sapiente tramatura. Esecuzione di buon livello, grazie alla bravura delle prime parti ed alla concertazione analitica di Pestalozza, volta a porre in evidenza i singoli strumenti, pur senza mai perdere di vista l’insieme. Bene il lirismo del violino (prossimo per certi versi alle fraseologie di  «Verklärte Nacht»), notevole la delicatezza della pasta dei legni e molto coinvolgente la performance della parte pianistica. Applausi convinti e, da ultimo, festa grande ai giovani artisti ed al loro temporaneo maestro e tutor nel corso di questa entusiasmante avventura nella campagna piemontese: un’oasi dove si respira cultura, arte contemporanea e signorilità.

© Riproduzione riservata


© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'autore: Attilio Piovano

Attilio Piovano (Torino, 1958), musicologo e scrittore, ha pubblicato Invito all’ascolto di Ravel (Mursia 1995), i racconti musicali La stella amica (Daniela Piazza 2002) e Il segreto di Stravinskij (Riccadonna 2006), i romanzi L’Aprilia blu (Daniela Piazza 2003) e Sapeva di erica, di torba e di salmastro (rueBallu 2009, prefazione di Uto Ughi). In preparazione una nuova raccolta di racconti musicali. Laurea in Lettere, studi in Composizione, diploma in Pianoforte, in Musica corale e Direzione di Coro, è autore di contributi, specie sulla musica di primo Novecento, apparsi in volumi miscellanei, atti di convegni e su rivista. Saggista e conferenziere, ha collaborato con La Scala, la RAI, il Festival MiTo, lo Stresa Festival, La Fenice, l’Opera di Roma, il Teatro Lirico di Cagliari, l’Unione Musicale, il Teatro Regio, il Politecnico di Torino e con varie altre istituzioni. Corrispondente del «Corriere del Teatro», scrive per «Torinosette», magazine de «La Stampa», ha collaborato con «Amadeus», scrive inoltre per «La Voce del Popolo» (da 24 anni) ed esercita la critica su più testate. Docente di Storia ed Estetica della Musica (dal 1986, presso vari Conservatori), dal 1991 a tutt’oggi è titolare di tale disciplina presso il Conservatorio ‘G. Cantelli’ di Novara dove è inoltre incaricato dell’insegnamento di Musica sacra moderna e contemporanea (Analisi delle forme compositive) nell’ambito del Corso biennale di Diploma Accademico in Discipline Musicali (Musica sacra) attivato a partire dall’a.a. 2008/2009 in collaborazione con il Pontificio Ateneo di Musica Sacra in Roma. A partire dall'anno accademico 2012-2013 tiene un corso monografico su «Architettura, Scenografia e Musica» presso il Dipartimento di Architettura & Design del Politecnico di Torino (in collaborazione con Fondazione Teatro Regio: workshop specialistico destinato al Corso di Laurea Magistrale). È stato Direttore Artistico dell’Orchestra Filarmonica di Torino. Da 37 anni (dal 1976 a tutt’oggi) è organista presso la Cappella Esterna dell’Istituto Internazionale ‘Don Bosco’, Pontificia Università Salesiana (UPS), sezione di Torino. È citato nel «Dizionario di Musica Classica» a cura di Piero Mioli, BUR, Milano (2006), che gli dedica una ‘voce’ specifica (vol. II, p. 1414).

Perché non dire la tua? Leggi e accetta la Policy sui commenti