Wolfgang Rihm, Astralis

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Raccolte nel cd pubblicato da Harmonia Mundi tre opere corali del compositore tedesco


di Gialuigi Mattietti


T re lavori corali che abbracciano quasi quarant’anni di attività compositiva, e che mostrano il talento polifonico di Wolfgang Rihm, la sua capacità di confrontarsi con le forme e i generi del passato, ma anche di sperimentare le possibilità della voce umana e le valenze drammatiche ed espressive della scrittura corale. Fragmenta passionis, «cinque mottetti per coro a cappella», risale al 1968, lavoro di un compositore appena sedicenne, ma con le idee già chiare. Le tecniche contrappuntistiche che rimandano ai fiamminghi, e ancora prima ai mottetti isoritmici di Machaut, si fondono con soluzioni decisamente avanguardistiche, e con un nucleo emozionale espressionista, a tratti lirico, quasi mahleriano. Prima ancora di diventare il campione della Nuova Semplicità, intesa come ricerca di un impulso vitale nella musica, basato non sulla sua struttura, ma sul suo potenziale espressivo, sulla sua molteplicità di significati, Rihm dimostra in questo pezzo giovanile di saper trarre linfa creativa dalle Passioni bachiane (lui che da piccolo cantava nel coro dell’Oratorio di Karlsruhe), e trova soluzioni di grande intensità espressiva, e drammatica, cucendo insieme brevi frasi melodiche, armonie fortemente dissonanti, un contrappunto “parlato”, molto teatrale, che evoca scene di folla (ad esempio in Da schrien alle), e che da vicino il Moses un Aron e la Glückliche Hand di Schönberg.

Un’intonazione più intima, riflessiva, e un uso meno dissonante dell’armonia presentano invece i Sieben Passions-Texte (2001-2006), ciclo per sei voci, finemente elaborato dal punto di vista della scrittura polifonica, e concepito come un piccolo dramma in sette scene. L’approccio teatrale e l’influenza schönberghiana, evidenti in queste due “passioni”, lasciano il posto a una dimensione estatica, quasi ipnotica, feldmaniana, in Astralis, ampio lavoro (dura quasi mezz’ora) che dà anche il titolo al cd. Composto nel 2001 per piccolo coro, violoncello e due timpani, come terzo pezzo del ciclo Über die Linie, Astralis si basa su una poesia di Novalis. Nonostante la superficie minimal, per gran parte in pianissimo e in un tempo molto lento, mostra una precisa articolazione, in quattro stanze separate da interludi strumentali, un sottile divisionismo timbrico, un gioco di trasformazioni armoniche, e improvvisi scarti di tempi e di dinamiche, che appaiono come veri elementi di disturbo. Il RIAS Kammerchor, diretto da Hans-Christoph Rademann, offre un’eccellente esecuzione, capace di affrontare tutte le difficoltà tecniche (soprattutto in Astralis), ma mantenendo sempre una perfetta omogeneità di suono e cogliendo magnificamente l’intensità drammatica di queste musiche.


Wolfgang Rihm, Astralis, Rias Kammerchor, dir. Hans-Christoph Rademann, Harmonia mundi



© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'autore: Gianluigi Mattietti

Docente di Storia della musica all'Università di Cagliari, autore di saggi e studi sulla musica del Novecento e contemporanea, collabora come critico musicale con le riviste Amadeus, The Classic Voice, Musica, Il Giornale della Musica, Golem informazione, Il Corriere Musicale.

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