Le nozze di Figaro, regia di Mario Martone

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Al Teatro Comunale di Bologna la rappresentazione dell’opera di Mozart: scena fissa per tutti i quattro atti. Il 21 giugno live streaming web dell’opera


di Irene Sala


L o ammettiamo: di primo acchito l’idea registica di mettere in scena un capolavoro assoluto di moto, brio e azione come Le nozze di Figaro di Mozart, utilizzando una scena fissa per tutti i quattro atti, ci aveva lasciato perplessi. Ed invece questa soluzione funziona eccome, lasciando fluire ancor più liberamente musica, parole e dimensione teatrale; e là dove l’occhio non è capace di vedere, arrivano mente e cuore, come solo le opere d’arte immortali sanno fare.

È stata accolta con fervente entusiasmo il 17 giugno dal pubblico del Teatro Comunale di Bologna, dopo quindici anni di assenza,  la commedia per musica mozartiana su libretto di Da Ponte tratta da Beaumarchais firmata dal regista napoletano Mario Martone, per la prima volta insieme a Michele Mariotti, direttore principale del Comunale, impegnato sul podio di Orchestra e Coro nell’atteso debutto nel titolo. Un debutto che non delude perché già dall’Ouverture, che rompe sottovoce il silenzio della sala Bibiena, si capta la pulsazione viva del carattere musicale mozartiano che ci immerge in medias res. Dalla lettura di Mariotti emerge uno studio attento della partitura, mirato a non tralasciare nulla delle preziose sfumature e finezze timbriche orchestrali che Mozart dosa abilmente. La sua musica, così aderente al dramma (penso ai buffi corni nella cavatina di Figaro Se vuol ballare signor contino) anticipa le situazioni, segue la narrazione e connota i personaggi. Eleganza, essenzialità e coerenza storica le cifre stilistiche dell’allestimento, che al Teatro di San Carlo di Napoli nel 2006 chiudeva il viaggio “a ritroso” nella trilogia mozartiana realizzata da Martone.

Il movimento è creato tramite l’uso sapiente degli spazi scenici e della prospettiva: i personaggi scendono e salgono le sontuose scalinate simmetriche del palazzo, si intravedono passare nell’apertura sullo sfondo, circondano il centrale tavolo nuziale, elemento simbolico, che separa, unisce, cela, svela i personaggi e che può essere posto davanti alle due scale per rendere gli interni, oppure dietro per dare l’illusione dell’esterno; due “braccia” avvolgono la buca dei musicisti per allungare il palco e portare i cantanti in primissimo piano. Lo stesso teatro partecipa all’intreccio del dramma: dalla platea ai balconcini a lato del palco (usati come nascondigli o scappatoie). Sembrano un prolungamento della sala, per colori e cromatismi, i due elementi laterali che fanno da cornice alla scena per le entrate e uscite, costruiti ad hoc per Bologna dallo scenografo Sergio Tramonti.

Belli i costumi settecenteschi di Ursula Patzak: mai esagerati, seppur ricchi e sfarzosi per le alte cariche; mai troppo spogli, pur nella semplicità che si confà all’abito della servitù. Funzionali temporalmente (e non solo) le luci di Pasquale Mari, che accompagnano in modo puntuale La folle journée: dal giorno alla notte, al buio del giardino, in cui i giochi di penombre e travestimenti  affabulano e confondono, creando un caos che si oppone a quella chiarezza e a quella ratio tipicamente illuministica. Da apprezzare la scelta di un cast tutto italiano (fatta eccezione per Basilio – Mert Süngü) che rende piena giustizia al dipanarsi dei meravigliosi recitativi.

Applaudite con calore le protagoniste femminili dell’opera, in particolare la Contessa Carmela Remigio per la raffinata e calda vocalità che sprigiona la malinconia del suo personaggio, come nell’intima cavatina del II atto che affronta sdraiata sui cuscini, e la scanzonata Marina Comparato, nel ruolo del paggio Cherubino, che se la cava davvero bene nonostante abbia saltato le prove d’assieme per malattia. Cinzia Forte è una Susanna che cresce d’intensità emotiva fino all’ultima aria del IV atto. Non sono da meno i protagonisti maschili: il bolognese Simone Alberghini cura con attenzione i dettagli caratteriali e vocali della figura del Conte ed il suo antagonista Figaro, Nicola Ulivieri, spicca per le doti attoriali oltre che canore. Brava la coppia Don Bartolo – Marcellina, Bruno Praticò – Tiziana Tramonti, che strappa sempre un sorriso. Colpisce, in generale, la mimica espressiva e comunicativa del volto dei cantanti e trionfa, ancora una volta, il grande valore gestuale e umano della musica di Mozart.

Giovedì 21 giugno sarà possibile seguire il live streaming delle Nozze di Figaro dal Teatro Comunale di Bologna

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L'autore: Irene Sala

Musicologa, dopo la Laurea in Lettere Moderne presso l’Università degli studi di Bologna nel 2009 ottiene, presso lo stesso ateneo, la Laurea Specialistica in Discipline Musicali discutendo una tesi di Estetica Musicale. Dall’età di 7 anni coltiva la passione per il pianoforte conseguendo il diploma di compimento inferiore al Conservatorio “A. Buzzolla” di Adria e la licenza in Storia della Musica presso L’Istituto Superiore di Studi musicali “Vecchi-Tonelli” di Modena. Ha lavorato presso l’ufficio editing della Fondazione Teatro Comunale di Bologna e presso la segreteria artistica della Fondazione Teatro Comunale “L. Pavarotti” di Modena e, dal 2010, collabora con la Gioventù Musicale d’Italia (sede di Modena) per la progettazione e scrittura dei programmi di sala. Ha ricoperto il ruolo di assistente alla produzione per Medianova srl a Bologna. Attualmente collabora come responsabile stampa e comunicazione con il Conservatorio G.B. Martini e scrive recensioni live per alcune riviste di musica.

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