Confronto semiserio tra le primedonne del melodramma romantico e latino

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Tiziano, Salomè (1550)

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Contrafactum  Stessa musica, altre le parole

Pillole di Storia della musica/1 a cura di Laura Bigi

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Aida? Morbosità da sepolcro. Butterfly? Forse morta per overdose. Solo una eroina risplende fulgida per moralità e castità…


di Massimo Venuti


U n sommario confronto tra le protagoniste del melodramma tedesco e di quello mediterraneo mostra in tutta evidenza la monumentale ottusità e prevedibilità delle prime nei confronti delle seconde, che vanno ben oltre la semplice equazione amore-dedizione-morte. Qui, tanto per dirne una, è un moltiplicarsi di continui tradimenti, da quelli “in fioretto” della Rosina del Barbiere, a quelli “in carne” di Musetta (Bohème) o di Carmen, la fumatrice di sigari e dispensatrice di servizietti vari ai contrabbandieri. C’è chi fa peggio, come le tagliatrici di teste Salome, Dalila (Saint-Saëns) o Turandot, quest’ultima caratterizzata, per dire le cose come stanno, da evidente frigidità, come la cosiddetta “neoclassica” Norma, al contrario dell’iperestesia sessuale di Violetta, la “cosiddetta” Traviata. Poi ci sono le superintelligenti come la contessa Eboli (Don Carlos), le superdeficienti come Gilda (Rigoletto).

TOSCA. Maria Callas

E che dire delle psicotiche tipo Sonnambula o Lucrezia Borgia? Quale eroina tedesca sarebbe affetta da “morbosità da sepolcro” come Aida, la necrofila, o la tisica da “traino affettivo” come Mimì? Ma c’è di più. Ci sono gironi ancora più perversi e profondi: evidenti i segni di alcolismo in Maria Stuarda, e io sospetto anche in Cenerentola, ma come non si fa ad avere almeno qualche dubbio su Tosca? Per altro, una ipercinetica assassina con evidenti problemi di ipertiroidismo. Non c’è dubbio sull’abuso di sostanze stupefacenti di Butterfly, che guarda tutto il giorno il mare con il fil di fumo, forse morta per overdose. Ci va giù pesante con il crack la protagonista di Erwartung, con i suoi deliri notturni acid-jazz, intanto che Marie va e viene da ospedali psichiatrici, ma fa impazzire il marito Wozzeck. Solo una eroina risplende fulgida per moralità e castità: Lulu. Infatti, dichiarando quello che fa, si libera da ogni colpa presentandosi al nostro acuto sguardo come una vera gemma di purezza e onestà.

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L'autore: Massimo Venuti

Laurato in Filosofia, ha studiato Composizione e pianoforte perfezionandosi poi al Mozarteum di Salisburgo, con Friedrich Cerha, e all'Accademia Chigiana di Siena. Ha poi conseguito il Master di II Livello in Filologia dei testi Medioevali e Rinascimentali alla Scuola di Musicologia di Cremona. Ha pubblicato diversi libri e saggi. La sua principale opera filosofica è La retorica del logos, presentata alla Buchmesse di Francoforte e in diverse citta italiane ed europee. Ha tenuto Corsi sulla logica occidentale all'Università di S. Pietroburgo ed è stato chiamato a firmare la Carta intellettuale presso il Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra. È docente ordinario di Semiotica della musica, ed Estetica della musica presso il Dipartimento di "Scienze analitiche, storiche e critiche della musica" del Conservatorio di Milano.

Ci sono 2 commenti all'articolo

  1. bubu

    Dalila – non Dalida – per fortuna di Sansone, si limitava a tagliare i capelli. La tagliatrice di teste biblica era Giuditta, quella che anche Vivaldi aveva fatto trionfare

    1. massimo venuti

      Gent. Bubu,
      ringrazio del refuso di Dalila con Dalida, la cantante scalza, suicida, che qualcuno ricorderà. Mi è noto, caro Bubu, che a Sansone furono tagliati i capelli, naturalmente, ma rientrava nelle vittime della tagliatrici di teste (mentali o sessuali) che faceva parte del paradosso. Anche Maria Stuarda non era un’alcoolizzata, ma la metafora e il paradosso sono alla base dell’ironia. Anche, e soprattutto, con le loro forzature.

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