Tempo Reale diventa label discografica

[wide]

[/wide]

Johannes Ockeghem trasfigurato e David Moss sono i primi compositori proposti nella nuova collana


di Michele Manzotti


V enticinque anni di musica valgono un bilancio. Stavolta, grazie alle caratteristiche dell’istituzione che festeggia il quarto di secolo di attività, è possibile fare in modo che il punto della situazione venga messo nero su bianco grazie alla produzione discografica. L’ente in questione è Tempo Reale, figlio di un’idea avuta da Luciano Berio, che in questo tempo ha legato a doppio filo ricerca ed esecuzione servendosi delle nuove tecnologie come normali strumenti di lavoro al pari di quelli tradizionali. La documentazione è diretta conseguenza di questa attività con un archivio che di volta in volta si impreziosice delle produzioni originali. Ecco dunque la nascita di Tempo Reale come etichetta, al di fuori dei circuiti commerciali (manca infatti il codice a barre) per valorizzare la propria storia fornendo la propria documentazione anche al pubblico. Un’operazione rischiosa se vogliamo, dato che il tipo di esecuzione proposta nelle stagioni dell’istituzione fiorentina  non è strettamente sonora , ma spesso anche visiva.

Per i primi due titoli della collana (numeri di catalogo Trc01 e Trc02) sono state scelte due esecuzioni del 2011: la Missa Ockeghem, presentata nell’ambito del Maggio Musicale Fiorentino e di Fabbrica Europa, e Many More Voices dal festival Lunatica in provincia di Massa Carrara. La Missa Ockeghem è un titolo che rende bene il contrasto tra musica antica e contemporanea. Da un parte l’ensemble L’Homme Armé diretto da Fabio Lombardo che esegue con rigore e passione insieme le pagine sacre del grande maestro fiammingo Johannes Ockeghem  (XV secolo), dall’altra il Tempo Reale Electroacoustic Ensemble  alle prese con vere e proprie architetture sonore. Un contrasto solo apparente, che riprende nella parte contemporanea le linee orizzontali della polifonia antica frazionandole e ricostruendole in modo autonomo.

Many More Voices è invece una composizione di David Moss, che recita i propri testi in collaborazione con Francesco Giomi e Francesco Canavese sotto la sigla Sdeng a cui è affidata la parte elettronica. Qui è sicuramente più arduo l’ascolto, all’inizio legato al solo testo parlato, che non è inoltre agevolato dalla mancanza di note illustrative come nel caso dell’altro titolo. Un orecchio educato però può apprezzare i vari momenti in cui l’espressione vocale viene filtrata dal lavoro elettronico sviluppandola in territori battuti in precedenza da compositori come John Cage e Luciano Berio. Un lavoro complesso e dalle varie sfumature che forse va preso a piccole dosi, ma che è bene sia reperibile su cd.  È possibile acquistare i cd sul sito di Tempo Reale

© Riproduzione riservata


© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'autore: Michele Manzotti

Nato a Firenze nel 1960, è musicologo e giornalista. Dopo essersi laureato in Lettere nel 1986, ha collaborato con varie riviste, e ha insegnato storia della musica al Liceo musicale di Arezzo. Assunto al «Resto del Carlino» nel 1990, dal 1995 lavora a «La Nazione», dove attualmente è all'ufficio centrale. Nel 2002 in «Civiltà Musicale» è stato pubblicato il suo catalogo delle musiche non operistiche di Arrigo Boito. Dello stesso anno è l'uscita del libro Attilio Brugnoli-Il pianoforte e la sua mano (Polistampa, Firenze) con cd allegato con la prima incisione assoluta delle musiche di Brugnoli, compositore di cui ha poi raccolto l'opera omnia per l'Enap stampata da Laterza nel 2006. Cura inoltre tramissioni per l'emittente Rete Toscana Classica e collabora con gli Swingle Singers.

Perché non dire la tua? Leggi e accetta la Policy sui commenti