La storia delle Chansons de Bilitis

[wide]

George Barbier, Bilitis (1922)

[/wide]
[box bg=”#FFCC33″ color=”#000000″]

Contrafactum  Stessa musica, altre le parole

Pillole di Storia della musica/4 a cura di Laura Bigi

[/box]

Debussy, quel furfante di Pierre Louÿs e l’erotica Bilitis: una storia quasi paradossale


di Massimo Venuti


L a storia delle Chansons de Bilitis è per certi versi divertente e paradossale. Debussy ne fece una prima versione per pianoforte e voce nel 1900 piena di quinte e ottave parallele che se le avesse fatte uno studente sarebbe stato bocciato al primo anno di armonia. Una seconda per celesta arpe e voce sempre su testo di quell’acuto furfante di Pierre Louÿs. Ricco di famiglia, questi ereditò trecentomila franchi e anche la notizia che sarebbe vissuto per tre anni circa, a causa di una particolare forma di tubercolosi. Quel pazzo ne spese scientificamente centomila all’anno.

Claude Debussy

Solo che alla fine il medico gli disse «mi scusi tanto mi sono sbagliato, lei sta benissimo». Bella notizia davvero. Rovinato e mantenuto dal fratello, risalì la china con opere onirico-erotiche (Aphrodite) che ispirarono serie di incisioni come il Giardino di Afrodite (luogo e data non pubblicati per evitare la censura) o La chiocciola purpurea di Fleurette (pubblicata a Paphos, l’anno di Citera 5091, naturalmente una fandonia). In questo contesto nasce il poemetto delle Chansons che doveva essere danzato da discinte fanciulle. Louÿs si divertì molto alle prove, chissà cosa facevano; invece Debussy lasciò perdere perché era impegnato in quelle dei Nocturnes. L’operazione voleva creare scandalo per questioni chiaramente commerciali, ma non funzionò tanto da quel punto di vista, forse il gioco era troppo scoperto. Certo non funzionò come la prima del Prélude à l’après-midi d’un faune, dove il ballerino Nijinsky mimò un atto sessuale in pubblico fino alle sue estreme conseguenze.

Non erano più quei tempi. Di tutta questa faccenda rimase la partitura delle Chansons, in ben due versioni posteriori alla morte di Debussy, e che egli non aveva nemmeno voluto pubblicare.

[box bg=”#FFCC33″ color=”#000000″]

La Flûte de Pan

Pour le jour des Hyacinthies,
il m’a donné une syrinx faite
de roseaux bien taillés,
unis avec la blanche cire
qui est douce à mes lèvres comme le miel.

Il m’apprend à jouer, assise sur ses genoux ;
mais je suis un peu tremblante.
il en joue après moi,
si doucement que je l’entends à peine.

Nous n’avons rien à nous dire,
tant nous sommes près l’un de l’autre;
mais nos chansons veulent se répondre,
et tour à tour nos bouches
s’unissent sur la flûte.

Il est tard,
voici le chant des grenouilles vertes
qui commence avec la nuit.
Ma mère ne croira jamais
que je suis restée si longtemps
à chercher ma ceinture perdue.

[/box]

© Riproduzione riservata


© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'autore: Massimo Venuti

Laurato in Filosofia, ha studiato Composizione e pianoforte perfezionandosi poi al Mozarteum di Salisburgo, con Friedrich Cerha, e all'Accademia Chigiana di Siena. Ha poi conseguito il Master di II Livello in Filologia dei testi Medioevali e Rinascimentali alla Scuola di Musicologia di Cremona. Ha pubblicato diversi libri e saggi. La sua principale opera filosofica è La retorica del logos, presentata alla Buchmesse di Francoforte e in diverse citta italiane ed europee. Ha tenuto Corsi sulla logica occidentale all'Università di S. Pietroburgo ed è stato chiamato a firmare la Carta intellettuale presso il Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra. È docente ordinario di Semiotica della musica, ed Estetica della musica presso il Dipartimento di "Scienze analitiche, storiche e critiche della musica" del Conservatorio di Milano.

C'è un commento all'articolo

  1. massimo venuti

    Gent. Lupi Timini,
    la versione a quattro mani s’intitola Six Epigraphes antiques ed è del 1914, poi orchestrata da Ernest Ansermet.
    Massimo Venuti

Perché non dire la tua? Leggi e accetta la Policy sui commenti