Ockeghem e de la Rue – Requiem


Un pregevole ritratto musicale dell’arte di due maestri fiamminghi affidato alla Cappella Pratensis di Stratton Bull


«Une messe exquise et très parfaite»: così nella sua Déploration sur le trépas de Jean Ockeghem il poeta e retorico francese Guillaume Crétin (1460 ca. – 1525), cantore alla Sainte Chapelle di Parigi e cappellano di Francesco I, a proposito del Requiem di Johannes Ockeghem. È molto poco probabile che la versione conosciuta da Crétin sia la medesima che la Cappella Pratensis di Stratton Bull ha recentemente inciso per Challenge Classics, insieme alla messa funebre di Pierre de la Rue; in ogni caso l’ascolto di quest’album, dedicato alle prime due forme di Requiem sopravvissute – il primo, perduto, è di Dufay – è davvero squisito e piacevole.
Chi conosce l’arditezza compositiva per la quale Ockeghem è ricordato, la continua ricerca e innovazione, la complessità e l’addensamento della trama polifonica che permeano le sue opere, si troverà certamente spiazzato all’ascolto del Requiem. In effetti, le prime messe funebri risultano molto più scarne, austere ed asciutte rispetto alle messe coeve – quella di de la Rue non fa eccezione, sebbene in misura minore – di solito organizzate ciclicamente, notate per quattro voci e con un’organizzazione interna delle sezioni ben codificata nei cinque brani dell’Ordinarium.
Ci troviamo qui invece di fronte ad un’assoluta rarefazione e disorganicità del materiale musicale, un cantus firmus – poco ornato – per ogni sezione e l’impiego di due o tre voci – si giunge a quattro solo nei finali di Kyrie, Graduale e Tractus – trattate in modo lineare senza contrappunto imitativo. Impressione che si attenua nell’opera di de la Rue, la quale beneficia di una maggior omogeneità stilistica pur senza rinunciare ancora ad un certo gusto arcaico.
Le otto bellissime voci della Cappella Pratensis, ensemble olandese votato alla polifonia rinascimentale, assecondano semplicità e linearità con vocalità trasparenti e pulitissime – scuola inglese, niente di più lontano dall’incisione di Marcel Pérès  con l’Ensemble Organum – ma al tempo stesso tutt’altro che fredde e vuote. La matericità del suono si avverte soprattutto nel Requiem di de la Rue, dove l’intreccio polifonico si fa più complesso e la profondità dei Bassi – come nello splendido Sanctus – scaldano la brillantezza degli Alti, in un impasto compatto che genera ondate timbriche rendendo l’esecuzione mai piatta a noiosa.
Un’altra uscita di pregio per Challenge Classics, confermata dalla consueta ottima qualità della presa del suono e da un nutrito booklet affidato alla penna di Margaret Bent che ne ha curato anche la consulenza musicologica.


Ockeghem/de la Rue – Requiem | Cappella Pratensis, dir. Stratton Bull | Challenge Classics CC72541 [57:15] | Curch of Vieusart (Belgio), 9-12 Giugno 2011


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L'autore: Cecilia Malatesta

Nata a Milano nel 1986, dopo svariati anni di studi pianistici classici, decide di dedicarsi alla musica dal punto di vista teorico; si laurea così in Beni culturali, indirizzo musicologico, con una tesi sulle musiche di scena di Gipo Gurrado per il teatro di “Quelli di Grock”. Dopo un periodo di studio all’Université Rabelais di Tours (2009-2010), si innamora della Francia medievale e termina gli studi magistrali sotto la guida di Davide Daolmi con una tesi che propone una rilettura del mecenatismo musicale di Eleonora d’Aquitania. Ha collaborato con il Comune di Abbiategrasso alla realizzazione del Festival di teatro urbano “Le strade del teatro” (edizione 2007) e con l’Ufficio Ricerca Fondi Musicali della Biblioteca Nazionale Braidense. Attualmente è collaboratrice Rilm Italia e cerca la propria strada, sognando che s’incroci con quella della musica antica.

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