La Siae su smartphone


La società nata alla fine dell’800 crea una App con servizi a “kilometro zero”. Svanisce nel nulla la commissione d’inchiesta alla Camera


di Francesco Fusaro


[Egrave] da molto che se ne sente parlare: la necessità di smaltire la burocrazia direttamente online, oltre a facilitare di molto la vita del cittadino (niente code, tempistiche ridotte ecc.), è anche utile per il contenimento dei costi di gestione, certo non irrisori nel nostro Paese per quanto riguarda il settore servizi. Un ragionamento che non fa una piega. E c’è da dire che in questo l’Italia ha fatto nell’ultimo periodo degli ottimi passi in avanti: all’inizio di quest’anno, infatti, la pubblicazione dell’eGovernment Benchmark Report commissionato dall’Unione Europea ci dava come finalmente allineati alle nazioni europee più avanzate con un salutare 99% di crescita nel biennio 2009/10 per le prestazioni essenziali fornite direttamente in Rete alla cittadinanza. Sarà dunque stato per questo trend positivo che anche un ente piuttosto affezionato al «mondo di carta» come la SIAE ha deciso di convertirsi al digitale? Sono stati infatti recentemente annunciati nuovi servizi “a kilometro zero” disponibili sia in Rete che direttamente su smartphone. In particolare, come leggiamo dal sito della Società, per gli «utilizzatori del repertorio tutelato», sarà possibile dal 5 novembre sbrigare online le pratiche per «la richiesta del permesso di utilizzazione, la trasmissione dei dati economici della manifestazione, la visualizzazione dei diritti dovuti e il pagamento di tali diritti». A questo si aggiungano i servizi per gli associati quali «l’estratto conto i propri dati anagrafici e bancari, news e area ticketing con cui comunicare con la SIAE e risolvere eventuali problematiche».

Uno dice: meglio di niente, dai. Certo, viene piuttosto da dire, una bella goccia nell’oceano, considerando a mente fredda che: il Codacons aveva avviato un processo di chiarimento nei confronti degli associati in merito all’investimento da parte di SIAE di decine di milioni di euro nel gigante finanziario Lehman Brothers, finito a carte quarantotto, come si usa dire. Che doveva esserci una Commissione d’inchiesta su questo giro di denaro, improvvisamente scomparsa (come ci ricorda il sito Linkiesta). Che a quanto pare la SIAE avrebbe un debito di oltre un miliardo con i propri associati, come pare evidente dalla cifra da capogiro che compare a pag. 71 del rendiconto 2011 della Società, sezione “Passivo”. Che l’azienda ha una situazione a livello di organigramma definibile eufemisticamente poco chiara, come emerge da un recente articolo di Sergio Rizzo apparso sul Corriere della Sera. Diciamo che una bella app per gli utenti di una Società nata alla fine dell’800 e che è stata protagonista – del resto, direte voi, chi non nel nostro Paese? – di uno speciale di Report risalente ormai al 2001, ci voleva. Sicuramente servirà ad evitare il famoso assalto agli sportelli in stile Mary Poppins. Per la compilazione delle pratiche, non certo per riavere indietro i soldi.

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L'autore: Francesco Fusaro

Musicologo, dj e giornalista, ha scritto per Amadeus, Rockit, Linkiesta, il Giornale della musica, DJ Magazine, Huffington Post. Ha partecipato a progetti artistici in Italia, Inghilterra, Marocco e Stati Uniti. Vive e lavora a Londra, dove conduce un proprio programma radiofonico per Shoreditch Radio.

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