Albanese a Palermo e Debussy quell’insofferente

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Concerto  Gli Amici della Musica hanno ricordato il compositore francese con un concerto pianistico. Si chiudono così le celebrazioni del 150° anniversario della nascita di una figura fondamentale anche per la musica del Novecento


di Monika Prusak


U na conclusione d’anno suggestiva quella dell’Associazione Amici della Musica di Palermo, che ha proposto il 18 dicembre scorso un programma interamente dedicato a Claude Debussy ed eseguito dal giovane pianista Giuseppe Albanese, chiudendo in questo modo i festeggiamenti del 150° anniversario della nascita del compositore francese.


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Cerco di restituire il Debussy icastico e anticonformista.
Il commento di Giuseppe Albanese

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La caratteristica che più traspare nel suonare di Albanese è la naturalezza, appoggiata da una padronanza tecnica notevole e da un suono vellutato, sicuro, che gli permette di interagire con tutto il corpo, coinvolgendo lo spettatore nell’interpretazione. Il pianista inizia con la Suite bergamasque in cui, sin dalle prime note del Prelude, dipinge i momenti in piano con delicatezza, svelando un timbro soave dello strumento. Il carattere evanescente del primo movimento si disperde nel secondo Menuet, la cui atmosfera danzante viene accompagnata da una straordinaria compattezza del suono e dalle agilità scorrevoli. Gli accordi arpeggiati e i glissandi di Albanese ricordano l’arcobaleno, lasciando presto spazio a una delle pagine più famose di Debussy, Clair de lune, il terzo movimento della Suite. Il pianista non ha fretta, la luce della luna si propaga pigramente; le sue scelte di velocità sono naturali, riflessive. In fondo alla delicata immagine notturna si cela un ardore che non sarà mai svelato, un tormento che rimane sotto questo meraviglioso gioco di onde sonore. La luna si specchia in un’acqua che a volte è quieta, a volte più movimentata, ma non disturba mai la sua tranquillità. Si arriva al Passepied, il quarto movimento in cui la musica si trasforma in una danza dinamica e vivace. Albanese usa tutta la gamma delle dinamiche senza perdere mai la brillantezza del suono, rendendo ogni movimento della composizione un pezzo nuovo, fresco e inaspettato.

CLAUDE DEBUSSY

CLAUDE DEBUSSY

Dopo la malinconica, ma non priva di momenti drammatici Ballade, il solista esegue Pour le piano, la suite composta in tre movimenti: Prelude, Sarabande e Toccata. La cupa densità armonica e timbrica dell’inizio del Prelude dà l’impressione di un’acqua quasi stagnante, nonostante il tempo abbastanza vivace del movimento. La seguente Sarabande rilassa con i suoi tempi comodi e pensosi. Albanese sembra raccontare una storia intima: il suono è raccolto, elegante, tingendosi di dolore che non diventa mai troppo evidente. L’ultimo movimento, Toccata, nella quale il pianista espone un’ammirabile scorrevolezza, è pieno di note brevi e staccate che insieme formano delle cascate di acqua limpida e corrente. L’inquietudine si calmerà nel breve Notturno, per ravvivarsi nuovamente nella terza suite Estampes, in cui la delicata riflessione dei templi Pagodes si trasforma negli echi danzanti della habanera nel secondo movimento La soirée dans Granade. Albanese ce lo trasmette con tutto il corpo che ondeggia insieme ai ritmi ballabili, ma è una danza sospesa, onirica, un ricordo o forse un’impressione. L’ultimo movimento Jardins sous la pluie colpisce per la varietà di timbri, nella quale il solista espone la maestria del tocco e la profondità della sua relazione con la musica di Debussy. È preciso e rilassato allo stesso tempo, ma quello che arriva all’orecchio dell’ascoltatore è una pioggia che cambia continuamente intensità insieme al vento che soffia in diverse direzioni: le singole gocce si riuniscono in un tintinnare implacabile, burrascoso e fluttuante.

Albanese conclude con due pezzi brevi, il più “dinamico” Mascques, e L’Isle joyeuse. Per la prima volta il pianista decide di usare sonorità più dirette, meno oniriche, creando una conclusione per questo percorso sonoro intenso e riflessivo. Richiamato con calorosissimi applausi Albanese regala un altro gioiello debussiano, il valzer La plus que lente, lasciando il pubblico in un’atmosfera poetica e incantata.

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L'autore: Monika Prusak

Monika Prusak, musicista, musicologa e docente. Diplomata in Flauto traverso e laureata in Educazione artistica nel campo dell’arte musicale e Direzione di coro presso l’Accademia di Musica “F. Chopin” di Varsavia, in Canto presso il Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo e in Musicologia e Beni Musicali presso l’Università degli Studi di Palermo, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Storia e analisi delle culture musicali presso la Sapienza - Università di Roma con una tesi dal titolo Il senso musicale del Nonsense: Petrassi e Ligeti. Due esempi di “neomadrigalismo” nel secondo Novecento. Ha al suo attivo conferenze scientifiche e divulgative su argomenti musicologici (Sibelius Academy di Helsinki, Società Italiana di Musicologia, Associazione Amici di Santa Cecilia di Roma, Bologna Festival, Istituto Polacco di Roma, Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo) e collaborazioni pubblicistiche (Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, Teatro Massimo di Palermo, Opera di Wroclaw, Drammaturgia Musicale, Il Giornale della Musica, riviste Ruch Muzyczny e Krytyka Muzyczna di Varsavia). Dal 2011 è critico musicale presso «Il Corriere Musicale» on-line e fa parte del comitato di redazione della rivista musicologica «Krytyka Muzyczna» di Varsavia, fondata da Michał Bristiger.

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