Bologna: un “Trovatore” senza necessità

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Opera  Lo spettacolo andato in scena al Teatro Comunale aveva i suoi punti di forza nell’insieme corale e in quello orchestrale; solidamente tradizionale la direzione, dignitosi i cantanti, ma non più che funzionale l’allestimento


di Giampiero Cane


[IL] Trovatore è una di quelle opere, non sono moltissime, che tutte le persone di media cultura dovrebbero conoscere. È un capolavoro del teatro musicale romantico italiano, per qualcuno l’opera che ha in sé la quintessenza del genere. Comunque la si pensi in merito, ciò non vuole dire che sia necessario che chi sia interessato a prendere atto della sua esistenza e magari a dare un qualche giudiziono iniziale di qualità debba assistere a una rappresentazione. Ci mancherebbe! Tanto più oggi che siamo inondati di dvd; ma a tutti è possibile la lettura del libretto e l’ascolto di una o più registrazioni con un po’ di quei confronti che sono comunque utilissimi, qualsiasi sia lo spirito con cui si fanno, come da anni insegna La Barcaccia. Se, invece, il neofita vuole andare a teatro e aspetta che l’opera vada in scena più o meno a portata di mano, potrebbe finir col perderne  il senso e il sapore in virtù di un allestimento non all’altezza e, quindi, fuorviante. Naturalmente però, se già conosce l’opera una messinscena banale non avrà effetti, perché il suono dell’opera è quanto basta.

Oggi che i teatri stanno per essere messi di fronte alle loro responsabilità, oggi che se non troveranno modi di associarsi, non di coprodurre, ma proprio di vivere assieme nella stessa sede, finiranno col dover chiudere, allestimenti funzionali, ma di scarsissimo interesse, come quello che di quest’opera ha ripescato nei propri depositi il Comunale di Bologna, dovrebbero diventare impossibili perché dovendosi alleare in molti per far poco di più di quel che per ora fa ciascuno di essi, non si potranno buttar via le occasioni. Le città dell’Emilia potranno probabilmente affrontare la crisi, se lasceran perdere gli antichi antagonismi e se sapranno scegliere gli staff trascurando i localismi, ma con chi mai potrà allearsi il teatro di Cagliari? Anche se si accordasse con Sassari non ci salterebbe fuori un pubblico bastevole. Comunque, da regione a statuto speciale (il che può anche significare a prepotenza speciale) vedranno i suoi politici speciali come risolvere il problema, se ritengono che ci sia.

Il Trovatore andato in scena a Bologna ha i suoi punti di forza nell’insieme corale e in quello orchestrale. La direzione, affidata a Renato Palumbo, è figlia della tradizione più consolidata. Quindi funziona. Il teatro ha messo insieme 2 cast per le  recite in 12 giorni (alle quali sono da aggiungere 2 prove generali, come di consueto aperte al pubblico con un biglietto d’ingresso a prezzo più contenuto). La sensazione che abbiamo avuto è però che i protagonisti abbiano preparato le proprie parti da soli: ciascuno cantava da sé almeno decentemente, ma a volte negli insieme le diverse pronunce non sembravano convergere verso una intrpretazione. Il Conte di Luna di questa prima è stato il baritono della seconda troupe, Luca Salsi, impacciatissimo in scena; Leonora era Maria José Siri, a tratti improvvisamente piatta nell’espressione; Azucena, Andrea Ulbrich, non si sa se per propria scelta o per decisione registica spinta in un’area gigionesca che poco giova a un personaggio che di per sé è alquanto eccessivo. Il Manrico di Roberto Aronica ha tenuto benino la propria parte tranne che in un paio di punti, nei quali ha pagato l’eccesso ed è stato pizzicato dal pubblico.

La regia che fu di Paul Curran viene qui ripresa da Oscar Cecchi. Non merita un giudizio positivo: questi zingari e questi spagnoli medievali, atteggiati a militi dell’Ottocento e a notabili e ribelli dell’epoca, non sopravvivono alla propria comicità. L’insieme si salva probabilmente perché il pubblico non s’accorge del conflitto politico, che ben poco del resto caratterizza l’opera («d’Urgel seguace, a morte proscritto»), ma s’accontenta di una sempiterna storia d’amore, anche se un po’ vecchiotta, come conviene al melodramma.

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L'autore: Giampiero Cane

Dagli anni Sessanta critico musicale per quotidiani e riviste, collabora ancora oggi con il manifesto. Ha insegnato nell’Università di Bologna, avendo la cattedra di Civiltà musicale afro americana, ma coprendo per sei anni anche l’insegnamento di Storia della musica moderna e contemporanea. È autore di alcuni libri, tra io quali si possono ricordare Tre deformazioni dolorose: Sade, Rossini, Leopardi, Canto nero (sul free jazz), MonkCage (sul Novecento musicale Usa), e Confusa-mente il Novecento.

Ci sono 2 commenti all'articolo

  1. Anna

    Oltretutto il finanziamento della Regione Sardegna non nasce a causa dello statuto speciale ma nasce dalle vecchie leggi che prevedevano che il finanziamento servisse per portare la musica nel Territorio ( come noto con parecchi problemi di infrastrutture ) .C’è inoltre da evidenziare che la Regione Sardegna compensa alla scarsità del Fus nazionale il Lirico è assieme al Maggio un Teatro che produce molta sinfonica penalizzata dai criteri fus ed ha il contributo più basso dopo quello del Petruzzelli .

  2. Annalisa

    Non si può confrontare la situazione del comunale di Bologna con quella di Cagliari, la differenza del territorio è notevole ma sopratutto è notevole la differenza delle presenze che per Bologna sono purtroppo scarse, dalla relazione della corte dei conti del 2010 appare infatti che e gli spettatori paganti siano stati 72.464 contro i 132.138 di Cagliari. In passato Cagliari aveva assieme a Trieste il tasso più alto di presenze in proporzione agli abitanti. Ultimamente a causa di numerosi fattori : spettacoli cancellati, aumento del prezzo degli abbonamenti, crisi nazionale, conflittualità ), ma a mio parere sopratutto a causa della mancanza totale di Marketing ha perso in tre anni 6000 abbonati. L’ esternalizzazione del servizio di biglietteria ha contribuito a questa perdita, visto che il personale che lavorava nella biglietteria del Teatro portava avanti un lavoro di informazione e di pubblicità capillari . Oltretutto il Lirico con il Parco che offre un nuovo teatro di 350 posti potrebbe come l’accademia di S, cecilia produrre più spettacoli in contemporanea accordandosi con il vicino conservatorio….Non di meno bisogna evidenziare che il comunale di Bologna chiude da anni con gravi disavanzi d’amministrazione….In più bisogna aggiungere che il Comunale di Bologna ha l’arena e la Scala a breve distanza e potrebbe portare avanti il discorso delle coproduzioni e degli scambi di personale perché convive con Teatri strutturalmente affini. Il Lirico di Cagliari invece si trova a collaborare ( come già avviene ) con un teatro di tradizione che esegue una stagione di soli 4/6 mesi . Il Lirico di Cagliari caro signore non ha problemi di pubblico ma semmai ha problemi di prezzi visto che ad oggi è la fondazione Lirica che a causa della forte crisi e povertà che vive il suo territorio è costretta a tenere i prezzi forse più bassi d’Italia…..

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