Bruno Canino a Firenze

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Intervista  Il pianista in concerto per gli Amici della Musica con un programma dedicato al “valzer”. Per gli iscritti al Club dei lettori del Corriere Musicale sconto del 20% sul prezzo del biglietto


di Michele Manzotti


«Una volta ho scritto un libro di cronache musicali che prossimamente avrà un seguito. Spero di finirlo presto, ho inserito anche un racconto di fantascienza. Sempre riferito alla musica, ovviamente». Bruno Canino non finisce mai di sorprendere. Classe 1935, è uno dei grandi nomi del pianismo italiano. Un esecutore che accanto alla carriera solista collabora in formazioni da camera (il duo pianistico con Antonio Ballista e il trio di Milano, per citare le più note). Alle 16 Canino sarà al Teatro la Pergola per un programma dedicato interamente al valzer nell’ambito della stagione degli Amici della musica. Un percorso che lo stesso Canino illustrerà al pubblico stamattina alle 11.30, sempre alla Pergola (info tel. 055608420, www.amicimusica.fi.it,  info@amicimusica.fi.it).

Come mai questa scelta?
«È un programma che vuole affrontare tante epoche e compositori, come se fossero tanti stuzzichini. Pensi che quelli di Clementi erano scritti per uno strumento con percussione annessa e non sembrano valzer veri e propri. Quelle di Schubert invece si chiamano danze tedesche: ho letto il Werther di Goethe e quando si parla della danza, la Deustche, il traduttore ha indicato il valzer».

Però il valzer nella classica è anche una forma molto complessa, come nel caso di Chopin...
«Infatti ho inserito i ballabili e i non ballabili come appunto i valzer di Chopin. Tra i primi ci sono quelli di Schubert che tra l’altro gli permisero di guadagnare dato che gli furono commissionati da una scuola di danza. Tra gli altri ricordo Brahms e i Valses nobles et sentimentales di Ravel».

Ci sono altri compositori francesi?
«Ho scelto Chabrier e La plus que lente di Debussy. Ma anche dei russi, quasi per rappresentanza dato che sono pezzi molto brevi, tra cui quello di Čajkovskij che ha un ritmo diverso dai valzer che conosciamo così come ha fatto nelle sue sinfonie. E poi ci sono i contemporanei come Hindemith che riprende il Boston (un valzer arrivato in Europa con le truppe statunitensi durante la prima guerra mondiale) e Schönberg con un pezzo dodecafonico».

Questo programma coincide con i suoi ascolti attuali?
«Più che ascolto, ogni giorno studio. Poi questi anni sono stati “devastati” dai centenari, l’ultimo in ordine di tempo quello di Debussy. Quest’anno è la volta di Verdi e Wagner, e noi pianisti dovremmo essere disoccupati. Mi piace però cambiare programma»

C’è un compositore che non può fare a meno di studiare ogni giorno?
«In questo periodo sono tre: Mozart, Schubert e Debussy».

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L'autore: Michele Manzotti

Nato a Firenze nel 1960, è musicologo e giornalista. Dopo essersi laureato in Lettere nel 1986, ha collaborato con varie riviste, e ha insegnato storia della musica al Liceo musicale di Arezzo. Assunto al «Resto del Carlino» nel 1990, dal 1995 lavora a «La Nazione», dove attualmente è all'ufficio centrale. Nel 2002 in «Civiltà Musicale» è stato pubblicato il suo catalogo delle musiche non operistiche di Arrigo Boito. Dello stesso anno è l'uscita del libro Attilio Brugnoli-Il pianoforte e la sua mano (Polistampa, Firenze) con cd allegato con la prima incisione assoluta delle musiche di Brugnoli, compositore di cui ha poi raccolto l'opera omnia per l'Enap stampata da Laterza nel 2006. Cura inoltre tramissioni per l'emittente Rete Toscana Classica e collabora con gli Swingle Singers.

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