Chopin “da camera”

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Concerto Pietro De Maria e I Solisti di Pavia alla Filarmonica di Trento interpretano l’intimismo lirico di Chopin attraverso la versione cameristica dei due Concerti per pianoforte del compositore polacco


di Barbara Babic


C on un programma interamente dedicato a Chopin ed eseguito da interpreti d’eccezione si apre la stagione 2013 della Società Filarmonica di Trento. Interessante la scelta di presentare il Primo e il Secondo Concerto per pianoforte e orchestra del compositore polacco in versione cameristica, sostituendo all’orchestra un quintetto d’archi, aspetto, questo, che si ricollega alle origini delle opere stesse. Infatti, nell’estate del 1830, durante la stesura del Primo Concerto (composto in realtà dopo il Secondo), Chopin aveva preparato una versione ridotta rispetto all’organico originale da presentare in anteprima a casa dei genitori per una cerchia di amici «allo scopo di familiarizzare gli strumentisti non solo con la lettura del testo ma anche col genere di interpretazione più adatto», come scrisse in una lettera all’amico Wojciechowski.

Come è noto queste opere vennero criticate dai contemporanei di Chopin fin da subito soprattutto per l’orchestrazione: se Schumann aveva riconosciuto la grandezza di questi lavori, a giudizio di Liszt nei due Concerti c’era «plus de volonté que d’inspiration» mentre Berlioz aveva osservato che «tutto si concentra nella parte pianistica e l’orchestra dei suoi Concerti non è che un freddo e quasi superfluo accompagnamento». Se questo modo di vedere le due opere si è tramandato in qualche modo fino ad oggi, nella veste cameristica esse assumono tutt’altra sostanza, stupendo ancora oggi per la loro freschezza e fantasia, in cui la massa sonora orchestrale, ridotta ai minimi termini, fa emergere sonorità inaspettate, ricreando quella dimensione intimistica squisitamente chopiniana.

Magistrale è l’interpretazione di Pietro De Maria, profondo conoscitore di Chopin: attraverso un tocco naturalissimo ed elegante restituisce ad un non ancora ventenne Chopin la brillantezza giovanile di questi Concerti, che in sé già racchiudono anticipazioni della inconfondibile scrittura pianistica del suo periodo maturo. Lontana dall’immaginario della musica di Chopin «debole e malaticcia» (come il pianista ha spesso dichiarato nelle sue interviste), evitando gli eccessi pur esaltandone i contrasti, De Maria crea una struttura narrativa assai suggestiva.  Il pianista riesce ad incantare ed ammaliare l’ascoltatore, soprattutto nei momenti più lirici, come nel celebre Larghetto del Concerto in fa minore, o nella Romanza del Concerto in mi minore: all’ascolto di quest’ultima pare essere immersi in quell’atmosfera descritta da Chopin, «una meditazione nel bel tempo primaverile durante il chiaro di luna».

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ENRICO DINDO | È il fondatore dei Solisti di Pavia

Accanto a Pietro De Maria ci sono i Solisti di Pavia, ensemble nato nel 2001 dalla passione del violoncellista Enrico Dindo (e dall’impegno della Fondazione Banca del Monte di Lombardia), che da dieci anni costituisce una realtà consolidata nel panorama musicale italiano ed estero. Gli interpreti coinvolti nel concerto di questa sera – Marco Rogliano, Roberto Righetti (violini), Maria Ronchini (viola), Jacopo Di Tonno (violoncello), Amerigo Bernardi (contrabbasso) – si cimentano nell’ardua impresa di dare pienezza e corpo alla parte strumentale. Nonostante qualche momento di incertezza nell’insieme, l’esito complessivo è più che soddisfacente. Come ha avuto modo di spiegare De Maria al termine del concerto, il lavoro effettuato durante le prove è stato molto intenso. I musicisti si sono infatti accorti che nella riduzione per quintetto mancavano alcune parti, soprattutto dei fiati, che sono state aggiunte dagli esecutori stessi. Un lavoro «raro» secondo il pianista, che si è detto molto soddisfatto del risultato ottenuto: «non mi è mancato nulla rispetto all’orchestra, sono felice di questo lavoro».

Pietro De Maria regala al caloroso pubblico della Filarmonica ben tre bis: una Mazurka di Chopin, la Campanella di Liszt e il Corale n. 147 Jesus bleibet meine Freude di J. S. Bach, deliziosa conclusione a coronamento di un concerto sicuramente ben riuscito.

I prossimi appuntamenti della stagione 2013 della Filarmonica di Trento: un omaggio verdiano dell’Ensemble della Scala (14 gennaio), il gruppo vocale siciliano i Sei Ottavi (4 febbraio), il trio Jean Paul (15 febbraio), la violinista Viktoria Mullova accompagnata dall’orchestra L’Arte del Mondo, diretta da Werner Ehrhardt, in un programma tutto bachiano (20 febbraio).

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L'autore: Barbara Babic

Nata in Croazia nel 1987, cresce a Trento dove studia pianoforte e beni musicali. Dopo un periodo di ricerca alla Freie Universität e all'Akademie der Künste di Berlino, nel 2012 si laurea in musicologia presso l'Università degli studi di Milano con una tesi sulle musiche per il teatro berlinese di Erwin Piscator. Attualmente è dottoranda in musicologia presso l'Università di Vienna con un progetto sul Melodram viennese. Collabora con diversi enti musicali tra cui la Fondazione Concorso Pianistico Internazionale “Ferruccio Busoni” di Bolzano.

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