L’eterno Novecento in tutti i secoli

Number 1 - Jackson Pollock (1949)

Number 1 – Jackson Pollock (1949)


Conferenze  Interpretazione e composizione: Carlo Goldstein e Javier Torres Maldonado sono stati gli ospiti del primo incontro organizzato dal Corriere Musicale per il ciclo Quel che resta del  ’900


di Cecilia Malatesta


Cosa sia la musica oggi, non è domanda da poco. In quale direzione stia andando l’attività compositiva, il suo rapporto con il pubblico, la perdita di un linguaggio comune, sono questioni ampiamente dibattute che hanno accompagnato l’evolversi della “Nuova Musica” lungo tutto il Novecento. Il primo degli incontri organizzati da “Il Corriere Musicale” presso La Scala Shop per la rassegna “Quel che resta del ’900” (a cura di Patrizia Luppi)  ha dato uno sguardo diverso su questi temi, grazie alla presenza dell’interprete Carlo Goldstein, giovane direttore d’orchestra che si dedica tanto all’opera quanto alla musica sinfonica, di ieri e di oggi, con eguale passione e successo e del compositore Javier Torres Maldonado, pupillo di Franco Donatoni, attualmente docente di Musica Elettronica al Conservatorio di Parma, sempre a contatto con giovanissimi artisti e nuove tecniche compositive. Moderatore dell’incontro Simeone Pozzini, pianista e direttore-fondatore de ilcorrieremusicale.it


La musica nuova è la musica che non è mai stata detta. Sarebbe dunque musica nuova sia quella di mille anni fa che quella di oggi, purché si tratti di musica che appaia (o sia apparsa) come non mai detta prima. Anton Webern, 1933


È difficile condensare il numero e la portata di spunti emersi ieri sera, la puntualità, la profondità e la chiarezza sorprendente con cui gli ospiti hanno illustrato i loro punti di vista su un argomento dalle dimensioni ciclopiche. In chi non è avvezzo all’argomento, parlare di musica contemporanea incute timore, perché è difficile isolare e dare dei confini a questa definizione, perché si ha l’impressione di non essere all’altezza della sua comprensione, perché manca di un linguaggio univoco e condiviso e di riferimenti che consentano l’orientamento.

Pregi dell’incontro sono stati la linearità con la quale si è affrontato il problema ed il tentativo di relativizzare problematiche sì precipue della contemporanea, ma, in fin dei conti, appartenute a tutta la musica dei secoli scorsi. Avvicinarvisi a mente libera e con semplicità, queste sembrano essere le premesse necessarie alla sua comprensione: lo dice Goldstein quando parla del suo approccio ad una nuova partitura contemporanea con mente entusiasta, curiosa e vergine, al pari dell’ennesima interpretazione di una sinfonia beethoveniana; lo ribadisce Torres Maldonado, in relazione alla moltiplicazione dei linguaggi musicali, condizione che complica e rende necessaria una continua spiegazione dell’opera, ma che rende libera la creatività ed estremamente democratica la pratica compositiva di oggi. Si è finalmente lontani da quella rigidità che, pur nell’innovazione, ingabbiava gli artisti delle Avanguardie ed escludeva chi negli anni Sessanta non seguiva la scuola di Darmstadt e la serialità integrale bouleziana. Allora, parlare di tradizione e innovazione ha senso fino ad un certo punto, oggi che si ha una visione più complessa e matura del fenomeno musicale, che ci si è lasciati alle spalle l’idea ossessionante dalla sua contestualizzazione e credibilità storica e il bisogno di dover capire, in questo magma multiforme, a cosa dare forza e giustificazione.

Consolatorio pensare che la Grande Fuga op. 133 di Beethoven venisse considerata un «indecifrabile, incomprensibile orrore» (così Louis Spohr, interpretando il pensiero dei tanti dell’epoca), o che Prokofiev abbia rivisto il suo linguaggio nelle ultime opere per fronteggiare una preoccupante disaffezione del suo pubblico. Problemi con i quali è necessario fare i conti, anche se oggi in Italia la proposta di musica realmente “nuova” e fresca sembra essere arginata da direzioni artistiche poco disposte ad osare, più che da un pubblico considerato troppo spesso timoroso e che invece si rivela vivo, curioso e recettivo. Il prossimo incontro della rassegna si terrà il 28 marzo con  Maddalena Novati (consulente musicale RAI, responsabile Archivio di Fonologia di Milano)

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L'autore: Cecilia Malatesta

Nata a Milano nel 1986, dopo svariati anni di studi pianistici classici, decide di dedicarsi alla musica dal punto di vista teorico; si laurea così in Beni culturali, indirizzo musicologico, con una tesi sulle musiche di scena di Gipo Gurrado per il teatro di “Quelli di Grock”. Dopo un periodo di studio all’Université Rabelais di Tours (2009-2010), si innamora della Francia medievale e termina gli studi magistrali sotto la guida di Davide Daolmi con una tesi che propone una rilettura del mecenatismo musicale di Eleonora d’Aquitania. Ha collaborato con il Comune di Abbiategrasso alla realizzazione del Festival di teatro urbano “Le strade del teatro” (edizione 2007) e con l’Ufficio Ricerca Fondi Musicali della Biblioteca Nazionale Braidense. Attualmente è collaboratrice Rilm Italia e cerca la propria strada, sognando che s’incroci con quella della musica antica.

Ci sono 2 commenti all'articolo

  1. Daniele Agnelli

    Pienamente d’ accordo. Il problema, a mio modesto avviso, resta uno scenario politico-sociale completamente mutato rispetto quello della cosiddetta avanguardia novecentesca e un progressivo allontanamento dalla “tragicità” ben delineata dal Cacciari di Krisis. Il post-moderno non è più riuscito ad incidere nella carne musicale.

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