Hogwood e “La Creazione” di Haydn

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La Creazione | Cristopher Hogwood a Torino

LA CREAZIONE | Cristopher Hogwood a Torino

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Recensione A Torino con l’OSN Rai l’autorevole interprete ha diretto l’oratorio con chiarezza e nitore. Sul palcoscenico il Coro della Radio Svedese e il Coro Maghini. Solisti Bobro, Ovenden e Stiefermann


di Attilio Piovano


L’ultima volta, a Torino, sul podio dell’Orchestra Sinfonica Nazionale Rai, l’aveva diretta Jeffrey Tate: era il gennaio del 2000. La scorsa settimana (giovedì 4 e venerdì 5 aprile) a guidare La Creazione, superbo e inarrivabile capolavoro di Haydn è stato chiamato il barocchista Hogwood. Scelta quanto mai opportuna, poiché a ben guardare, c’è ancora molto di barocco in questa sublime partitura che, pur inclinando già verso rococò stile galante, classicismo e oltre (per utilizzare abusate categorie estetiche fin troppo ingessate e rigide) tuttora seduce e coinvolge per la sua trasparenza, la sua bellezza davvero unica, e il candore delle immagini. Haydn – si sa – nei suoi soggiorni londinesi di fine ’700 aveva potuto avvicinarsi ai capolavori haendeliani che, assai impregnati di cultura corale anglosassone, verosimilmente lo avevano molto impressionato. Ed è proprio nelle pagine corali che Die Schöpfung rivela ancora le sue forti matrici barocche. A Torino, per l’occasione, ad affiancare l’OSN Rai sono stati convocati il Coro della Radio Svedese (istruito da Peter Dijkstra e Florian Benfer) ed il Coro Maghini (maestro del coro Claudio Chiavazza). E nei passi corali la serata ha raggiunto culmini di grande pienezza sonora e forte emozione: grazie a Hogwood, certo, e alla perfetta simbiosi che ha saputo creare tra doppia compagine corale e professori d’orchestra, rivelatisi estremamente docili al suo gesto chiaro e alla sua concertazione pulita, netta. Ammirevoli per chiarezza e nitore i vari passi fugati, giù giù sino al conclusivo e  luminoso Sing dem Herren. Non meno rilevante la presenza di tre solisti d’eccezione, l’ottimo soprano Bernarda Bobro (che in Rai aveva debuttato nel 2009 con Beethoven tornandovi poi nel 2011 per la Quarta di Mahler), il non meno valido tenore Jeremy Ovenden e l’esperto baritono Kay Stiefermann dalla sicurezza invidiabile e dalla voce ben timbrata, impegnati a dar corpo a Gabriel, Uriel e Raphael, quindi, nella terza parte, alle presenze umane di Adamo ed Eva.

APPLAUSI | Gli interpreti sul palcoscenico dell'Auditorium della RAI

AUDITORIUM RAI | Gli interpreti al termine dell’esecuzione

Che gioia ascoltare in un’esecuzione così palpitante l’intera galleria delle “immagini sonore” che papà Haydn seppe escogitare: mettendo in musica un libretto di innocente naïveté (quello del colto barone Gottfried van Swieten dal limpido sguardo ceruleo, così in un celebre ritratto) liberamente ispirato al Paradiso perduto di John Milton. Che gioia (ri)scoprire i mille dettagli di questa partitura di sopraffina e apodittica bellezza, nella quale Haydn seppe coniugare descrittivismo di matrice barocca con una visione d’insieme ammirevole per coerenza e afflato, di straordinaria intensità emotiva, in un mix assolutamente mirabile di razionalismo settecentesco e di profetiche anticipazioni rispetto all’ormai quasi imminente Romanticismo. Che gioia ripercorrere – partitura alla mano – l’intero percorso, dal caos primordiale sino alla beatitudine celeste dei primi abitatori, Adamo ed Eva. Pare che alla prima esecuzione, dopo il dilagare di figurazioni inquiete e disorganiche, quel do maggiore a lungo protratto e punteggiato di altisonanti squilli di trombe e rombare di timpani, a rendere il senso della prima luce sul mondo, abbia suscitato un vivace applauso a scena aperta. La tentazione di applaudire, anche ai giorni nostri, è fortissima: a stento ci si trattiene di fronte alla vis di tale gesto sonoro, riverbero della profonda fede di Haydn, non a caso testimoniata anche da altri capolavori sacri (come le Ultime sette parole di Cristo sulla croce). E poi quanti dettagli meravigliosi: sicché, nel dipanarsi del racconto, tra sciolti recitativi e squarci lirici, la terra inizia a pullulare di creature, gli uccelli, gli animali, ma anche albe e tramonti e fiori e – verrebbe da dire – quasi il sentore della fragranza della terra appena plasmata dal soffio divino. Tutte immagini che a contatto con la fantasia “vergine” del credente Haydn vengono come felicemente fecondate, ricevendone un rivestimento musicale a dir poco sublime. Giù giù sino all’apparizione della prima coppia e allora l’amore che li unisce, felice riflesso del Creatore.
Un’interpretazione davvero toccante e pienamente convincente, quella di Hogwood degli ottimi solisti e del doppio coro, nonché dell’OSN Rai in stato di grazia: a riprova che si può fare ottimamente musica settecentesca anche rinunciando agli sterili e talora troppo scarni ascetismi di certa sedicente filologia. La sera di venerdì 5, applausi convintissimi e a lungo protratti (del resto chi ha seguito la diretta radiofonica lo ha di certo percepito). Un altro celebre oratorio in programma a Torino questa settimana: il Messiah di Haendel giovedì 11 e venerdì 12 (con Ottavio Dantone, altro fuoriclasse). E ancora una volta di certo le emozioni saranno assicurate.

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L'autore: Attilio Piovano

Musicologo e scrittore, ha pubblicato (tra gli altri) Invito all’ascolto di Ravel (Mursia 1995, ristampa RCS 2018), i racconti musicali La stella amica (Daniela Piazza 2002), Il segreto di Stravinskij (Riccadonna 2006) e L’uomo del metrò (e-book interattivo per i tipi de ilcorrieremusicale.it 2016, prefazione di Gianandrea Noseda). Inoltre i romanzi L’Aprilia blu (Daniela Piazza 2003) e Sapeva di erica, di torba e di salmastro (rueBallu 2009, prefazione di Uto Ughi). Coautore di una monografia su Felice Quaranta (con Ennio e Patrizia Bassi, Centro Studi Piemontesi 1994), del volume Venti anni di Festival Organistico Internazionale (con Massimo Nosetti, 2003), curatore e coautore del volume La terza mano del pianista (Testo & Immagine 1997). Laurea in Lettere, studi in Composizione, diploma in Pianoforte, in Musica corale e Direzione di Coro, è autore di contributi, specie sulla musica di primo ‘900, apparsi in volumi miscellanei, atti di convegni e su rivista. Saggista e conferenziere, vanta collaborazioni con La Scala, Opéra Royal Liège, RAI, La Fenice, Opera di Roma, Lirico di Cagliari, Coccia di Novara, Carlo Felice di Genova, Stresa Festival, Orchestra Camerata Ducale ecc.; a Torino col Festival MiTo (già Settembre Musica, ininterrottamente dal 1984), Unione Musicale, Teatro Regio, Politecnico e con varie altre istituzioni. Già corrispondente del «Corriere del Teatro», ha esercitato la critica su più testate; dalla fondazione scrive per «ilcorrieremusicale.it»; ha scritto inoltre per «Torinosette», magazine de «La Stampa», ha collaborato con «Amadeus» e scrive (dal 1989) per «La Voce del Popolo» (dal 2016 divenuta «La Voce e il Tempo»); dal 2018 recensisce per «Il Corriere della Sera» (edizione di Torino). Membro di giuria in concorsi letterari nonché di musica da camera e solistici. Docente di Storia ed Estetica della Musica (dal 1986, presso vari Conservatori), dal 1991 a tutt’oggi è titolare di cattedra presso il Conservatorio “G. Cantelli” di Novara dove è inoltre incaricato dell’insegnamento di Storia della Musica sacra moderna e contemporanea nell’ambito del Corso biennale di Diploma Accademico in Discipline Musicali (Musica sacra) attivato dall’a.a. 2008/2009 in collaborazione col Pontificio Ateneo di Musica Sacra in Roma. Dal 1° gennaio 2018, cura inoltre l’Ufficio Stampa del Conservatorio “G. Cantelli”. Dal 2012 tiene corsi monografici sulla Storia del Melodramma (workshop su «Architettura, Scenografia e Musica» presso il Dipartimento di Architettura & Design del Politecnico di Torino, Corso di Laurea Magistrale, in collaborazione con Fondazione Teatro Regio). È stato Direttore Artistico dell’Orchestra Filarmonica di Torino. Dal 1976 a Torino è organista presso la Cappella Esterna dell’Istituto Internazionale ‘Don Bosco’, Pontificia Università Salesiana (UPS), dal 2017 anche presso la barocca chiesa di San Carlo, nella piazza omonima, e più di recente in Santa Teresa. Nell’autunno del 2018 in veste di organista ha partecipato ad una produzione del Requiem op. 48 di Fauré. È citato nel Dizionario di Musica Classica a cura di Piero Mioli, BUR, Milano © 2006, che gli dedica una ‘voce’ specifica (vol. II, p. 1414).

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