Salvatore Sciarrino a Spinola Banna

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Contemporanea  La “vocalità” al centro dell’officina artistica della fondazione torinese: il progetto didattico è stato quest’anno guidato dal compositore palermitano con i Neue Vocalsolisten Stuttgart


di Attilio Piovano


Per  il settimo anno consecutivo la Fondazione Spinola Banna per l’arte con sede a Poirino – una ventina di chilometri da Torino, nella campagna ai confini con la provincia di Asti, in una location davvero ideale – puntualmente ha convocato il pubblico e e gli addetti ai lavori specializzati nel settore della musica contemporanea per il consueto concerto finale a coronamento del progetto musicale, come di norma, coordinato da un nome di rilievo nel panorama odierno. Quest’anno a guidare il progetto col quale la Fondazione Spinola promuove la creatività e l’inventiva di giovani compositori è stato chiamato Salvatore Sciarrino. Ancora una volta la formula è stata quella consolidata: dapprima l’individuazione di giovani artisti dal curriculum di levatura internazionale, poi la commissione di nuovi lavori, quindi il laboratorio vero e proprio nel corso di una settimana in residence a contatto con il tutor di eccellenza, la possibilità di veder nascere il nuovo lavoro in collaborazione strettissima con gli interpreti e, infine, il concerto pubblico (nel tardo pomeriggio di sabato 11 maggio), presso l’Auditorium della Fondazione dall’ottima acustica e dalle suggestive capriate in legno con vista sulla campagna, grazie ad ampie finestre; concerto dedicato alla memoria di Luciana Pestalozza.

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La voce è stata protagonista di questa edizione. Ecco allora che gli interpreti convocati erano i Neue Vocalsolisten Stuttgart (Sarah Maria Sun e Susanne Leitz-Lorey soprani, Truike van der Poel mezzosoprano, Martin Nagy tenore, Guillermo Anzorena baritono e Andreas Fischer basso) ensemble dalla consumata esperienza e un repertorio che spazia dall’antico al Novecento con particolare predilezione (e specializzazione) proprio nell’ambito della musica contemporanea. E la voce è stata – ovviamente – la protagonista dei brani commissionati rispettivamente alla giapponese Noriko Baba (solidi studi a Tokyo, all’Ircam e un prix d’orchestrazione a Parigi) e al pisano Francesco Filidei (al suo attivo già svariate esecuzioni presso prestigiose istituzioni, dalla Scala alla Biennale di Venezia, da Monaco a Madrid, docente alla Iowa University, medaglia Picasso-Mirò 2011 Unesco  e via elencando). Goshu, questo il titolo dell’arguto brano di Noriko Baba, costruito sul plot della  graziosa favola «Il violoncellista» di Kenji Miyazawa, ed è la storia del cucù che va ad imparare dal maestro di musica. Nel suo brano allora, pagina davvero spassosa e divertente – come di rado capita in ambito contemporaneo (e già questo è un vanto) – segnatamente memore di madrigalistiche onomatopee dei vari Striggio, Banchieri & C., ecco una schiera di veri e propri quadretti sonori; ammirevole la capacità di condurre sapienti esplorazioni timbriche sulle potenzialità della voce, che si avvale di varie corde espressive, dal parlato al canto sillabico, con umoristiche citazioni dalla beethoveniana ‘Pastorale’, inclusi colpi di tosse, risate, fischi e quant’altro, giù giù sino all’epilogo divertente e tranchant (il conciso «adesso basta» del cucù). E ascoltando l’interpretazione sapida e partecipe dei Neue Vocalsolisten veniva da ripensare alle sofisticate performance della grande Cathy Berberian (alle prese ad esempio con «Façade», arguto «Entertainement» del britannico Walton).

Quanto a Dormo molto Amore di Francesco Filidei, su testo tratto da una poesia di Stefano Busellato, prende le mosse in un clima rarefatto e incorporeo, poi va animandosi a poco a poco disvelando una scrittura sapiente e variegata, procedendo con profonda calma, ma con un senso della struttura assai saldo. Nonostante qualche verbosità e qualche lungaggine, specie nella sezione mediana dagli insistiti accenti sillabici, è comunque un pezzo davvero fascinoso, con un efficace climax centrale e la parte conclusiva che ritorna al silenzio con calma arcana.

La serata s’era inaugurata nel segno del sommo e caravaggesco Gesualdo Da Venosa del quale i Neue Vocalsolisten hanno interpretato una manciata di superbi madrigali, dagli impervi cromatismi e dall’allure espressionistica ante litteram (sicché a tutt’oggi appaiono di una sconvolgente modernità). Ecco allora Non t’amo o voce ingrata Poi che l’avida sete, gli sconvolgenti Io tacerò, ma nel silenzio mio e Sparge la morte al mio Signor nel viso dalle nevrotiche ed insistite immagini legate alla morte, alla crudele sofferenza e via elencando, interpretate con una veste sonora di estrema pregnanza come pure in Se la mia morte brami laddove un poco di distensione si percepiva in Volan quasi farfalle dai compiaciuti giochi onomatopeici e dai rapinosi madrigalismi.

Da ultimo il concerto – alla presenza dell’autore – prevedeva l’esecuzione di sette dai Dodici Madrigali che Sciarrino ha composto nel 2007. E si tratta di pagine di notevole invenzione e solido conio formale. Notevolissima la varietà dei modi di attacco e degli stili di canto posti in atto (ad esempio in Quante isole, e così pure in Ecco mormorar l’onde che include anche lo schioccare delle dita ed una insistenza quasi spasmodica del registro acuto. In la cicala l’uso del madrigalismo, pur ammirevole e scaltro, si rivela a tratti fin troppo insistito, ma Rosso, così rosso è pagina per contro innegabilmente ispirata. Di grande impatto l’uso delle fasce sonore in O lodola dai giochi micro intervallari. L’impressione di fondo che se ne ricava – pur in presenza di atteggiamenti talora un poco manieristici (che del resto di Sciarrino sono una costante, e l’annotazione ovviamente non andrà intesa in senso negativo) – è che la voce a tutt’oggi rivesta ancora un’importanza grandissima nella creatività contemporanea: pur a secoli di distanza dalla civiltà madrigalistica tardo rinascimentale e pur in un’epoca che ha visto sperimentare di tutto, dal live electronic all’alea, dai più dissimili conglomerati orchestrali agli accostamenti timbrici più inaspettati: ecco, la nudità ed il fascino arcano delle sole voci, una lezione di stile, da Gesualdo a Sciarrino e oltre, giù giù sino ai giovani Noriko Baba e Francesco Filidei. Alla Fondazione Spinola Banna per l’arte il merito di averlo intuito e di aver sostenuto ancora una volta la creatività contemporanea.

Appuntamento alla prossima edizione nella primavera del 2014. Compositore tutor? Interpreti prescelti? Giovani artisti selezionati? Inutile porre domande agli organizzatori pur gentilissimi e sorridenti, tutto rigorosamente top secret. Sarà un’ulteriore sorpresa. Replica del medesimo concerto lunedì 13 maggio per Unione Musicale presso il Teatro Vittoria a Torino. Successo vivissimo.

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L'autore: Attilio Piovano

Musicologo e scrittore, ha pubblicato (tra gli altri) Invito all’ascolto di Ravel (Mursia 1995, ristampa RCS 2018), i racconti musicali La stella amica (Daniela Piazza 2002), Il segreto di Stravinskij (Riccadonna 2006) e L’uomo del metrò (e-book interattivo per i tipi de ilcorrieremusicale.it 2016, prefazione di Gianandrea Noseda). Inoltre i romanzi L’Aprilia blu (Daniela Piazza 2003) e Sapeva di erica, di torba e di salmastro (rueBallu 2009, prefazione di Uto Ughi). Coautore di una monografia su Felice Quaranta (con Ennio e Patrizia Bassi, Centro Studi Piemontesi 1994), del volume Venti anni di Festival Organistico Internazionale (con Massimo Nosetti, 2003), curatore e coautore del volume La terza mano del pianista (Testo & Immagine 1997). Laurea in Lettere, studi in Composizione, diploma in Pianoforte, in Musica corale e Direzione di Coro, è autore di contributi, specie sulla musica di primo ‘900, apparsi in volumi miscellanei, atti di convegni e su rivista. Saggista e conferenziere, vanta collaborazioni con La Scala, Opéra Royal Liège, RAI, La Fenice, Opera di Roma, Lirico di Cagliari, Coccia di Novara, Carlo Felice di Genova, Stresa Festival, Orchestra Camerata Ducale ecc.; a Torino col Festival MiTo (già Settembre Musica, ininterrottamente dal 1984), Unione Musicale, Teatro Regio, Politecnico e con varie altre istituzioni. Già corrispondente del «Corriere del Teatro», ha esercitato la critica su più testate; dalla fondazione scrive per «ilcorrieremusicale.it»; ha scritto inoltre per «Torinosette», magazine de «La Stampa», ha collaborato con «Amadeus» e scrive (dal 1989) per «La Voce del Popolo» (dal 2016 divenuta «La Voce e il Tempo»); dal 2018 recensisce per «Il Corriere della Sera» (edizione di Torino). Membro di giuria in concorsi letterari nonché di musica da camera e solistici. Docente di Storia ed Estetica della Musica (dal 1986, presso vari Conservatori), dal 1991 a tutt’oggi è titolare di cattedra presso il Conservatorio “G. Cantelli” di Novara dove è inoltre incaricato dell’insegnamento di Storia della Musica sacra moderna e contemporanea nell’ambito del Corso biennale di Diploma Accademico in Discipline Musicali (Musica sacra) attivato dall’a.a. 2008/2009 in collaborazione col Pontificio Ateneo di Musica Sacra in Roma. Dal 1° gennaio 2018, cura inoltre l’Ufficio Stampa del Conservatorio “G. Cantelli”. Dal 2012 tiene corsi monografici sulla Storia del Melodramma (workshop su «Architettura, Scenografia e Musica» presso il Dipartimento di Architettura & Design del Politecnico di Torino, Corso di Laurea Magistrale, in collaborazione con Fondazione Teatro Regio). È stato Direttore Artistico dell’Orchestra Filarmonica di Torino. Dal 1976 a Torino è organista presso la Cappella Esterna dell’Istituto Internazionale ‘Don Bosco’, Pontificia Università Salesiana (UPS), dal 2017 anche presso la barocca chiesa di San Carlo, nella piazza omonima, e più di recente in Santa Teresa. Nell’autunno del 2018 in veste di organista ha partecipato ad una produzione del Requiem op. 48 di Fauré. È citato nel Dizionario di Musica Classica a cura di Piero Mioli, BUR, Milano © 2006, che gli dedica una ‘voce’ specifica (vol. II, p. 1414).

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