Salvare il “Maggio”: l’estremo richiamo di Bruno Bartoletti

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Bruno Bartoletti (Pressphoto)

Bruno Bartoletti (Pressphoto)

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Attualità  Pochi giorni prima della sua scomparsa, il direttore d’orchestra scrisse questo appello (pubblicato oggi su “Repubblica” di Firenze) per sensibilizzare le istituzioni, ma anche l’opinione pubblica e le imprese, sulla già nota situazione di crisi dello storico festival | Accorato video di Zubin Mehta


di Bruno Bartoletti


Nell’anno dell’ottantesimo anniversario del Maggio Musicale Fiorentino, la Fondazione che ne porta il nome rischia di scomparire.

Sarebbe, così, recisa la continuità storica ed artistica con una tradizione che ha rappresentato dal 1933 fino ad oggi quanto di meglio è stato fatto per aprire la nostra cultura musicale alle grandi esperienze internazionali, per confrontarsi con spirito nuovo con la grande tradizione italiana, per diffondere la musica contemporanea, per valorizzare la cultura dello spettacolo attraverso la pari importanza di tutte le arti della rappresentazione.

La “liquidazione” della Fondazione porterebbe al licenziamento dei suoi corpi artistici e tecnici che costituiscono, con particolare riguardo all’orchestra, al coro ed al corpo di ballo, dei veri e propri beni culturali espressivi di una tradizione musicale ed artistica che si ricollega direttamente alle origini del Maggio Musicale Fiorentino e condurrebbe  alla dispersione di un patrimonio materiale che è costituito, in primo luogo, dalla straordinaria collezione dei bozzetti e figurini che risale dai nostri anni fino al 1933.

I soci fondatori della Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino (lo Stato Italiano, il Comune di Firenze, la Regione Toscana) hanno dunque il dovere, anche in base alla Costituzione, di intervenire per salvare il nostro Teatro: che rappresenta per il suo rilievo nazionale ed internazionale una delle maggiori istituzioni di alta cultura del nostro paese.

La necessità di un impegno straordinario dei tre soci fondatori deriva anche dalla constatazione del profondo coinvolgimento di queste istituzioni nelle vicende amministrative della Fondazione nel corso dell’ultimo quindicennio, perché le riforme  che si sono susseguite dal 1996 al 2011 hanno attribuito alle Fondazioni lirico sinfoniche una autonomia sostanzialmente limitata a causa degli indirizzi, dei controlli e dei poteri di nomina negli organi di amministrazione  che sono stati riservati ai soci fondatori: cosicché questi ultimi non possono non essere considerati quantomeno corresponsabili dei comportamenti delle Fondazioni stesse: osservazione che appare assumere uno speciale rilievo rispetto ai comportamenti tenuti dal Comune di Firenze a partire dal commissariamento del 2005 fino all’ultima gestione; che è stata promossa e sostenuta, fino a pochi mesi orsono, dalla amministrazione comunale malgrado una forte  censura  da parte dello stesso consiglio comunale,

Oggi, dunque, a causa del colpevole ritardo con il quale ci si è resi conto del drammatico precipitare della situazione della Fondazione di Firenze  ritardo che è emblematicamente rappresentato anche dalla sconcertante rinuncia ad una conduzione fiorentina nella costruzione del nuovo Teatro dell’Opera e dei conseguenti, gravi, errori di progettazione ed intollerabili sprechi) il salvataggio del nostro Teatro non può prescindere sia da un intervento straordinario dei soci fondatori che da una straordinaria assunzione di responsabilità da parte dei dipendenti della Fondazione che debbono assumersi, anche in prima persona, la responsabilità di un riequilibrio degli organici e delle modalità di prestazione del lavoro che renda possibile un grande rilancio della produttività del Teatro.

Appare evidente che il rilancio della produttività della Fondazione deve fondarsi sulla valorizzazione e su uno speciale finanziamento di quel Festival che non a caso ha dato il suo nome alla Fondazione: il Maggio Musicale Fiorentino, che deve tornare ad essere, come nelle sue origini, un Festival di tutte le arti della rappresentazione, diffuso e rappresentato nei teatri, nei chiostri, nei giardini e nelle Chiese della nostra città, ma che deve essere (seguendo una tradizione che parte da Vittorio Gui) un momento privilegiato di ricerca nella continuità di una intensa produzione annuale del Teatro che sola può giustificare l’esistenza di grandi strutture tecniche ed artistiche.

Tutto questo sarà, però, possibile solo se il progetto di salvataggio della Fondazione sarà sostenuto da tutta la opinione pubblica, dalla società civile, dalle istituzioni e dalle imprese fiorentine che debbono farsi carico anche in prima persona della salvezza del loro storico Teatro.


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