Maria João Pires, ovvero del recondito mozartiano

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Maria João Pires in Conservatorio a Milano per il festival MiTo (foto Giorgio Gori)

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Recensioni  Accompagnata dall’Orchestra da Camera di Mantova diretta da Carlo Fabiano la pianista portoghese ha interpretato i concerti K.466 e K.488


di Luca Chierici


Come si fa a non voler bene a Maria João Pires? La pianista portoghese dal fisico minuto che si avvicina alla tastiera con l’umiltà di chi entra davvero nei significati reconditi della musica e si pone al servizio di quella con una economia di mezzi da manuale, ha di nuovo fatto centro l’altra sera per il festival MiTo eseguendo nel Conservatorio di Milano due concerti di Mozart con l’Orchestra da Camera di Mantova, guidata dal primo violino Carlo Fabiano. La Pires, quasi settantenne, sta sempre più concentrando la propria attività su un repertorio limitato di concerti per pianoforte e orchestra che ruotano attorno all’amatissimo K.466 e lo fa seguendo una tradizione che mescola l’approccio neoclassico che fu di Gieseking e Lipatti a una lettura emotivamente più partecipe che si poteva già cogliere nelle interpretazioni di Clara Haskil. Il suono della Pires è sempre molto bello ma si è ulteriormente ridotto di volume, fatto questo che avrebbe richiesto un più accorto accompagnamento da parte dell’Orchestra di Mantova. Quest’ultima ha messo in campo tutti gli accorgimenti propri della moderna filologia, ma poco si è curata dell’equilibrio con la solista, giungendo a volte sia a momenti di eccessiva espansione sonora che a conflitti dal punto di vista espressivo.

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Foto Giorgio Gori

Dal canto suo la Pires si immedesimava a tal punto nel suono mozartiano da sottolineare visibilmente la differenza tra quello e l’impetuosità richiesta dalle famose cadenze beethoveniane scritte per il Concerto in re minore: un dettaglio che solamente una grande pianista come lei poteva suggerire all’ascoltatore. Certo qualcuno preferirà un approccio a Mozart più sanguigno, che sottolinea il preromanticismo irruente nel K.466 e nel movimento lento del K.488, ma il panorama interpretativo è in questo caso talmente vasto da lasciare posto a qualsiasi proposta che in definitiva non vada troppo al di là dei significati presumibilmente attribuibili al testo originale. L’indole affettuosa del pianismo della Pires, che conquista anche lo spettatore più refrattario, si è riproposta tal quale nel bis che la solista ha concesso accompagnando il giovane clarinettista dell’orchestra, Aljaz Begus, nel primo dei Fantasiestücke op.73 di Schumann, altro autore da lei prediletto. Qui la scansione di tempo molto lenta (l’originale parla solamente di “tenero, con espressione”) ha avuto come risultato l’immersione in un mondo poetico totalmente differente da quello mozartiano e ha ancora una volta sottolineato il carattere sognante e il melos suggestivo che scaturiscono come d’incanto dalle mani della pianista portoghese.

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L'autore: Luca Chierici

Luca Chierici, nato a Milano nel 1954, dopo la maturità classica e gli studi di pianoforte e teoria si è laureato in Fisica. Critico musicale per Radio Popolare dal 1978 e per Il Corriere Musicale dal 2012, collabora alla rivista Classic Voice dal 1999 come esperto di musica pianistica. È autore di numerosi articoli di critica discografica e musicale, di storia della musica e musicologia, programmi di sala e note di lp e cd per importanti istituzioni teatrali e concertistiche e case discografiche. Ha collaborato per molti anni alle riviste Musica, Amadeus, Piano Time, Opera, Sipario. Ha condotto Il terzo anello per Radiotre e ha implementato il data base musicale per Radio Classica. Ha pubblicato per Skira i volumi dedicati a Beethoven, Chopin e Ravel nella collana di Storia della Musica. Ha curato numerose voci per la Guida alla musica sinfonica edita da Zecchini e ha tenuto diversi cicli di lezioni di Storia della musica presso i licei milanesi. Nell'anno accademico 2016-2017 ha tenuto un ciclo di seminari di storia dell'interpretazione pianistica presso il Conservatorio di Novara (ciclo che è stato replicato per l'anno 2017-2018 al Conservatorio di Piacenza). Appassionato di tecnologia, ha formato nel corso degli anni una biblioteca digitale di oltre 110.000 spartiti e una collezione di oltre 70000 registrazioni live. Nel 2007-2008 ha contribuito in qualità di consulente al progetto di digitalizzazione degli spartiti della Biblioteca del Conservatorio di Milano. Dal 2006 collabora alla popolazione del database della Petrucci Library (www.imslp.org).Dal 2014 è membro della Associazione nazionale Critici musicali.

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