Jessica Pratt a Firenze

Jessica Pratt


Cartellone  Il soprano australiano ospite questa sera degli Amici della Musica con un recital intitolato Grand opéra e dintorni


di Michele Manzotti


VIENE DALL’AUSTRALIA, ama l’Italia e il suo patrimonio operistico. Tanto che attualmente è uno dei soprani più richiesti e apprezzati del repertorio ottocentesco tra cui quello del “belcanto” dei nostri compositori più noti. È Jessica Pratt e stasera, lunedì 30 Settembre, inaugurerà alle 21 “Settembre musica”, l’appuntamento tradizionale che apre la stagione degli Amici della Musica di Firenze. Al saloncino del Teatro della Pergola la cantante, accompagnata dal pianista Vincenzo Scalera, terrà un recital con un programma dal titolo “Grand opéra e dintorni”. Saranno proposte arie di Meyerbeer (da Gli Ugonotti), Rossini (Guglielmo Tell), Thomas (la Scena di pazzia di Ophelia, da Hamlet), ma anche brani di Massenet, Gounod (Sérénade) e Delibes.

Partiamo dal repertorio del concerto, e in particolare da Giacomo Meyerbeer, compositore non molto eseguito in Italia. Qual è a parer suo il fascino di questo autore?
«Meyerbeer scrive nel tipico stile italiano per quanto riguarda la voce, mentre per l’orchestrazione invece rispecchia maggiormente lo stile tedesco. Le sue opere sono bellissime, anche se vengono eseguite raramente non certo per la qualità della musica piuttosto per gli elevati costi che queste ultime richiedono. Le opere di Meyerbeer richiedono infatti la presenza di tanti cantanti molto bravi e la produzione è solitamente costosa».

Per affrontare al meglio il repertorio del Grand opéra esiste una caratteristica vocale specifica per la voce di soprano?
«Generalmente deve avere una certa potenza, flessibilità e bellezza di timbro».

Come sceglie il programma dei suoi recital?
«Dipende dall’occasione. Nel caso del concerto al Teatro della Pergola il programma prevede in parte musica da camera e in parte opera. Trovo questa combinazione molto interessante».

Qual è il suo approccio al repertorio del “belcanto”? 
«Il belcanto esprime le emozioni più comuni che appartengono a tutti noi: l’amore, paura, gelosia, abbandono. Di fatto il belcanto è la celebrazione della voce umana. È divertentissimo eseguire il repertorio per il suo virtuosismo ma anche allo stesso tempo per il legato e la bellezza del suono. Credo che dovrebbe essere rappresentato e valorizzato maggiormente, specialmente qui in Italia dove gli orchestrali lo suonano così bene. Ritengo il belcanto una vera scuola che ha principalmente lo scopo di proteggere la voce: sono dell’opinione che tutti all’inizio di una carriera debbano studiarlo per diventare cantanti lirici».

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L'autore: Michele Manzotti

Nato a Firenze nel 1960, è musicologo e giornalista. Dopo essersi laureato in Lettere nel 1986, ha collaborato con varie riviste, e ha insegnato storia della musica al Liceo musicale di Arezzo. Assunto al «Resto del Carlino» nel 1990, dal 1995 lavora a «La Nazione», dove attualmente è all'ufficio centrale. Nel 2002 in «Civiltà Musicale» è stato pubblicato il suo catalogo delle musiche non operistiche di Arrigo Boito. Dello stesso anno è l'uscita del libro Attilio Brugnoli-Il pianoforte e la sua mano (Polistampa, Firenze) con cd allegato con la prima incisione assoluta delle musiche di Brugnoli, compositore di cui ha poi raccolto l'opera omnia per l'Enap stampata da Laterza nel 2006. Cura inoltre tramissioni per l'emittente Rete Toscana Classica e collabora con gli Swingle Singers.

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