John Tilbury e Smith Quartet per Morton Feldman

Tilbury

JOHN TILBURY


XX e XXI  Il pianista quasi ottantenne, interprete d’eccezione per la musica contemporanea americana, si è esibito con l’autorevole quartetto inglese al festival di Milano Musica


di Luciana Galliano


IL PIANOFORTE DI JOHN TILBURY insieme allo Smith Quartet esegue Piano and String Quartet (1985) di Morton Feldman (1926-1987) per il XXII Festival di Milano Musica, registrando incredibilmente il tutto esaurito. A Feldman, emblematico compositore della mitica stagione dell’espressionismo astratto newyorkese (a Palazzo Reale con la mostra Pollock e gli irascibili), è dedicato il Festival Milano Musica di quest’anno, a sei anni dal portrait di John Cage – compositore a cui Feldman fu molto legato ma da cui si differenziò profondamente, per la sua attenzione quasi maniacale al dettaglio della partitura e per il suo intento francamente espressivo.

È interessante notare come uno strumento classico e “limitato” nella sua intonazione fissa susciti la fantasia di artisti che definiremmo senza dubbio creativamente trasgressivi. L’immaginazione musicale ma anche molto spaziale, visiva, di Morton Feldman in questo brano mette in primo piano appunto il pianoforte, che crea con i suoi delicati arpeggi uno sfondo terso e incantato alle figure degli archi – e il brano è dedicato alla pianista giapponese Aki Takahashi, amica del compositore e sua interprete d’elezione proprio per la sensibilità ad un respiro nitido ma come fuori tempo del flusso sonoro. Il quartetto, che nella mente del compositore era il Kronos, riempie lo spazio e il tempo di risonanze e riverberi armonici: un paesaggio sonoro incantato e lieve, il cui tempo sembra non trascorrere ma coesistere in diversi aggregati di figure/momenti, e avvolge l’ascoltatore in una dolcezza senza domande, cullandolo come nel grembo stesso del suono. Le varie cellule melodiche e/o ritmiche differiscono spesso per un solo dettaglio, e risultano al tempo stesso sia familiari che irriconoscibili. Proprio il “non trascorrere” ma riverberarsi del tempo nelle innumerevoli variazioni dei pochi pattern, su cui lavora e “medita” il compositore senza limiti formali, mette gli interpreti a dura prova rispetto al coordinamento di tempi e dettagli. John Tilbury, pianista inglese quasi ottantenne, interprete d’eccezione per la musica americana del secondo novecento, sembra distillare ogni suono con la profondità e la sapienza del lavoro di una vita, e informare l’interpretazione del brillante Smith Quartet – Ian Humphries e Rick Koster violini, Nic Pendlebury viola e Deirdre Cooper violoncello.

SMITH QUARTET

SMITH QUARTETIan Humphries e Rick Koster violini, Nic Pendlebury viola e Deirdre Cooper violoncello

Vengono recentemente eseguiti sempre più spesso i lavori monstre di Feldman, le sue partiture che durano ore – come il Secondo Quartetto, in confronto a cui questo quartetto con pianoforte è quasi un pezzo breve, con la sua durata di un’ora e mezza circa. Forse più che stipati in una sala da concerto, dove la tosse o la chiacchiera di un vicino possono essere brutali come schiaffi, sarebbe bello poter ascoltare la musica di Feldman … forse sdraiati in penombra, ma sicuramente non da una registrazione, che perderebbe tutte le raffinate risonanze armoniche della musica. Ci aspettiamo proposte innovative dalle associazioni cameristiche!

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L'autore: Luciana Galliano

Musicologa e studiosa di estetica musicale, ha coniugato un approfondito interesse per la musica contemporanea con una speciale attenzione alla musica contemporanea giapponese. Ha a lungo insegnato Antropologia Musicale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha collaborato con Luciano Berio per le ricerche musicologiche delle sue Norton Lectures (1993); collabora con le maggiori riviste musicologiche e con diverse istituzioni musicali tra cui CHIME (European Foundation for Chinese Music), i Festival MilanoMusica e MiTo, TextMusik. Responsabile della sezione musicale per il CESMEO (Istituto Internazionale di Studi Asiatici Avanzati), è corrispondente dall’Italia per alcune riviste musicologiche giapponesi. Ha partecipato ad innumerevoli convegni internazionali e tenuto conferenze in molte università italiane, giapponesi e americane. Ha pubblicato articoli su riviste scientifiche, contributi a volumi con Olschki, EdT, Guerini, Bärenreiter; i libri Yōgaku. Percorsi della musica giapponese nel Novecento (Cafoscarina 1998; ed. inglese: Yōgaku. Japanese Music in Twentieth Century, Scarecrow 2002); Musiche dell’Asia Orientale (Carocci 2004), The music of Jōji Yuasa (Cambridge Scholars Publ. 2011).

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