Anja Harteros: «Verdi sempre attuale»

Foto Wilfried Hösl

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Incontro con il soprano tedesco in occasione dei suoi ruoli verdiani. In febbraio canterà nel Requiem diretto da Lorin Maazel


di Corina Kolbe


IL BICENTENARIO VERDIANO si è appena concluso, ma nel percorso artistico di Anja Harteros il compositore italiano rimane una presenza costante. Dopo il suo recente debutto nel ruolo di Donna Leonora in La forza del destino alla Bayerische Staatsoper, il soprano tedesco, una delle interpreti verdiane più festeggiate sulla scena internazionale, il 6, 7 e 9 febbraio canterà nel Requiem diretto da Lorin Maazel alla Philharmonie di Monaco di Baviera.

«Verdi per me è sempre attuale. È giusto celebrare le ricorrenze, ma un compositore così grande non ne ha bisogno per essere apprezzato», dice in un’intervista a Il Corriere Musicale. Tuttavia il 2013 anche per Anja Harteros è stato un anno particolarmente denso di appuntamenti verdiani. Oltre a Desdemona in Otello e Leonora in Il Trovatore, entrambe produzioni della Bayerische Staatsoper, ha interpretato il ruolo di Elisabetta di Valois in Don Carlo in quattro teatri diversi: a Covent Garden a Londra e al Festival di Salisburgo con Antonio Pappano, a Monaco con Zubin Mehta e infine a Berlino sotto la guida di Donald Runnicles. Negli scorsi mesi è stata interprete nel Don Carlo (novembre 2013) e nella Forza del destino a Monaca a dicembre e gennaio 2014.

Sul palcoscenico della Deutsche Oper di Berlino la Harteros è apparsa come una Elisabetta molto aristocratica e matura, con una voce rotonda e sicura di grande estensione. La scena del regista svizzero Marco Arturo Marelli – blocchi di cemento rotanti che delimitano un monastero, un giardino e una prigione – fin dall’inizio conferisce un’atmosfera cupa e opprimente che corrisponde alla disperazione della regina, costretta a rinunciare all’amore dell’infante Don Carlo.

Prevalgono la ragion di stato e il potere della chiesa il cui simbolo è un crocefisso sovradimensionato che si profila minacciosamente negli interstizi tra i muri massicci, per prendere poi un colore rosso, in ovvio contrasto con la scena monocroma. Accanto al tenore Russell Thomas che non convince interamente nel suo ruolo, Anja Harteros è una Elisabetta sublime che durante l’intera serata riesce ad accattivare l’attenzione del pubblico con la sua voce potente e con tutta la sua presenza fisica. Nell’aria «Tu che le vanità», uno dei momenti più intensi dell’opera, mostra l’enorme versatilità della sua voce quando piange il suo sogno perduto.

«Elisabetta continua ad appassionarmi fin dal mio debutto nel ruolo a Oslo nel 2008», racconta. «Per me quest’opera è eccezionale per i contrasti estremi tra il potere smisurato della chiesa e l’amore tenero tra le due anime giovani che alla fine periscono. Tutto è molto drammatico e allo stesso tempo molto reale». Anja Harteros nel corso degli anni è entrata talmente in dimestichezza con il personaggio che con i registi su certi aspetti non se la sente più di discutere. «A una regina la corte impone rigore e disciplina, quindi non può camminare veloce. Altrimenti perde la sua autorevolezza. Sono contraria a tutte le esagerazioni. Non c’è bisogno di essere sempre in movimento quando si canta. E se canto che sono infelice non mi devo anche tagliare i polsi».

Nelle vesti di Donna Leonora in La Forza del Destino, diretta da Asher Fish e per la messinscena dell’austriaco Martin Kušej, la Harteros a Monaco ha affrontato con grande successo una parte altrettanto complessa, drammatica e vocalmente impegnativa, affiancata da un superlativo Jonas Kaufmann nel ruolo del suo amante Alvaro. Con il tenore bavarese ha già una lunga esperienza professionale: «Ci siamo conosciuti nel 2000 quando abbiamo cantato insieme in una produzione di Così fan tutte di Mozart a Wiesbaden». Sono tornati insieme sul palcoscenico anche per la Missa Solemnis di Beethoven (2007) e Lohengrin di Wagner (2009), sempre sotto la bacchetta di Kent Nagano.

Con Daniel Barenboim sul podio della Scala ha interpretato nel 2012 il Requiem di Verdi, con Elina Garanča e René Pape. «Barenboim diceva che per lui era il cast ideale. Abbiamo eseguito il brano con l’Orchestra e il Coro della Scala che conosce molto bene. Lui ha un approccio più duro e diretto rispetto ad altri colleghi. Non risparmia il suo pubblico, alle volte il volume del suono è molto alto». Interessante il confronto con Pappano: due anni prima Anja Harteros aveva cantato la parte a Roma, con l’Orchestra e il Coro di Santa Cecilia, insieme a Sonia Ganassi, Rolando Villazón e René Pape. «Pappano ha un approccio più morbido alla musica. Fa molta attenzione ai dettagli e chiede lo stesso dagli interpreti. Per me anche questa è stata una grande esperienza».

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L'autore: Corina Kolbe

Giornalista residente a Berlino, collabora a giornali e riviste in Germania, Svizzera e Italia. Scrive di musica classica, di Claudio Abbado e le sue orchestre, di progetti educational e dell'impatto dei nuovi media sulla cultura. Laureata in lettere e storia, ha lavorato per l'Agenzia ANSA, Agence France-Presse e Netzeitung.de. Da giornalista freelance scrive per Zeit online, 'Der Tagesspiegel', 'Das Orchester', 'Neue Musikzeitung', 'Berner Zeitung', 'Musik & Theater', 'Concerti', 'Il Giornale della Musica', 'Musica', e 'Il Corriere Musicale'

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