Ferruccio Furlanetto tra Musorgskij e Schubert

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Ferruccio Furlanetto (a destra) con il pianista Igor Tchetuev. Foto Alena Kuznetsova


L’autorevole interprete si è esibito alla Kammermusiksaal della Philharmonie Berlino con un programma di compositori russi. Questa sera alla Scala con Winterreise di Schubert


di Corina Kolbe


APPREZZATO INTERPRETE di numerosi ruoli di basso in opere verdiane, rossiniane e mozartiane, Ferruccio Furlanetto si dedica con altrettanta passione al repertorio russo. Primo italiano ad esibirsi nelle vesti di Boris Godunov al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, riesce ad accattivare il pubblico anche nelle opere vocali di Musorgskij e di Rachmaninov.

Con la sua voce potente e di ampia estensione evoca una vasta gamma di emozioni, che si esprimono nel grido disperato così come nel bisbiglio appena udibile. Lo abbiamo ascoltato il 26 febbraio alla Kammermusiksaal della Philharmonie di Berlino, città nella quale la cultura russa è sempre palpabile, recentemente ha fatto sognare il pubblico con Canti e danze della morte di Musorgskij, su poesie del principe Arsenij GolenistchevKutusoff, accompagnato dal pianista ucraino Igor Tchetuev. La morte accarezza un contadino ubriaco, trascinandolo verso un letto di neve, poi raggiunge una madre al letto del bambino morente, corteggia una bella donna con parole lusinghiere e infine festeggia il suo trionfo nella guerra.

Meno grottesche ma sempre di un profondo impatto emotivo le Cinque canzoni  dello stesso Musorgskij. Con la sua voce Furlanetto esprime perfettamente le ricche sfumature dei brani che parlano della transitorietà della vita, del ricordo notturno dell’amante evocato da Puškin o del povero mendicante immaginato da Goethe, viandante commiserato ed emarginato. Tchetuev è un pianista abile, analitico e sensibile. L’affiatamento dei due artisti si percepisce anche nell’esecuzione delle Nove canzoni di Rachmaninov, anch’esse opere di una malinconia struggente. Con un’aria minacciosa il Destino bussa alla porta, ricordando ai presenti che la felicità non si troverà più, mentre altre canzoni lasciano una pur tenue speranza di amore e di pace interiore. Come ulteriore omaggio a Rachmaninov segue la celebre cavatina da Aleko, opera lirica composta a soli vent’anni.

Con Winterreise di Schubert Ferruccio Furlanetto il 3 marzo torna alla Scala dove nel 1979 debuttò come Banco nel Macbeth di Verdi, sotto la bacchetta di Claudio Abbado. Fu l’inizio di una lunga ed intensa collaborazione con il direttore scomparso lo scorso 20 gennaio, non solo a Milano ma anche all’Opera di Stato di Vienna dove Furlanetto interpretò, tra gli altri, il ruolo di Lord Sydney ne Il viaggio a Reims, con la messinscena di Luca Ronconi, e quello di Mustafà ne L’italiana in Algeri, per la regia di Jean-Pierre Ponelle. A Vienna il cantante friulano è tornato di recente, nel ruolo di Boris Godunov. La serata del 23 gennaio è stata dedicata alla memoria di Abbado che aveva diretto la stessa opera nel 1994, l’ultima produzione che lo portò sul podio di questo teatro.

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L'autore: Corina Kolbe

Giornalista residente a Berlino, collabora a giornali e riviste in Germania, Svizzera e Italia. Scrive di musica classica, di Claudio Abbado e le sue orchestre, di progetti educational e dell'impatto dei nuovi media sulla cultura. Laureata in lettere e storia, ha lavorato per l'Agenzia ANSA, Agence France-Presse e Netzeitung.de. Da giornalista freelance scrive per Zeit online, 'Der Tagesspiegel', 'Das Orchester', 'Neue Musikzeitung', 'Berner Zeitung', 'Musik & Theater', 'Concerti', 'Il Giornale della Musica', 'Musica', e 'Il Corriere Musicale'

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