L’incanto vellutato di Ian Bostridge

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Il tenore inglese si è esibito a Palermo con l’Orchestra Sinfonica Siciliana


di Monika Prusak


NON CAPITA SPESSO di poter ascoltare a Palermo un cantante della statura di Ian Bostridge, uno dei liederisti più apprezzati a livello internazionale. Eppure il Politeama Garibaldi rimane semivuoto, offrendo all’artista un plauso modesto, con qualche singola più evidente approvazione. Bostridge ha eseguito quattro Lieder dal ciclo Des Knaben Wunderhorn di Mahler in versione orchestrale, preceduto dall’Orchestra Sinfonica Siciliana (OSS) in Musik zu einem Ritterballett del giovane Beethoven e seguito da Velklärte Nacht di Schönberg.

Mentre per Bostridge l’OSS ha svolto un ottimo lavoro di interpretazione, nelle altre due composizioni si avvertiva una certa insicurezza che ha influenzato sia l’intonazione che l’articolazione. Il direttore, Michael Balke, ha lavorato sapientemente per la resa dell’insieme in Beethoven, diversamente dalla composizione di Schönberg la cui interpretazione ha mostrato numerose incoerenze testuali e stilistiche. La mancata attenzione ai singoli gruppi strumentali, ha creato eccessiva confusione e di conseguenza ha compromesso la fruizione del capolavoro schönberghiano.

I quattro Lieder di Mahler, basati su poesie e canti popolari, sono stati il clou della serata. Bostridge usa la voce in maniera talmente naturale e disinvolta da trascinare l’ascoltatore in un unico racconto. Nella sua interpretazione c’è molta influenza dell’esperienza novecentesca successiva – da Berg a Weill –, che si traduce in una studiata nonchalance sia nella resa vocale che in quella scenica. La visione di Bostridge si  fonde bene con un Mahler bellico e funebre: il soldato è Woyzeck che sfila col tamburo, si parla di amore e morte, ma di romantico non n’è rimasto più nulla. L’artista rimane quasi immobile, ma la sua poca gestualità non disturba e contrariamente si fa apprezzare per quei pochi gesti e mimiche che creano l’atmosfera di rassegnazione, sostenuta da un buon organico orchestrale e dalla bacchetta elegante di Balke.

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L'autore: Monika Prusak

Monika Prusak, musicista, musicologa e docente. Diplomata in Flauto traverso e laureata in Educazione artistica nel campo dell’arte musicale e Direzione di coro presso l’Accademia di Musica “F. Chopin” di Varsavia, in Canto presso il Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo e in Musicologia e Beni Musicali presso l’Università degli Studi di Palermo, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Storia e analisi delle culture musicali presso la Sapienza - Università di Roma con una tesi dal titolo Il senso musicale del Nonsense: Petrassi e Ligeti. Due esempi di “neomadrigalismo” nel secondo Novecento. Ha al suo attivo conferenze scientifiche e divulgative su argomenti musicologici (Sibelius Academy di Helsinki, Società Italiana di Musicologia, Associazione Amici di Santa Cecilia di Roma, Bologna Festival, Istituto Polacco di Roma, Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo) e collaborazioni pubblicistiche (Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, Teatro Massimo di Palermo, Opera di Wroclaw, Drammaturgia Musicale, Il Giornale della Musica, riviste Ruch Muzyczny e Krytyka Muzyczna di Varsavia). Dal 2011 è critico musicale presso «Il Corriere Musicale» on-line e fa parte del comitato di redazione della rivista musicologica «Krytyka Muzyczna» di Varsavia, fondata da Michał Bristiger.

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