Dresdner Musikfestspiele per Claudio Abbado

Foto AP Photo/Keystone, Eddy Risch

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Daniele Gatti e la Mahler Chamber Orchestra saranno protagonisti di un concerto commemorativo. Ne parliamo con Jan Vogler, sovrintendente del festival tedesco


di Corina Kolbe


CON UN CONCERTO OMAGGIO i Dresdner Musikfestspiele il prossimo 9 giugno ricordano Claudio Abbado, che quel giorno era atteso con la sua Orchestra Mozart. Sotto la guida di Daniele Gatti la Mahler Chamber Orchestra eseguirà Lieder di Gustav Mahler, con il mezzosoprano Waltraud Meier, nonché L’Addio di Wotan dall’opera Die Walküre di Richard Wagner con il basso René Pape e la Terza sinfonia Renana di Robert Schumann, brano studiato da Abbado ancora pochi giorni prima della sua scomparsa lo scorso 20 gennaio. Il Corriere Musicale ha parlato con il violoncellista berlinese Jan Vogler, dal 2008 sovrintendente del festival, che quest’anno si dedica, tra l’altro, alla musica degli anni Venti e al 150° anniversario di Richard Strauss.

Quali sono i Suoi ricordi personali di Claudio Abbado?
«Non abbiamo mai lavorato insieme, ma ho assistito spesso ai suoi concerti. In particolare mi è rimasta impressa una rappresentazione in forma concertante di Il Viaggio a Reims di Gioachino Rossini negli anni Novanta, con i Berliner Philharmoniker. Un’esperienza magnifica! Sotto la bacchetta di Abbado l’orchestra ha suonato con un’incredibile leggerezza, fedele allo stile autentico di Rossini, e con grande perfezione ed espressività. È stata forse la più bella esecuzione rossiniana che io abbia mai ascoltato in vita mia. Abbado mi ha anche fatto scoprire i segreti nascosti nei movimenti lenti dei brani musicali. Fin da giovane mi ha affascinato l’Adagietto dalla Quinta sinfonia di Gustav Mahler, e di tutte le incisioni discografiche ho sempre preferito quella di Abbado con la Chicago Symphony Orchestra. Nelle sue interpretazioni perfino la forza ha una certa leggerezza divina».

Jan Vogler | foto Jim Rakete

Jan Vogler | foto Jim Rakete

Mahler sarà presente anche nel concerto dedicato alla memoria di Abbado. Il mezzosoprano Waltraud Meier e la Mahler Chamber Orchestra, diretti da Daniele Gatti, eseguono dei Lieder, tra i quali Urlicht e Ich bin der Welt abhanden gekommen.
«Il 9 giugno Claudio Abbado doveva arrivare da noi con la sua Orchestra Mozart. Quando ho appreso la notizia della sua scomparsa, ho pensato subito che quel giorno avremmo organizzato un concerto commemorativo ad altissimo livello. E con Daniele Gatti, Waltraud Meier, René Pape e la Mahler Chamber Orchestra, profondamente legata a Abbado, abbiamo trovato un cast fantastico».

Qual è l’eredità artistica che lui lascia al mondo musicale?
«È stato un grande umanista, con un suo approccio filosofico alla musica. Per lui la musica non era un lusso accessibile soltanto ai ricchi bensì una parte integrante dell’essere umano. Il messaggio essenziale che ci ha trasmesso è questo: la musica è un eredità umanistica senza la quale saremmo tutti dei poveri».

Nel 1981, ancora ai tempi della Germania comunista, Abbado arrivò al festival di musica di Dresda con l’Orchestra e il Coro della Scala, a dirigere il Requiem di Verdi. Parteciparono solisti noti, come Shirley Verrett, Mirella Freni, Lucia Valentini Terrani, Veriano Lucchetti.
«Ci sono ancora delle foto bellissime delle prove, lui dirigeva con il maglione sulle spalle. Invitarlo con l’Orchestra Mozart alla Frauenkirche è stato il mio grande sogno. Quando lui venne a Dresda negli anni Ottanta la chiesa, distrutta durante gli bombardamenti della Seconda guerra mondiale, era ancora un mucchio di rovine. I lavori sono terminati soltanto nel 2005. Come violoncello solista ho partecipato al concerto inaugurale, è stato un momento molto speciale della mia carriera. Se Abbado fosse potuto tornare adesso, anche lui si sarebbe certamente commosso nel vedere la chiesa ricostruita».

Da sei anni Lei è sovrintendente del Dresdner Musikfestspiele, in una città che nell’epoca barocca nutriva forti legami con l’Italia. Come pensate di mantenere viva questa eredità nell’ambito del festival?
«Nel 2012 abbiamo creato un’orchestra del festival specializzata sulla prassi esecutiva storica, con musicisti provenienti dai migliori ensemble di musica antica e barocca in tutta l’Europa. Pensavo sempre che fosse importante avere un italiano come primo violino di spalla. Nei primi due anni abbiamo potuto lavorare con Giuliano Carmignola. Nell’epoca barocca i contatti con l’Italia furono molto proficui. A Dresda arrivarono non solo Antonio Vivaldi e Johann Adolph Hasse con la moglie, la cantante veneziana Faustina Bordoni, ma anche Nicola Porpora.  Fino ad oggi questi ricchi legami culturali tra Dresda e l’Italia hanno un significato molto positivo, che vorremmo contrapporre alla brutta espressione ‘divario Nord Sud’, che si sente pronunciare così spesso dai politici».

Nel 2014 il vostro cartellone è incentrato sugli anni Venti – e non vi fermate al Novecento.
«Prima di tutto sono rimasto incantato dalla musica scritta per violoncello negli anni Venti dello scorso secolo. È un repertorio molto ristretto ma fantastico. Allora ho cominciato ad indagare oltre. Quest’anno abbiamo invitato, ad esempio, la clarinettista Sabine Meyer con il suo Trio di Clarone e altri amici che suonano la musica che nasceva nei salotti e jazz bar parigini. Anche gli Venti dell’Ottocento furono un periodo pieno di creatività, con il tardo Beethoven e i primi romantici. Cento anni prima fioriva la cultura musica alla Corte di Augusto Il Forte a Dresda, mentre in Italia attorno al 1620 l’opera lirica, con compositori come Claudio Monteverdi, si stava affermando come nuovo genere musicale».

Uno dei cardini del vostro programma è anche il 150° anniversario della nascita di Richard Strauss.
«A Dresda, città alla quale Strauss era molto legato, vorremo presentarlo anche da angolature insolite. Nel grande cortile del Castello sarà rappresentata in forma semiscenica Feuersnot, una delle sue opere meno conosciute che ha una bella trama con forti accenti parodistici. E l’orchestra del festival continua con le sue ricerche storiche, suonando questa volta su strumenti dell’inizio del Novecento, il periodo della prima in assoluto di Feuersnot. Così vorrei dimostrare che il suono di Strauss può essere molto vario».

Sito del festival che va dal 23 maggio al 10 giugno


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L'autore: Corina Kolbe

Giornalista residente a Berlino, collabora a giornali e riviste in Germania, Svizzera e Italia. Scrive di musica classica, di Claudio Abbado e le sue orchestre, di progetti educational e dell'impatto dei nuovi media sulla cultura. Laureata in lettere e storia, ha lavorato per l'Agenzia ANSA, Agence France-Presse e Netzeitung.de. Da giornalista freelance scrive per Zeit online, 'Der Tagesspiegel', 'Das Orchester', 'Neue Musikzeitung', 'Berner Zeitung', 'Musik & Theater', 'Concerti', 'Il Giornale della Musica', 'Musica', e 'Il Corriere Musicale'

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