È morto Lorin Maazel (1930-2014)


È scomparso oggi il direttore d’orchestra. A darne notizia è il Festival di Castleton, da lui fondato nel 2009


di Attilio Piovano


TRA I MOLTISSIMI archiviati nel corso dei decenni, tre ricordi scolpiti nella memoria, con una nettezza assoluta, s’impongono in questo momento in cui apprendiamo la triste notizia della scomparsa di Lorin Maazel: in primis il concerto inaugurale di MiTo 2010 a Torino, quando alla guida dell’Orchestre de Paris al Lingotto, diresse con fine ironia e il suo inconsueto, impareggiabile humour, l’Apprenti sorcier, poi le delizie della raveliana Ma Mère l’Oye: quanta grazia negli  esotismi di Laideronette e le arguzie della Bella e la Bestia che Maazel cesellava col sorriso sulle labbra con una leggerezza e souplesse invidiabili, in realtà forte di una tecnica prodigiosa e di una memoria infallibile. In quella stessa serata anche le incandescenze della Rhapsodie espagnole e la struggente melanconia della Valse, il sommo Ravel, ovvero l’universo dei suoi adorati francesi. Non a caso chiuse con un bis al fulmicotone trascinando l’intero uditorio nel tourbillon dell’irresistibile Farandole da «L’Arlesienne» di Bizet e gli applausi suggellarono una serata indimenticabile.

Il secondo assai vivo ricordo è una sua Sesta di Mahler, eseguita nell’anno del 100°, ancora per MiTo, e le emozioni furono davvero intense. Terzo indimenticabile flash personale, una bella serata londinese il 13 dicembre del 2012 quando alla Royal Festival Hall lo ammirammo alla guida della blasonata Philharmonia Orchestra in Stravinskij: l’inossidabile Suite da L’oiseau de feu diretta per intero a memoria, regalando incredibili raffinatezze timbriche, poste a reagire con le telluriche incandescenze dei passi sferzati da ritmi frenetici.

Maazel possedeva un magnetismo che conquistava fin dai primi istanti; mostrava di far musica con un piacere ed una freschezza sorgive che – pur superati gli ottant’anni – nulla avevano di certa routine cui spesso ci abitua la vita concertistica appiattita nel ‘mordi e fuggi’ di direttori globtrotters. Ogni sera pareva dirigere con l’entusiasmo e l’immediatezza di un trentenne, come se per la prima volta scoprisse la bellezza e la gioia di trasmettere le proprie emozioni al pubblico: e dire che quel capolavoro lo aveva diretto centinaia di volte. Nulla di ‘costruito’, mai nulla di affettato, sempre la cordialità e l’eleganza del tratto a far da leit motiv, la serenità fatta persona e la comunicativa lontana da trucchi del mestiere. Per quanto possa sembrare retorico, d’ora innanzi sarà più triste pensare che in sala da concerto non lo vedremo più salire con passo scattante sul podio e sorridere sornione dopo aver diretto un bis infuocato.


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L'autore: Attilio Piovano

Musicologo e scrittore, ha pubblicato (tra gli altri) Invito all’ascolto di Ravel (Mursia 1995, ristampa RCS 2018), i racconti musicali La stella amica (Daniela Piazza 2002), Il segreto di Stravinskij (Riccadonna 2006) e L’uomo del metrò (e-book interattivo per i tipi de ilcorrieremusicale.it 2016, prefazione di Gianandrea Noseda). Inoltre i romanzi L’Aprilia blu (Daniela Piazza 2003) e Sapeva di erica, di torba e di salmastro (rueBallu 2009, prefazione di Uto Ughi). Coautore di una monografia su Felice Quaranta (con Ennio e Patrizia Bassi, Centro Studi Piemontesi 1994), del volume Venti anni di Festival Organistico Internazionale (con Massimo Nosetti, 2003), curatore e coautore del volume La terza mano del pianista (Testo & Immagine 1997). Laurea in Lettere, studi in Composizione, diploma in Pianoforte, in Musica corale e Direzione di Coro, è autore di contributi, specie sulla musica di primo ‘900, apparsi in volumi miscellanei, atti di convegni e su rivista. Saggista e conferenziere, vanta collaborazioni con La Scala, Opéra Royal Liège, RAI, La Fenice, Opera di Roma, Lirico di Cagliari, Coccia di Novara, Carlo Felice di Genova, Stresa Festival, Orchestra Camerata Ducale ecc.; a Torino col Festival MiTo (già Settembre Musica, ininterrottamente dal 1984), Unione Musicale, Teatro Regio, Politecnico e con varie altre istituzioni. Già corrispondente del «Corriere del Teatro», ha esercitato la critica su più testate; dalla fondazione scrive per «ilcorrieremusicale.it»; ha scritto inoltre per «Torinosette», magazine de «La Stampa», ha collaborato con «Amadeus» e scrive (dal 1989) per «La Voce del Popolo» (dal 2016 divenuta «La Voce e il Tempo»); dal 2018 recensisce per «Il Corriere della Sera» (edizione di Torino). Membro di giuria in concorsi letterari nonché di musica da camera e solistici. Docente di Storia ed Estetica della Musica (dal 1986, presso vari Conservatori), dal 1991 a tutt’oggi è titolare di cattedra presso il Conservatorio “G. Cantelli” di Novara dove è inoltre incaricato dell’insegnamento di Storia della Musica sacra moderna e contemporanea nell’ambito del Corso biennale di Diploma Accademico in Discipline Musicali (Musica sacra) attivato dall’a.a. 2008/2009 in collaborazione col Pontificio Ateneo di Musica Sacra in Roma. Dal 1° gennaio 2018, cura inoltre l’Ufficio Stampa del Conservatorio “G. Cantelli”. Dal 2012 tiene corsi monografici sulla Storia del Melodramma (workshop su «Architettura, Scenografia e Musica» presso il Dipartimento di Architettura & Design del Politecnico di Torino, Corso di Laurea Magistrale, in collaborazione con Fondazione Teatro Regio). È stato Direttore Artistico dell’Orchestra Filarmonica di Torino. Dal 1976 a Torino è organista presso la Cappella Esterna dell’Istituto Internazionale ‘Don Bosco’, Pontificia Università Salesiana (UPS), dal 2017 anche presso la barocca chiesa di San Carlo, nella piazza omonima, e più di recente in Santa Teresa. Nell’autunno del 2018 in veste di organista ha partecipato ad una produzione del Requiem op. 48 di Fauré. È citato nel Dizionario di Musica Classica a cura di Piero Mioli, BUR, Milano © 2006, che gli dedica una ‘voce’ specifica (vol. II, p. 1414).

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