«La sonnambula» a Treviso

Foto Piccinni

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Apertura della Stagione lirica al Teatro Comunale Mario Del Monaco con il titolo di Bellini: evocazione dell’impianto scenografico del 1831


di Elena Filini


ILSIPARIO SI APRE e pare quasi d’essere trasportati, d’emblée, nel 1831. È l’effetto delle tele dipinte, copie fedeli dell’impianto scenografico disegnato da Alessandro Sanquirico per il Teatro Carcano di Milano e il debutto della settimana opera di Vincenzo Bellini, quella Sonnambula che nelle intenzioni dell’impresario Litta avrebbe dovuto oscurare (in coppia con Anna Bolena di Gaetano Donizetti) il cartellone del Teatro La Scala. Così, in parte fu. Merito di Bellini ma soprattutto di Giuditta Pasta, Giovanbattista Rubini e Luciano Mariani, scelti per i ruoli principali.

Quel tessuto della memoria è quindi dipanato sulla scena trevigiana per l’opera scelta per l’apertura del Teatro Comunale Mario Del Monaco, legata al Concorso internazionale di canto Toti Dal Monte e realizzata in coproduzione con il Teatro Comunale di Ferrara. Il taglio di questa operazione è quello di un sguardo crepuscolare: l’occhio del regista Alessandro Londei è chiaramente à rebours. L’atmosfera svizzero biedermeier la fa da padrone, a tratti esaltata dai bellissimi costumi (nati dalla sartoria del teatro con al supervisione di Veronica Pattuelli) e dal suggestivo gioco di luci di Roberto Gritti. Memoria e restituzione sono anche le parole che meglio traducono le intenzioni di Francesco Ommassini, qui al debutto in un titolo belcantista. Il concertatore veneziano, da poco nominato direttore musicale dell’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta, opta per una versione restitutiva, aprendo i numerosi tagli di tradizione e lavorando con precisione su variazioni e cadenze.

Il risultato (nonostante a tratti si avvertirebbe il desiderio di qualche snellimento) è importante e particolarmente felice: Ommassini è un musicista di talento, un direttore molto sensibile al dettato del canto che – nel contempo – ha saputo mettere a frutto quasi vent’anni di spalla in orchestra per lavorare notevolmente sul cotè strumentale. Un debutto che lascia presagire molti scenari, il suo, e che ha come pendant la presenza di un’ottima Amina, Rosanna Savoia, anch’essa al debutto nel ruolo. Il soprano partenopeo torna nella città da cui partì la sua carriera professionale: a Treviso vinse infatti il Concorso Toti Dal Monte con Il Matrimonio Segreto. La sua si rivela un’amina calda, lirica, molto vicina a quel che s’immagina dovesse essere il timbro di Giuditta Pasta e poi di Maria Malibran. Al perfetto dominio del mezzo vocale si abbina una musicalità profonda, che toglie, d’intesa con il concertatore, ogni stucchevolezza alla musica di Bellini. Davvero una prova di primo interesse la sua, che lascia intravedere un domani più lirico che lirico-leggero. Jesus Leon è un Elvino di temperamento ed ottima quadratura tecnica: potrà forse non piacere ad ognuno la qualità sonora di scuola iberica, ma senza dubbio la sua è una prova di grande valore.

Sul Conte Rodolfo dell’esordiente Andreas Gies, vincitore del Concorso, si sospende il giudizio poiché il ruolo, chiaramente scritto da Bellini per voce di basso cantante, non può in alcun modo mettere in luce le peculiarità di una voce, pur molto dotata, di baritono brillante. Bella e positiva la prova di Daniela Cappiello (altra vincitrice di concorso) come Lisa, ruolo beneficato dalla versione originale di maggior ampiezza e soddisfazione. Precise e funzionali all’azione le prove di Chiara Brunello (Teresa) e dei comprimari Alessio e Un notaro (Paolo Bergo e Marco Gaspari). Luci e ombre sulla prova del coro lirico Amadeus istruito dal pur valido Giuliano Fracasso: i molti buoni incisi lirici non hanno tuttavia cancellato una generale mancanza di pulizia negli attacchi. La generale atmosfera paysan, effusiva e non esente da suggestioni, non può tacitare l’esito alterno di una regia che pur partendo da uno spunto storico affascinante si rivela incerta, più giocata su clichet rituali che su un lavoro autentico sui personaggi e le masse corali. Un plauso particolare all’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta, che in un titolo fuori repertorio, si dimostra particolarmente recettiva.


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L'autore: Elena Filini

Laureata in Filosofia all'Università di Ca' Foscari, diplomata in canto lirico al conservatorio di Verona e in canto barocco al Centre de musique Ancienne di Ginevra, musicista e giornalista. Studiosa di storia della vocalità e del teatro in musica di fine Settecento, collabora con Fondazione Mozarteum di Salisburgo, Teatro La Fenice di Venezia, Teatro Comunale di Treviso, Ente Maria Luisa de Carolis di Sassari, Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi. Iscritta all'ordine dei giornalisti, collabora da un decennio come critico musicale con il quotidiano Il Gazzettino. Tra le pubblicazioni principali: Pèntiti! Milo Manara legge Don Giovanni. Note introduttive alla mostra, Libertini, poeti, avventurieri. I librettisti veneti di fine Settecento, Conversazione musicale con Andrea Zanzotto, Amanti costanti: prima esecuzione in tempi moderni de La Vera Costanza di F.J. Haydn, L'amore ai tempi dell'avvolgibile – Guida ai "Due Timidi" di Nino Rota. Ha pubblicato i libri Musica a Conegliano XIX-XX secolo, Teatro Mario del Monaco di Treviso e Il concorso internazionale per cantanti Toti dal Monte: un quarantennio di debutti a Treviso. È invitata da Zecchini editore a curare alcune voci per la prossima guida dedicata alla Musica da Camera, in uscita nel 2012. È docente di canto lirico ed arte scenica all'Istituto "A. Miari" di Belluno, dipartimento provinciale del conservatorio di Vicenza. È docente ospite ai corsi d'interpretazione musicale di Monte San Savino.

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