«Falstaff» all’Opera di Firenze


Zubin Mehta ha diretto l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino nell’ultima opera scritta da Verdi. Ambrogio Maestri interprete ideale. La regìa è di Luca Ronconi


di Michele Manzotti


ALLESTIRE FALSTAFF, l’ultima opera composta da Giuseppe Verdi nel 1893, presenta un primo ostacolo. Ovvero quello di trovare un protagonista che sia autorevole vocalmente e da un punto di vista scenico. In questo caso la scelta di Ambrogio Maestri ha messo un punto fermo nelle buone intenzioni dell’Opera di Firenze. È stato attorno alla figura di Maestri che l’allestimento infatti ha trovato la giusta alchimia. Il successo alla prima rappresentazione del Falstaff nella stagione del teatro fiorentino (il 29 novembre) è comunque basato anche su altri elementi. Primo fra tutti la concertazione e la direzione di Zubin Mehta. Il direttore ha saputo dare una lettura molto rigorosa e al tempo stesso ha reso l’ascolto di grande gradevolezza grazie a un tocco apparentemente leggero. Il lavoro sull’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino ha poi permesso ai cantanti di esprimersi con sicurezza consentendo così un giusto rapporto tra essi e la parte strumentale.

Poi la lettura di Luca Ronconi, già presentata al Petruzzelli di Bari, e ripresa a Firenze grazie alla regista collaboratrice Marina Bianchi. Trasportando l’azione narrata nel libretto di Arrigo Boito dal Medioevo al tardo Ottocento, la vicenda si svolge davanti a teloni sciupati che formano tre lati di una scatola immaginaria. Compaiono velocipedi, macchine agricole che sembrano locomotive, addirittura una vasca da bagno dove appare una sensuale Alice sognata da Falstaff. I personaggi, anche quelli come Pistola, Bardolfo e Dr. Cajus, non sono dipinti in modo grottesco ma trovano una legittimazione quasi drammatica pur nell’ambito della commedia in musica. Un’operazione che ha sottolineato l’origine shakespeariana (Le allegre comari di Windsor ed Enrico IV) del testo.

Quindi il cast che ha potuto rispondere al meglio. Abbiamo già ricordato Maestri e il suo personaggio a cui dà forza, vigore, intelligenza, dignità pur nella mancanza di scaltrezza che è invece lasciata alle comari che vorrebbe sedurre. Come egli è attualmente il Falstaff per eccellenza, anche il Ford di Roberto de Candia è elegante e credibile così come l’Alice delicata e determinata di Eva Mei. Ricordiamo anche l’autorevole Mrs. Quickly di Elena Zilio (in sostituzione di Daniela Barcellona) e la coppia di giovani amanti Fenton (un convincente Yijie Shi) e Nannetta (Ekaterina Sadovnikova). «Tutto nel mondo è burla», la fuga finale con tutti i cantanti coinvolti insieme al coro, ha così chiuso degnamente un allestimento festeggiato dal pubblico.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'autore: Michele Manzotti

Nato a Firenze nel 1960, è musicologo e giornalista. Dopo essersi laureato in Lettere nel 1986, ha collaborato con varie riviste, e ha insegnato storia della musica al Liceo musicale di Arezzo. Assunto al «Resto del Carlino» nel 1990, dal 1995 lavora a «La Nazione», dove attualmente è all'ufficio centrale. Nel 2002 in «Civiltà Musicale» è stato pubblicato il suo catalogo delle musiche non operistiche di Arrigo Boito. Dello stesso anno è l'uscita del libro Attilio Brugnoli-Il pianoforte e la sua mano (Polistampa, Firenze) con cd allegato con la prima incisione assoluta delle musiche di Brugnoli, compositore di cui ha poi raccolto l'opera omnia per l'Enap stampata da Laterza nel 2006. Cura inoltre tramissioni per l'emittente Rete Toscana Classica e collabora con gli Swingle Singers.

Perché non dire la tua? Leggi e accetta la Policy sui commenti