«Gisela!» in prima italiana a Palermo


Al Teatro Massimo l’opera di Hans Werner Henze per l’inaugurazione della Stagione 2015. Il risultato convince a fasi alterne: l’efficace regìa di Emma Dante e il buon cast non bastano ad una scrittura musicale che mal si adatta alla drammaturgìa


di Monika Prusak


CI SI ATTENDEVA MOLTO da questa Gisela! (ossia Le strane e memorabili vie della felicità) di Hans Werner Henze, libretto scritto in collaborazione con Michael Kerstan e Christian Lehnert, presentata in prima italiana all’apertura della nuova Stagione 2015 del Teatro Massimo di Palermo. Una storia d’amore piuttosto banale: lei turista e studentessa tedesca, lui giovane attore della commedia dell’arte. I due si innamorano e fuggono, lei dal geloso fidanzato, lui da una vita di sofferenze. Sullo sfondo si accende una Napoli colorata e vivace con il Vesuvio pronto a esplodere, quel pezzo di Italia che Henze ha particolarmente amato e per il quale ha abbandonato la sua natìa Germania, a causa dell’incolmabile senso di vergogna per l’inaccettabile passato. La composizione, commissionata dall’Opera di Dresda per la candidatura della regione tedesca Ruhr a capitale europea della cultura 2010 è stata rappresentata prima alla Ruhr Triennale e qualche mese dopo alla Semperoper. L’idea, come spiega lo stesso Henze nella Premessa all’opera, era di creare una partitura adatta a giovani interpreti di diverse città della Ruhr con un soggetto che riguardasse il loro mondo emotivo: un’opera fatta dai giovani per i giovani. Partendo da questo presupposto diventa più comprensibile la scelta di una trama semplice e lineare e di un’ambientazione sonora non troppo complessa con uso elevato di strumenti a percussione.

La lettura di Emma Dante rende reali i luoghi dell’opera attraverso i costumi (Vanessa Sannino) per creare un forte contrasto tra la splendente città campana e la buia e piovosa Obernhausen, città natìa di Gisela, dove i due innamorati si recano dopo la fuga da Napoli. La folla di pulcinella che sembra risultare superflua all’inizio dello spettacolo trova una sua giustificazione durante la festa di Hanspeter, fidanzato tedesco di Gisela che, ignaro della sua storia con Gennarino, si prepara a chiederle di sposarlo. Napoli è una città di maschere senza identità, in continuo movimento segnato dall’incessante ritmo delle percussioni. Obernhausen è, invece, una città vuota di fantasmi grigi che si aggirano con un passo danzante lento e assonnato. Rimane criptico, a meno che non sia catartico, il significato dei giochi d’acqua ottenuti attraverso il bagnarsi ritmico dei capelli di alcuni ragazzi che Emma Dante inserisce in fondo alla scena. Risulta eccellente, invece, il teatrino napoletano sulle ruote con i personaggi della commedia dell’arte e con una veduta del Vesuvio fumante e bagnato dal sole, nel quale Gisela e Gennarino scoprono la loro reciproca attrazione. Altrettanto riuscita è la resa scenica dei tre sogni di Gisela accompagnati da frammenti delle Sonate per organo di J. S. Bach orchestrate da Henze, la cui strumentazione ne esalta il carattere onirico e surreale. La regìa gioca sui colori e sulle luci (Cristian Zucaro), riempiendo il palcoscenico di personaggi fiabeschi che oscillano al confine tra sogno e realtà; poco curato, invece, il movimento scenico dei cantanti, sommerso dall’esuberanza danzante del Corpo di ballo, dei mimi e degli attori della Compagnia Sud Costa Occidentale.

La musica di Gisela! è un tumulto di sonorità, il cui ritmo serrato diventa una sfida per l’organico teatrale. Costantin Trinks guida con maestrìa l’insieme degli artisti, sebbene la musica, appesantita dall’incessante partecipazione degli strumenti a percussione, fa respirare soltanto nei momenti dedicati alle parafrasi antiche. I tre Sonetti di Christian Lehnert, musicati per coro a cappella, accentuano la complessità della scrittura di Henze che si riflette nell’insicurezza della resa vocale dei coristi. I tre protagonisti del triangolo amoroso, Vanessa Goikoetxea in Gisela, Roberto De Biasio in Gennaro Esposito (Gennarino) e Lucio Gallo in Hanspeter Schluckebier, si completano a vicenda, creando un cast convincente dal punto di vista vocale e scenico. Tra i personaggi secondari, i Turisti, lasciano il segno i divertenti interventi di Rosolino Claudio Cardile, Salvatore Grigoli e Giuseppe Esposito.


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L'autore: Monika Prusak

Monika Prusak, musicista, musicologa e docente. Diplomata in Flauto traverso e laureata in Educazione artistica nel campo dell’arte musicale e Direzione di coro presso l’Accademia di Musica “F. Chopin” di Varsavia, in Canto presso il Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo e in Musicologia e Beni Musicali presso l’Università degli Studi di Palermo, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Storia e analisi delle culture musicali presso la Sapienza - Università di Roma con una tesi dal titolo Il senso musicale del Nonsense: Petrassi e Ligeti. Due esempi di “neomadrigalismo” nel secondo Novecento. Ha al suo attivo conferenze scientifiche e divulgative su argomenti musicologici (Sibelius Academy di Helsinki, Società Italiana di Musicologia, Associazione Amici di Santa Cecilia di Roma, Bologna Festival, Istituto Polacco di Roma, Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo) e collaborazioni pubblicistiche (Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, Teatro Massimo di Palermo, Opera di Wroclaw, Drammaturgia Musicale, Il Giornale della Musica, riviste Ruch Muzyczny e Krytyka Muzyczna di Varsavia). Dal 2011 è critico musicale presso «Il Corriere Musicale» on-line e fa parte del comitato di redazione della rivista musicologica «Krytyka Muzyczna» di Varsavia, fondata da Michał Bristiger.

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