Recital del pianista Federico Colli

FedericoColli1


Mozart, Schubert, Ravel e Bach alla Società dei Concerti di Milano; il giovane interprete incanta per eccellenza tecnica e ricerca timbrica


di Luca Chierici


IMEDIA PERMETTONO OGGI di ascoltare molto facilmente le nuove promesse del concertismo attraverso una varietà di canali che veicolano il suono in maniera più o meno corretta, dal pessimo Youtube al più che accettabile satellite. In ogni caso si tratta di emissioni che colgono in maniera piuttosto artefatta le caratteristiche del suono che un artista è in grado di comunicare in sala, perché la posizione ravvicinata dei microfoni tende in genere a intensificare il volume e a snaturare le caratteristiche timbriche. Nulla può quindi sostituire la percezione di qualità specifiche che si colgono assistendo a un recital in sala, e per questo motivo ci siamo fino a questo momento astenuti dall’esporre un giudizio franco sulle doti di un pianista italiano, Federico Colli, che è salito alla ribalta soprattutto in seguito alla sua vittoria al Concorso di Leeds del 2012.

Dall’ascolto delle emissioni radiofoniche si era colto il messaggio di un giovane musicista (Colli è nato nel 1988) dotato di qualità fuori dall’ordinario e in possesso di una notevole comunicatività. L’ascolto del recital da lui tenuto in Conservatorio ieri per la Società dei Concerti ha permesso di estendere queste impressioni e di percepire nel profondo quale sia il grado di estrema raffinatezza proprio dell’approccio stilistico del pianista bresciano. Colli è innanzitutto coerente rispetto a una serie di scelte programmatiche: sonorità calibrate in vista del repertorio affrontato, con una tendenza a esibire un suono chiaro e asciutto in Mozart per poi estendere l’uso del pedale di risonanza, come è ovvio, in Scriabin e Ravel, mantenendo pur sempre una estrema chiarezza nell’articolazione delle note. Ricerca raffinatissima di sonorità orchestrali, in secondo luogo, che arricchivano soprattutto l’esposizione delle bellissime Variazioni mozartiane, quelle sul Salve tu Domine di Paisiello, frutto di una ispirata improvvisazione del salisburghese. Da questo punto di vista si potrebbe dire di essere di fronte a uno strumentista di livello eccezionale e dotato di una tecnica straordinaria che gli permette di sfoggiare una palette timbrica non comune.

L’approccio al Gaspard di Ravel, oltre alla comune matrice territoriale, portava inevitabilmente a pensare a una parentela sotterranea tra Colli e il grande Michelangeli, il cui esempio era ben percepibile in quella specifica scelta di repertorio. Al pari di Michelangeli, Colli è qui riuscito a operare una sintesi perfetta tra la modernità del linguaggio pianistico e i contenuti narrativi del celebre saggio raveliano, giungendo a un risultato di estrema bellezza. Gli stessi parametri di lettura erano alla base dell’esecuzione della profetica Decima Sonata di Skrjabin, cui semmai mancava in parte l’ingrediente dell’esaltazione fuori dalle righe che contraddistingue una famosa performance uscita dalle dita di Horowitz. Il complesso delle doti esibite da Colli l’altra sera non riusciva del tutto, a nostro parere, a definire la portata del linguaggio schubertiano così come è esposto nei quattro improvvisi dell’op.142, il primo dei quali è sembrato procedere per deframmentazioni del discorso a scapito di una esposizione più lineare.

Di grande impatto era peraltro la lettura del Quarto Improvviso “ungherese” definito con rara precisione e senso delle proporzioni. Se un appunto si può avanzare al pianismo di Colli, questo lo si può individuare in una ricercatezza estrema che a volte toglie il piacere di un eloquio più franco, più spontaneo. Anche il famoso Corale bachiano trascritto da Myra Hess e offerto come primo bis si notava più per la scelta di un tempo più rapido del solito e per la stratosferica precisione del dettaglio che per la bellezza di esposizione di un contenuto narrativo. Le future scelte di repertorio e una ulteriore maturazione permetteranno di approfondire in ogni caso le qualità di un artista per il quale è facile immaginare un proseguimento di carriera internazionale ai massimi livelli, questa volta davvero giustificati in base a qualità di reale eccellenza.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'autore: Luca Chierici

Luca Chierici, nato a Milano nel 1954, dopo la maturità classica e gli studi di pianoforte e teoria si è laureato in Fisica. Critico musicale per Radio Popolare dal 1978 e per Il Corriere Musicale dal 2012, collabora alla rivista Classic Voice dal 1999 come esperto di musica pianistica. È autore di numerosi articoli di critica discografica e musicale, di storia della musica e musicologia, programmi di sala e note di lp e cd per importanti istituzioni teatrali e concertistiche e case discografiche. Ha collaborato per molti anni alle riviste Musica, Amadeus, Piano Time, Opera, Sipario. Ha condotto Il terzo anello per Radiotre e ha implementato il data base musicale per Radio Classica. Ha pubblicato per Skira i volumi dedicati a Beethoven, Chopin e Ravel nella collana di Storia della Musica. Ha curato numerose voci per la Guida alla musica sinfonica edita da Zecchini e ha tenuto diversi cicli di lezioni di Storia della musica presso i licei milanesi. Nell'anno accademico 2016-2017 ha tenuto un ciclo di seminari di storia dell'interpretazione pianistica presso il Conservatorio di Novara (ciclo che è stato replicato per l'anno 2017-2018 al Conservatorio di Piacenza). Appassionato di tecnologia, ha formato nel corso degli anni una biblioteca digitale di oltre 110.000 spartiti e una collezione di oltre 70000 registrazioni live. Nel 2007-2008 ha contribuito in qualità di consulente al progetto di digitalizzazione degli spartiti della Biblioteca del Conservatorio di Milano. Dal 2006 collabora alla popolazione del database della Petrucci Library (www.imslp.org).Dal 2014 è membro della Associazione nazionale Critici musicali.

Perché non dire la tua? Leggi e accetta la Policy sui commenti