Rafał Blechacz, aura polacca a Milano


Il pianista conferma il suo talento: Bach, Beethoven e Chopin in programma. L’approccio è in generale ritmico-emozionale e poco valorizzato l’aspetto contrappuntistico


di Luca Chierici  foto © Vico Chamla


IL POLACCO Rafał Blechacz ha vinto il primo premio al Concorso Chopin di Varsavia nel 2005, a vent’anni, aggiudicandosi anche i quattro premi accessori dedicati rispettivamente alle migliori esecuzioni delle Mazurke, delle Polacche, delle Sonate e dei Concerti del grande musicista. Invitato in Italia nel 2007 a Ferrara, Blechacz è diventato ospite fisso della Società del Quartetto di Milano che lo ha riconfermato quest’anno per la terza volta dopo i suoi recital molto applauditi del 2010 e del 2012. Sul palcoscenico egli sembra ricordare la fisionomia del giovane Rubinstein o del giovane Zimerman, e come loro ha la musica nel sangue, si tratti dei conterranei Chopin e Szymanowski o di Bach, Mozart, Beethoven, Debussy.


Caratteristica inedita è poi quella di intensificare tramite dei crescendo la parte centrale delle Mazurke, giungendo a un climax espressivo di fascino irresistibile


Le sue scelte di repertorio gravitano per ora attorno a questi nomi e nei due concerti precedenti al Quartetto egli si era distinto tra l’altro nell’esecuzione di due Partite bachiane, della Sonata op.10 n.3 di Beethoven e della prima Sonata di Szymanowski. In quest’ultimo recital milanese Blechacz ha ancora insistito sul nome di Bach, e la scelta migliore è stata quella del Bach galante del Concerto Italiano, risolto attraverso una complessa mescolanza di elementi propri del fraseggio barocco e allo stesso tempo con un accenno alle convenzioni interpretative tardo ottocentesche. Blechacz ha in particolare insistito sul lato ritmico del primo movimento, su quello cantabile del secondo e su una sintesi finale dei due aspetti nel Presto conclusivo. Interessante è stata anche la proposta della Patetica di Beethoven, dove il pianista sembra avere voluto dimostrare l’assunto di certa musicologia che vede un calo di interesse tra la costruzione formidabile del primo movimento e lo svolgimento del finale. Nel primo tempo Blechacz ha scelto di ripetere, dopo il segno di ritornello, l’intera sezione di apertura contrassegnata dall’indicazione Grave: scelta discutibile ma strutturalmente e poeticamente molto efficace. La seconda parte della serata era tutta dedicata al nome di Chopin e qui il pianista ha confermato ancora una volta almeno due aspetti essenziali del suo rapporto con il compositore nazionale per eccellenza.

Chopin è per Blechacz indiscutibilmente polacco e uno degli elementi che a lui stanno più a cuore è quello ritmico, come subito avevamo notato a proposito della sua interpretazione di alcune Mazurke fin dall’epoca del Concorso. Caratteristica inedita è poi quella di intensificare tramite dei crescendo la parte centrale delle Mazurke, giungendo a un climax espressivo di fascino irresistibile, che travalica persino il proverbiale pathos espresso dai più famosi interpreti chopiniani di origine slava in questo comparto così intimo e segreto della produzione del musicista. Avvicinandosi però sempre di più agli esempi che fanno parte dell’ultimo stile, la chiave di lettura di Blechacz non è più del tutto sufficiente, come avevamo già colto nel momento in cui egli aveva eseguito le tre Mazurke dell’op.50 durante il primo recital milanese. Già in quei lavori, scritti da Chopin tra il 1841 e il 1842 inizia infatti ad assumere grande importanza l’elemento contrappuntistico: all’influenza giovanile del “contrappunto armonico” di Bach (Chopin eseguiva e faceva eseguire ai propri allievi il Clavicembalo ben temperato) si sovrappone infatti a partire dal 1839 lo studio del Cours de Contrepoint et Fugue di Cherubini, edito nel 1835. La severa polifonia “lineare” cherubiniana, a propria volta ereditata dall’antica tradizione italiana di Palestrina e germanica di Fux, suggerì a Chopin un diverso modo di intendere il contrappunto, esemplificato in molte composizioni degli ultimi anni e massimamente nella quarta ballata. L’approccio ritmico-emozionale di Blechacz non è stato quindi più sufficiente a delineare questa volta le tre Mazurke dell’op.56, mentre in tal senso perfetta si è rivelata la lettura dei Valzer op.64, appartenenti ovviamente a una categoria più salottiera nel miglior significato del termine.

Il programma terminava con la Polacca in fa diesis minore op.44. Si tratta di una delle pagine più difficili di Chopin, non tanto per l’aspetto virtuosistico, che pure è presente, quanto per la mescolanza di caratteri differenti che sfociano in quella meravigliosa contaminazione di tempo di mazurka che si trova nella sezione centrale. Blechacz ha qui troppo insistito sul versante drammatico e ha mancato di evidenziare un gioco estremamente più raffinato di dinamiche che a dire il vero è risultato possibile nella storia solamente a pochissimi grandi maestri della tastiera. Nei ricordi di esecuzioni milanesi dal vivo, nulla può sorpassare in tal senso uno straordinario concerto polliniano del 1975 nel quale il grande pianista aveva presentato l’intero ciclo delle Polacche, e in particolare questa elusiva dell’opera 44, con una perentorietà e perfezione strumentale irripetibili. Blechacz ha concesso al termine come bis l’Intermezzo brahmsiano in la maggiore dell’op.118, eseguito con profondo sentimento e bellezza di suono.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'autore: Luca Chierici

Nato a Milano nel 1954, dopo la maturità classica e gli studi di pianoforte e teoria si è laureato in Fisica. Critico musicale per Popolare Network dal 1978 e per Il Corriere Musicale dal 2012, è autore di numerosi articoli di critica discografica e musicale, di storia della musica e musicologia, programmi di sala e note di lp e cd per importanti riviste di settore e case discografiche. Ha condotto Il terzo anello per Radiotre e ha implementato il data base musicale per Radio Classica. Ha pubblicato per Skira i volumi dedicati a Beethoven, Chopin e Ravel nella collana di Storia della Musica. Ha collaborato alla Guida alla musica sinfonica edita da Zecchini e ha tenuto diversi cicli di lezioni di Storia della musica presso alcuni licei milanesi. Appassionato di tecnologia, ha formato nel corso degli anni una biblioteca digitale di quasi 110.000 spartiti e una collezione di oltre 70000 registrazioni live. Nel 2007-2008 ha collaborato al progetto di digitalizzazione degli spartiti della Biblioteca del Conservatorio di Milano.Dal 2006 collabora alla popolazione del database della Petrucci Library (www.imslp.org).Dal 2014 è membro della Associazione nazionale Critici musicali.

Perché non dire la tua? Leggi e accetta la Policy sui commenti