«L’Orfeo», Monteverdi a Ferrara

Produzione semiscenica dell’opera-trattato: la lettura musicale ha il merito della buona volontà, con punta d’eccellenza nel baritono Mauro Borgioni


di Francesco Lora

OGNI NUOVA ESECUZIONE dell’Orfeo di Claudio Monteverdi è urgente e benvenuta: mai partitura d’opera è forse stata intesa, e più programmaticamente, come trattato esplicito di retorica musicale. Nelle edizioni a stampa secentesche (Venezia, Amadino, 1609 e 1615), qualcosa resta di enigmatico; ma sbaglia chi voglia accostarsi a questo lavoro protestando il suo diritto alla fantasia esecutiva: quanto più un musicista avrà indagato quelle carte, tanto più avrà compreso che tutto è scritto e che tutto pretende dall’esecutore, senza ammettere deviazioni dal dettato dell’autore. È una lezione. Rara da ascoltare: nel 2007, quattrocentesimo anniversario della prima rappresentazione, L’Orfeo ha goduto di almeno cinque produzioni italiane di rilievo; ma da allora a oggi, forse ve n’è stata una sola di notevole, alla Scala nel 2009, lasciando muto un titolo cardine del repertorio operistico.


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L'autore: Francesco Lora

È laureato con lode in Discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo, ed è dottore di ricerca in Musicologia e Beni musicali (Università di Bologna). Con Elisabetta Pasquini ha fondato la collana «Tesori musicali emiliani» (Bologna, Ut Orpheus, 2009-) e vi pubblica in edizione critica l’Integrale della musica sacra per Ferdinando de’ Medici di Perti (2010-11) e tutti gli oratorii di Colonna (già usciti: L’Assalonne, Il Mosè e La profezia d’Eliseo, 2013-16). Collabora alla Cambridge Handel Encyclopedia, al Dizionario biografico degli Italiani, al Grove Music Online e alla Musik in Geschichte und Gegenwart. Recenti la monografia Nel teatro del Principe. I drammi per musica di Giacomo Antonio Perti per la Villa medicea di Pratolino (Torino-Bologna, De Sono - Albisani, 2016) e l’edizione critica delle musiche nel manoscritto Austriaco laureato Apollini (mottetti e concerti di Lazzari, Perroni e Veracini per l’incoronazione imperiale di Carlo VI d’Asburgo; Padova, Centro Studi Antoniani, 2016). Dal 2003 è critico musicale per testate giornalistiche specializzate, inviato nelle principali istituzioni di spettacolo in Italia, Austria, Belgio, Francia, Germania, Spagna e Svizzera. Collabora con «Il Corriere musicale» dal 2013.

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