Lorenza Borrani: «Così faccio suonare l’orchestra. Senza direttore»


di Michele Manzotti


LORENZA BORRANI, violinista fiorentina, ha portato la sua esperienza all’interno dell’orchestra senza direttore Spira Mirabilis ai musicisti dell’Orchestra Giovanile Italiana. Un ruolo di maestro concertatore con un brano in cui si aggiunge quello ulteriore di solista. In programma l’Ouverture Egmont e la Sinfonia n.1 di Ludwig Van Beethoven oltre alla Sonata per violino e pianoforte di Alfred Schnittke nella versione per violino e orchestra. «Quando ho iniziato le prove – spiega Borrani – ho volto spiegare innanzitutto come il classicismo abbia portato alla nascita di caratteri diversi all’interno di una stessa composizione. Ovviamente ho dovuto anche spiegare anche come realizzare questi caratteri. Poi un altro elemento importante è quello di far capire a tutti che bisogna mantenere lo stesso tempo, un modo per poi poter lavorare meglio sulla composizione. Quindi “smonto” la partitura spiegando le mie idee e dando elementi che spero possano essere utili sia per il concerto ma anche per le esperienze future di chi mi ascolta».

Qual è la caratteristica principale di un musicista che suona senza direttore in queste situazioni?
«Conoscere bene l’intera partitura, sapere ascoltare gli altri come avviene nella musica da camera e imparare a darsi l’attacco da soli senza aspettare un gesto o uno sguardo. Queste esperienze per me non hanno solo un aspetto artistico, ma principalmente formativo».

Ha parlato di classicismo con il primo Beethoven, ci può spiegare la scelta di abbinare Schnittke?
«Innanzitutto è un compositore che ha accompagnato i miei studi sin da quando avevo 12 anni. Ho suonato tante volte le sue musiche, facendo anche concerti interamente dedicati a esse in varie formazioni da camera. Inoltre è un compositore neoclassico anche se ha vissuto nel XX secolo. Lo stesso concerto che presentiamo ha momenti tonali e atonali. Tra l’altro è una partitura che presenta varie particolarità, tra cui la presenza di un clavicembalo. Abbiamo utilizzato in concerto una tastiera elettrica con il suono del clavicembalo anche perché Schnittke indica dinamiche pianistiche difficilmente conciliabili con la tecnica dello strumento».

L’esperienza con l’orchestra Spira Mirabilis quanto la coinvolge?
«Paradossalmente fa parte maggiormente della mia sfera privata rispetto a quella artistica. Considero predominante il mio lavoro come spalla della Chamber Orchestra of Europe. Una formazione che ha sede a Londra ma i cui cinquantacinque elementi si riuniscono una volta al mese dove capita anche secondo i vari impegni. Fortunatamente questo mi lascia la possibilità di fare altre esperienze musicali».


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L'autore: Michele Manzotti

Nato a Firenze nel 1960, è musicologo e giornalista. Dopo essersi laureato in Lettere nel 1986, ha collaborato con varie riviste, e ha insegnato storia della musica al Liceo musicale di Arezzo. Assunto al «Resto del Carlino» nel 1990, dal 1995 lavora a «La Nazione», dove attualmente è all'ufficio centrale. Nel 2002 in «Civiltà Musicale» è stato pubblicato il suo catalogo delle musiche non operistiche di Arrigo Boito. Dello stesso anno è l'uscita del libro Attilio Brugnoli-Il pianoforte e la sua mano (Polistampa, Firenze) con cd allegato con la prima incisione assoluta delle musiche di Brugnoli, compositore di cui ha poi raccolto l'opera omnia per l'Enap stampata da Laterza nel 2006. Cura inoltre tramissioni per l'emittente Rete Toscana Classica e collabora con gli Swingle Singers.

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