Voci e suoni dal Festival Verdi di Parma


Tra le recite d’opera hanno avuto luogo serate con rarità verdiane e grandi interpreti, dalle voci sovrane di Kunde, Pertusi e Pratt alla favolosa bacchetta di Bignamini


di Francesco Lora


UN MESE FITTO DI SPETTACOLI ed esiti posti agli estremi: al Festival Verdi del Teatro Regio di Parma, appena concluso, tutti e tre gli allestimenti operistici hanno lasciato un segno flebile, da un Otello inaugurale nato sotto maligna stella a un Rigoletto fatto con i giovani e rimasto senza alcuna pretesa, passando per un Corsaro dove il migliore era un tenore sostituto, Bruno Ribeiro, catapultato in scena all’ultimo momento. Nondimeno, in ottobre il festival parmigiano ha dettato legge in fatto di musica, soprattutto attraverso un ricco novero di concerti, sorta di summa della lettura verdiana dove manchi Riccardo Muti. Si è già riferito, in queste pagine, della memorabile serata beethoveniana e verdiana con Antonio Pappano alla testa dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Ma le vie della grande interpretazione, al Regio, si sono moltiplicate nei giorni circostanti.



Prosegui la lettura di questo articolo o guarda il  contenuto multimediale iscrivendoti al Club dei lettori del Corriere Musicale con un abbonamento Rodolfo, Rodrigo o Conte d'Almaviva 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'autore: Francesco Lora

Si è laureato in D.A.M.S. ed è dottore di ricerca in Musicologia e Beni musicali nell’Università di Bologna; nello stesso ateneo insegna attualmente Storia della Musica (Settecento). Con Elisabetta Pasquini dirige la collana «Tesori musicali emiliani» (Bologna, Ut Orpheus, 2009-) e vi pubblica in edizione critica l’Integrale della musica sacra per Ferdinando de’ Medici di Perti (2 voll., 2010-11) e tutti gli oratorii di Colonna (L’Assalonne, Il Mosè e La profezia d’Eliseo, 2013-16; La caduta di Gierusalemme, c.s.). La sua edizione critica dell’opera La rappresaglia di Mercadante (Bologna, Ut Orpheus, c.s.), anch’essa curata con Pasquini, è alla base dello spettacolo che quest’anno inaugurerà il Festival della Valle d’Itria per celebrare i 150 anni dalla morte del compositore. Sue sono la monografia Nel teatro del Principe. I drammi per musica di Giacomo Antonio Perti per la Villa medicea di Pratolino (Torino-Bologna, De Sono - Albisani, 2016) e l’edizione critica delle musiche nel manoscritto Austriaco laureato Apollini (mottetti e concerti di Lazzari, Perroni e Veracini per l’incoronazione imperiale di Carlo VI d’Asburgo; Padova, Centro Studi Antoniani, 2016). Ha collaborato alla Cambridge Handel Encyclopedia e collabora tuttora al Dizionario biografico degli Italiani, al Grove Music Online e alla Musik in Geschichte und Gegenwart. Dal 2003 è critico musicale per testate giornalistiche specializzate, inviato nelle principali istituzioni di spettacolo in Italia, Austria, Belgio, Francia, Germania, Spagna e Svizzera; collabora con «Il Corriere musicale» dal 2013.

Perché non dire la tua? Leggi e accetta la Policy sui commenti