Music – A journey for life. Un ritratto di Riccardo Chailly


di Simeone Pozzini

chailly portraitsNE AVEVA GIÀ SCRITTO su questa rivista la cronista musicale Corina Kolbe, dopo aver assistito all’anteprima tedesca del documentario dedicato a Riccardo Chailly. Il lungo e prezioso Music – A journey for life girato nel  2012-13 e firmato Paul Smaczny per la sua casa di produzione Accentus è stato dato (finalmente) alle stampe solo in questi giorni. Sarà ora possibile per il pubblico visionare materiali video inediti che raccontano alcuni momenti della vita del direttore d’orchestra e che svelano molteplici volti: l’uomo, il professionista, il nonno, il marito, il solitario. Non si tratta di un documentario biografico in senso stretto, benché numerosi e ricchi siano i riferimenti personali ed alcune riprese siano legate alla quotidianità, ma di una ‘fotografia della memoria’ che si dipana attraverso un racconto fatto di ricordi lontani, dall’incontro con Claudio Abbado a quello con Herbert von Karajan. Focus principali legati all’attività orchestrale sono rappresentati dalla partecipazione della Filarmonica della Scala (della quale è stato nominato recentemente Direttore Principale) e della Gewandhausorchester di Lipsia, anche nell’incursione operistica della Bohème a Valencia.

Il nucleo musicale della produzione video è tuttavia incentrato sul rapporto tra il direttore e la  Gewandhausorchester, «sorgente sonora di tutte le orchestre tedesche», esperienza per Riccardo Chailly fondamentale e voluta-suggerita-sognata da Karajan, che aveva intravisto nel 1986 a Salisburgo una feconda possibilità artistica, realizzata nel 2005, tra due mondi apparentemente lontani: il rigore tedesco da una parte e l’animo latino-italiano sul podio.

È vero che l’editore video di Music – A journey for life è di Lipsia e quindi abbia forse sentito vicina in modo speciale l’esperienza di Riccardo Chailly con il Gewandhaus; vero anche che realizzare un Portrait, tale è definito dagli autori, di una figura così complessa e ricca di esperienze come quella di Riccardo Chailly non sia compito facile. Peccato rimangano escluse in un bellissimo documentario come questo, almeno come citazioni se non possibile il reperimento di materiali video, anche alcune significative esperienze italiane, bolognesi e milanesi (laVerdi). D’altro canto non mancano aspetti inediti da scoprire e questi valgono la visione del dvd, completato dall’esecuzione integrale del Concerto per pianoforte in la minore di Grieg con Lars Vogt.


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