«Le château de Barbe-Bleue» e «La voix humaine» in scena all’Opéra Garnier


L’inusuale dittico Bartók-Poulenc in una coproduzione multimediale: il fil rouge si snoda tra le proiezioni di Denis Guéguin e la regìa di Warlikowski. Esa-Pekka Salonen dirige magistralmente l’Orchestre de l’Opéra National de Paris


di Barbara Babic foto © Bernd Uhlig


UN CASTELLO E UNA STANZA – spazi di inquietudine e solitudine dove i dialoghi si fanno in realtà monologhi – sono i luoghi dell’azione e dello spirito di due opere, tanto lontane per forma e linguaggio, ma piuttosto vicine nel contenuto: Le château de Barbe-Bleue di Béla Bartók su libretto di Béla Balázs (1918) e La voix humaine su testo di Jean Cocteau e musica di Francis Poulenc (1959), un’accoppiata di certo piuttosto inusuale presentata nella suggestiva cornice di Opéra Garnier.

Rendere sulla scena queste storie di amori prigionieri ora fiabeschi ora iperrealistici, di passioni amorose che devastano e annichiliscono è la sfida del regista polacco Krzysztof Warlikowski. E ci riesce benissimo, con l’abilità di un illusionista, di un prestigiatore, proprio come quello che si vede impersonato nei panni di un draculesco Barbablù nel prologo pantomimico iniziale.



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L'autore: Barbara Babic

Nata in Croazia nel 1987, cresce a Trento dove studia pianoforte e beni musicali. Dopo un periodo di ricerca alla Freie Universität e all'Akademie der Künste di Berlino, nel 2012 si laurea in musicologia presso l'Università degli studi di Milano con una tesi sulle musiche per il teatro berlinese di Erwin Piscator. Attualmente è dottoranda in musicologia presso l'Università di Vienna con un progetto sul Melodram viennese. Collabora con diversi enti musicali tra cui la Fondazione Concorso Pianistico Internazionale “Ferruccio Busoni” di Bolzano.

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